Considerando il valore che gli antichi Egizi attribuivano al godersi la vita, non sorprende che siano conosciuti anche come la prima civiltà a perfezionare l’arte della produzione della birra. Il popolo del Nilo divenne così abile che la sua fama eclissò i veri inventori del processo, i Sumeri. Infatti, anche i Greci, che non erano grandi estimatori di questa bevanda, descrissero questa abilità degli antichi Egizi ignorando in gran parte i popoli mesopotamici.

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La birra: Excursus storico
La birra mesopotamica, secondo quanto riferito da Senofonte (431-354 a.C.), veniva servita in grandi ciotole e si beveva con una cannuccia, appositamente sviluppata, per evitare che il malto galleggiasse in superficie. Infatti, la loro birra era densa, della consistenza del porridge moderno, e non poteva essere semplicemente sorseggiata. Gli Egizi modificarono i metodi di produzione della birra sumera per crearne una più liscia e leggera, che poteva essere versata in una tazza o in un bicchiere. La birra egizia, quindi, è spesso citata come la “prima birra” al mondo, perché ha più caratteristiche in comune con la birra odierna con rispetto al la ricetta mesopotamica.

Il Mito egizio della distruzione dell’umanità
Secondo alcuni, la birra era tra i tanti doni degli dèi concessi all’umanità nei primi giorni del mondo. Sarebbe stato lo stesso dio Osiride a istruire gli uomini nell’arte della produzione della birra.
Tuttavia, il mito più noto, associato alla comparsa di questa bevanda, è legato alla leggenda della distruzione dell’umanità. Secondo il mito, il potente dio Ra s’indignò alla scoperta di un complotto organizzato dagli uomini per rovesciarlo e decise di distruggerli. Mandò quindi la dea Hathor, la quale, uccidendo sempre più persone si trasformò nella selvaggia Sekhmet.

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Il suo percorso di distruzione si allargò.
Vedendo ciò, Ra si pentì della sua decisione. e tentò così, di richiamare la dea Sekhmet che però, consumata dalla sete di sangue, sembrava impossibile da fermare. Ra, quindi, ordinò che una grande quantità di birra venisse tinta di rosso e consegnata a Dendera, direttamente sul percorso della dea. Quest’ultima, trovata la birra e credendola sangue, la bevve. Ubriaca, si addormentò e si risvegliò di nuovo come Hathor.
La prima “festa della birra”
Si trattava del Festival Tekh, uno dei più popolari in Egitto. Noto anche come “Festival dell’ubriachezza“, fu osservato per la prima volta nel Medio Regno (2040-1782 a.C.), ma potrebbe aver avuto origini precedenti. Divenne molto popolare durante il Nuovo Regno, per commemorare la storia della furia e della trasformazione di Sekhmet, trovata scolpita anche nelle tombe di Seti I, Ramesse II e altri faraoni.

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Durante questa festa, dedicata ad Hathor, i partecipanti bevevano birra in grande quantità, si addormentavano in una sala e si svegliavano improvvisamente al suono dei tamburi. L’alcol avrebbe avuto la funzione di ridurre le inibizioni e le facoltà critiche delle persone e avrebbe permesso di intravedere la dea quando i partecipanti fossero stati risvegliati dai tamburi.
Ma il consumo di birra era diffuso anche in altre importanti festività, come nel caso della Festa di Opet e la Bella Festa della Valle.
La diffusione della birra
Le donne furono le prime birraie in Egitto e solo successivamente divenne un’industria finanziata dallo stato e prerogativa del genere maschile.
Uomini, donne e bambini bevevano birra perché era considerata una anche una fonte di nutrimento. La birra veniva regolarmente usata come compenso per il lavoro, come nel caso degli operai dell’altopiano di Giza. Essi ricevevano, ad esempio, razioni di birra tre volte al giorno come pagamento.

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I registri di pagamento in vari siti in tutto l’Egitto forniscono alcune delle migliori prove che i grandi monumenti non furono costruiti da schiavi ma da manodopera egizia retribuita.
La birra veniva spesso prescritta anche nei testi medici. Oltre cento ricette di medicinali includevano la birra, e anche quando essa non era inclusa nell’elenco degli ingredienti, si suggeriva al paziente di seguire la prescrizione accompagnandola con una tazza di birra, in quanto era ritenuta in grado di “allietare il cuore“.
Si riteneva anche che la birra confondesse gli spiriti maligni, considerati la causa di molte patologie.
La Produzione della birra
Ogni birraio aveva la sua particolare specialità, sia per quanto riguarda il grado alcolico che per il sapore. Il tipo più comune era una birra ricca e leggermente dolce, piuttosto simile a quella scura.
Per le occasioni speciali venivano create bevande più leggere simili a una birra chiara moderna. In entrambi i casi, come ai giorni nostri, i birrai seguivano sostanzialmente la stessa procedura.

