L’antica cultura egizia era legata, per ovvie ragioni, al fiume Nilo. La sua annuale inondazione, quindi, era salutata con numerose celebrazioni piene di canti e balli. Era la Wepet Renpet (wpt-rnpt), la festa d’inizio anno.

Fonte: www.nationalgeographic.it
“L’Egitto è un dono del Nilo”.
Questa frase dello storico greco Erodoto è ormai conosciuta da tutti e non ci può essere niente di più vero.
Le annuali inondazioni del Nilo, infatti, rilasciavano il limo garantendo la fertilità dei terreni agricoli per l’anno successivo.
Un dono sì, ma anche una maledizione.
Se fosse stata troppo abbondante o, al contrario, scarsa, l’inondazione poteva diventare una vera e propria disgrazia, aprendo la strada a carestie più o meno gravi.
Quindi, non solo era importante ingraziarsi le divinità, ma gli antichi Egizi facevano coincidere questo evento con l’inizio dell’anno.
Come fosse (e di fatto lo era!) una vera e propria rinascita.
Come riportato dallo scrittore romano Censorino, il Capodanno egizio era previsto quando Sirio (personificata dalla dea Sothis), per la prima volta dopo un’assenza di settanta giorni, tornava visibile poco prima dell’alba.
L’antico popolo del Nilo aveva notato una particolare coincidenza: dopo qualche giorno dal sorgere della stella, intorno alla metà di luglio, le acque del grande fiume salivano di livello ed inondavano i campi.
Il nuovo anno, periodo di rinascita, veniva celebrato con una grande festa che durava diversi giorni ed era conosciuta come Wepet Renpet (wpt-rnpt), letteralmente Apertura dell’Anno.
Tra cibi, bevande e musica si celebrava la morte e la rinascita del dio Osiride e con lui, di riflesso, la rinascita della terra e del popolo d’Egitto.
La festa è già menzionata in alcune tombe dell’Antico Regno, ma anche in papiri del Medio Regno.
Ciò rende evidente non solo le antiche origini della Wepet Renpet e del dio dell’Aldilà, ma anche della grande importanza riconosciuta al Nilo e alle sue inondazioni.
Rispetto alle altre celebrazioni, la Wepet Renpet non aveva una data in particolare; dipendeva tutto, infatti, dal giorno in cui sorgeva Sirio dopo i settanta giorni in cui non era visibile nel cielo (gli stessi giorni necessari per il processo di mummificazione, per restare in tema di “rinascita”).
Anche la durata della festa era variabile, perché le acque del Nilo non si ritiravano sempre dopo lo stesso intervallo di tempo. Ciò faceva sì che le celebrazioni interessassero diversi giorni.
In una perfetta commistione di sacro e profano si poteva partecipare a processioni e rituali solenni relativi alla morte di Osiride, per poi continuare con canti e balli per celebrare la sua rinascita.

Fonte: egyptian-gazette.com
Tutto iniziava all’interno dei templi. Le statue venivano portate dal loro luogo di riposo nelle cappelle e nelle cripte del tempio al complesso del wabet e del cortile (un insieme di due camere costituite da un cortile aperto e da una cappella leggermente rialzata), dove venivano purificate, vestite e adornate.
La processione proseguiva poi verso un chiosco sul tetto del tempio, dove, attraverso il rituale dell’“apertura della bocca” e dell’esposizione alla luce del sole, le statue venivano rivitalizzate e riunite con il loro ba, ovvero “potere/manifestazione divina”.
Alla fine del rituale, veniva organizzato un grande banchetto con ballerini e musicisti.
In questi tempi “moderni” siamo portati a pensare ai popoli antichi come distanti e differenti da noi. Per gli antichi Egizi, probabilmente a causa della grande importanza che davano alla morte e alla vita nell’Aldilà, questa sensazione è amplificata all’ennesima potenza.
Eppure, non c’è niente di più sbagliato!
L’antico popolo del Nilo amava la vita ed ogni occasione era buona per organizzare feste con sì rituali religiosi, ma anche balli, musica e buon cibo.
Durante la Wepet Renpet, inoltre, avveniva qualcosa che noi che abitiamo ORA questo pazzo mondo conosciamo molto bene.
Qualcosa che caratterizza proprio il “nostro” Natale, che dovrebbe avere però (come in effetti ha!) un significato ben diverso.
Lo scambio di regali!
Ebbene sì, gli antichi Egizi, soprattutto nel periodo saitico (663 – 525 a.C.), durante il “loro” Capodanno, si scambiavano dei presenti per augurarsi un fortunato anno che verrà.
E allora, insieme all’immagine di un antico popolo in festa, lasciamo a tutti voi questo nuovo articolo, come fosse un nostro dono per tutti voi.
Per altre curiosità sulle feste nell’antico Egitto andate alla Raccolta Bibliografica, nella nuova sezione A ogni popolo le feste che si merita, scritta per l’occasione.
Le altre feste dell’antico Egitto
- La festa di Opet, il “Natale” degli Egizi
- La Festa della Vittoria e l’eterna lotta tra il Bene e il Male
- La festa di Ptah e della creazione del mondo
- Gli Egizi e il ricordo degli antenati
Fonte
- egyptian-gazette.com
- www.egypttoday.com
- www.nationalgeographic.it
- random-times.com
- Jauhiainen, H. (2009). ” Do Not Celebrate Your Feast Without Your Neighbours”: A Study of References to Feasts and Festivals in Non-literary Documents from Ramesside Period Deir El-Medina.
- Coppens, F. (2009). Temple festivals of the Ptolemaic and Roman periods. UCLA Encyclopedia of Egyptology, 1(1).
Elena Cappannella



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