Fin dalle origini il genere umano cercò di dare una risposta a tutti quegli eventi straordinari che non si riusciva a spiegare. É per questa ragione che nacquero i miti e, fra tutti, i più affascinanti sono quelli che riguardano la creazione del mondo, detti anche miti cosmogonici.


In ogni antica civiltà è evidente l’innata volontà dell’uomo di spiegare quei particolari eventi ai quali non sa dare una risposta.
Fra tutti, emerge la creazione del mondo e di tutte le sue creature.
Su tutti, si erge la Cosmogonia.
É proprio per dare una spiegazione a tutto questo che nacquero i miti, che verranno definiti appunto miti cosmogonici.
Gli antichi Egizi, rispetto alle altre civiltà, non furono da meno e idearono diverse leggende, diversificate fra loro.
Infatti in ogni racconto, a seconda della zona da cui aveva origine, il demiurgo (o creatore, n.d.r.) era sempre una divinità differente, la stessa che era venerata in quella specifica città.
L’Egitto, infatti, era diviso in Alto (corrispondente al sud) e Basso Egitto (corrispondente al nord), ognuno suddiviso in regioni (o nomoi, n.d.r.).
Nonostante l’unificazione delle Due Terre, fra gli Egizi dei vari distretti si potevano notare alcune differenze.
Anche le stesse divinità assunsero caratteristiche diverse a seconda della zona in cui erano venerate.
Ecco quindi che si originarono tantissimi culti locali che, in alcuni casi, avevano un centro sacerdotale ben specifico.
É ciò che avvenne per Osiride ad Abydos o a Menfi con Ptah.
Tre sono i centri più conosciuti da cui ebbero origine altrettanti miti cosmogonici e altrettanto noti: Menfi, Eliopoli ed Ermopoli.
Tutti e tre con un importante elemento in comune: il nun, massa indistinta dalla connotazione liquida e oscura che, all’origine, si estendeva ovunque.
E’ tutto l’opposto del “creato”, è il “non-creato” che però racchiude in sé, in potenza, tutto il necessario alla creazione.
Il nun era presente già nei Testi delle Piramidi, ma è nel Nuovo Regno che appare, nella definizione, il suo simbolo distintivo, il determinativo dell’acqua.
Potremmo chiamarlo, citando il noto esperimento di Miller del 1953 per spiegare proprio l’origine del mondo, brodo primordiale.
Cosmogonia Menfita

Fonte: www.britishmuseum.org
Per quanto riguarda le cosmogonie, forse quella più semplice è quella di Menfi, riportata su una stele del VIII secolo a.C. e conservata al British Museum.
In questo racconto il demiurgo è Ptah, protettore degli artigiani.
Quest’ultimo, dal nun crea il dio Atum concependone l’idea nel cuore e emanandola fuori da sè stesso grazie al potere della parola.
Ecco quindi uno dei concetti fondamentali della cultura egizia: la parola conferisce la vita.
Pronunciare (o scrivere) il nome di un oggetto o una persona equivaleva a farla vivere, così come cancellarla significava eliminarne perennemente l’esistenza.
Cosmogonia Eliopolitana

Fonte: www.storicang.it
Se la precedente è la più semplice, il mito di Eliopoli è probabilmente quello più conosciuto.
Noto dai Testi delle Piramidi, il protagonista è Atum (dio del sole al tramonto) che crea Shu (l’aria) e Tefnut (l’umidità).
Diverse sono le teorie riguardo questa creazione.
Se alcune ritengono plausibile un atto autoerotico di Atum, altre riportano che Shu potrebbe essere stato creato da uno sputo di Atum, mentre Tefnut da un suo starnuto.
In ogni caso da Shu e Tefnut nascerà Geb (la terra), che insieme a Nut (il cielo) è stretta in un abbraccio eterno.
Ciò impedisce alla vita di germogliare ed ecco che quindi il demiurgo Atum ordinò a Shu di interporsi tra loro che, però, resteranno uniti in due punti: quelli dell’orizzonte.
Prima della separazione Geb e Nut generarono quattro divinità: Osiride, Iside, Seth e Nefti che, insieme ad Horus, vanno a formare l’Enneade Eliopolitana (gruppo di nove divinità, n.d.r.).
Ecco quindi che la cosmogonia di Eliopoli si intreccia con il mito di Osiride, Seth e Horus.
Cosmogonia Ermopolitana

Fonte: www.civiltaeterne.it
Secondo la terza versione della creazione dell’universo, quella di Ermopoli, il demiurgo è il dio Thot.
É colui che nacque autonomamente dal nun e vi depose un uovo custodito poi da un gruppo di otto dei (Ogdoade) presenti nel nun stesso.
Erano quattro maschi dalla testa di rana e quattro femmine dalla testa di serpente che, in coppie, riflettevano ognuno degli aspetti del nun.
Quindi c’erano:
- Nun e Nunet, le acque primordiali;
- Amon e Amonet, l’invisibilità;
- Huh e Huhet, l’illimitatezza;
- Kuk e Keket, l’oscurità.
Quando l’uovo si schiude ne esce il sole che salì al cielo per portare la luce nel mondo.
In questi tre miti appare evidente un aspetto fondamentale: ci sono dei che creano altre divinità, ma non il genere umano.
Manca anche il concetto del tempo; esiste una successione cronologica degli eventi, ma non si specifica quanto tempo viene impiegato per la creazione.
Tutto ciò è in netto contrasto con un’altra che, almeno culturalmente, c’è più vicina.
Quella cristiana della Genesi.
E gli uomini? Nessun mito egizio descrive la loro origine?
Un paio, in effetti, ce ne sono.
Knum e la nascita dell’uomo
Secondo questo mito Knum, il dio vasaio dalla testa di ariete plasmò dalla creta con il suo tornio il corpo e il ka dell’uomo.
Una rarità, in questo racconto, è la presenza, accanto al dio, della divinità femminile Neith, coinvolta nella creazione.
Le lacrime di Ra
Infine, secondo un altro racconto l’uomo potrebbe essere nato dalle lacrime del dio Ra.
Infatti, quando l’occhio del dio cadde dalla sua orbita, quest’ultimo dopo innumerevoli ricerche decise di sostituirlo.
Quando l’occhio tornò dalla divinità, vedendosi escluso, iniziò a piangere.
E dalle lacrime dell’occhio di Ra nacque il genere umano.
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Fonti:
- storiografia.me/teologiaeliopolitana
- storiografia.me/teologiamenfita
- storiografia.me/teologiaermopolitana
Elena Cappannella