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Durante l’Antico Regno, la birra veniva prodotta mescolando pagnotte di pane cotte in acqua e mettendo a fermentare il composto in giare riscaldate. Venivano spesso aggiunti datteri e miele per aumentare il contenuto zuccherino, migliorare il gusto e avere una maggiore gradazione alcolica. La fermentazione avveniva grazie al lievito.
La birra prodotta era un infuso denso di color rosso scuro che ricordava la birra originariamente tinta da Ra per calmare e trasformare la dea Sekhmet.
Dal Medio Regno in poi, la produzione di birra iniziò ad essere gestita dallo stato, sebbene le persone continuassero a produrla in casa. Questa birra era sempre di colore ambrato ma non più così densa.
Durante il Nuovo Regno si iniziarono ad usare orzo e farro, mescolati con acqua per creare un mosto versato poi in tini e riscaldato per fermentare. Questa miscela veniva poi filtrata e si aggiungevano diverse erbe e frutti per l’aroma.
La fermentazione richiedeva alcuni giorni, producendo una miscela piuttosto povera di alcol. Il risultato era un liquido denso e brodoso che doveva essere filtrato attraverso un cesto prima di essere bevuto.
Una volta filtrata, la birra veniva sigillata in brocche di ceramica e conservata, spesso sottoterra. In questo periodo, l’uso di datteri e miele diminuì e furono usati solo per birre di qualità superiore per occasioni speciali.
La birra ad alta gradazione alcolica era prediletta per banchetti e feste che, infatti, erano valutate di successo a seconda del livello di ebbrezza dei partecipanti e della quantità di birra consumata. I prodotti di altissima qualità, ovviamente, venivano prodotti per il re e la nobiltà ed erano aromatizzati con miele.
La birra trovata nella tomba del faraone Tutankhamon, ad esempio, era una birra al miele simile al successivo idromele europeo.
La birra come offerta
Proprio come la birra era considerata un alimento base, era anche un’offerta necessaria per i morti.
Divenne quindi uno dei corredi funerari più comuni collocati nelle tombe. L’uso della birra aveva un posto di rilievo anche nei banchetti organizzati per le cerimonie funerarie, come testimoniato anche dal ritrovamento del più antico birrificio della storia, nei pressi della necropoli di Abydos.
Concluso il rito formale del funerale, la famiglia e gli ospiti si riunivano, spesso all’esterno della tomba. Durante il banchetto venivano serviti i cibi che il defunto aveva gustato in vita insieme a una quantità di birra e, a volte, vino.
La birra era anche considerata la migliore offerta agli dèi. I templi producevano la loro birra che veniva offerta alla statua del dio nel santuario. Cibo e bevande sarebbero stati posti davanti alla statua della divinità, che conteneva il loro spirito, e le sostanze nutritive venivano assorbite in modo soprannaturale.

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Osiride aveva donato al popolo la conoscenza della birra, e il popolo mostrava la propria gratitudine offrendo in cambio i frutti di quella conoscenza: la birra, la bevanda degli dèi.
Il pasto veniva poi portato via e dato al personale del tempio.
Gli studi più recenti
Nel corso degli anni gli studiosi, avvalendosi di moltissimi studi condotti su reperti archeologici e in base ad alcune ricette ritrovate, si sono ingegnati nel riprodurre lo stile della birra dell’antico popolo del Nilo.
In particolare, si riportano due studi che hanno avuto esito positivo.
Nel primo caso, l’esperimento, descritto sulla rivista Mbio, è stato condotto nell’Università ebraica di Gerusalemme, coordinato dai dott. Ronen Hazan e Michael Klutstein. Il primo passo è stato isolare i campioni di lievito dagli antichi contenitori e prelevarli. A questo punto è stato possibile ricreare la birra. Una volta prodotta, questa è stata sottoposta al giudizio di alcuni degustatori professionisti israeliani, che l’hanno promossa a pieni voti per la sua alta qualità e la sicurezza per il consumo.
Il secondo studio è stato riportato sulla prestigiosa rivista HomeBrewers Association.
In questo caso l’idea è nata dall’allestimento di una mostra. Il museo Hood Museum of Art del Dartmouth College di Hanover (NH), aveva una mostra egiziana chiamata Egyptian Antiquities at Dartmouth: Highlights from the Hood Museum of Art, a cura della dottoressa Christine Lilyquist, ex curatrice di arte egizia al Metropolitan Museum of Art di New York.
L’evento era stato organizzato per evidenziare un pezzo insolito nella collezione del museo: unpresunto “contenitore di birra” intatto risalente al 2.300 a.C. (Antico Regno). Nonostante le ricerche approfondite non era stato possibile individuare con certezza ogni dettaglio necessario per replicarla in modo autentico.
Il primo step per la preparazioneera definire una ricetta. Quella più chiara e interessante, per una birra prodotta probabilmente tra il 2.575 e il 1.070 a.C. era in un libro tedesco, Bier jenseits von Hopfen und Malz (La birra oltre il luppolo e il malto) di Christian Rätsch. Fatto ciò, era necessario trovare materie prime equivalenti a quelle utilizzate dagli antichi egizi e tradurre le antiche tecniche di birrificazione egiziane in un processo che funzionasse con le moderne attrezzature per la produzione della birra.
Così da ottenere risultati il più possibili autentici.
Gli studiosi utilizzarono grano maltato e, in linea con la pratica egizia, sono stati aggiunti datteri e miele all’infuso per aumentare la quantità di zuccheri e, quindi, di alcol.
Invece di insaporire il prodotto con luppoli anacronistici, è stata seguita l’antica usanza egizia di usare lo zenzero e la radice di mandragora.
La Pharaoh Ale aveva un sapore diverso da qualsiasi altra birra attuale.
L’infuso ha un bouquet minimale ma fresco e stuzzicante. Visivamente, è leggermente torbido e il colore va dall’ambra rossastra profonda al mogano quasi chiaro.
Il gusto iniziale mostra lievi note di nocciola (dovuto probabilmente ai datteri), con un debole profumo di petali di rosa e forse di estratto di mandorla (grazie alla radice di mandragora)..
Man mano che la birra si diffonde sul palato, prendono il sopravvento forti note maltate, nonché un preciso aroma di datteri e miele, che è particolarmente evidente a causa dell’assenza di qualsiasi sostanza amaricante. Il prodotto assume anche note erbacee delicate e persistenti, che servono a migliorarne la bevibilità. Per la ricetta completa si consiglia di visitare il sito:
Fonti
Claudio Lombardelli


