La scoperta è avvenuta a Behbeit el-Hagar, nel governatorato di Gharbia, dopo che un abitante del villaggio ha segnalato un blocco di pietra iscritto rinvenuto sul proprio terreno. Gli scavi di soccorso hanno portato alla luce la testa di una statua del celebre faraone e i resti di una seconda figura regale, probabilmente dello stesso sovrano.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
Introduzione
A volte, una scoperta archeologica comincia da un dettaglio che rischierebbe altrimenti di passare inosservato: un blocco di pietra affiorato dal terreno, un’iscrizione appena visibile, un frammento che non sembra avere nulla di straordinario a un primo sguardo. A Behbeit el-Hagar, nel Delta del Nilo, è stato proprio il ritrovamento di una pietra iscritta da parte di un abitante del luogo a dare avvio a una nuova indagine archeologica, conclusasi con il recupero dei resti di due statue regali monumentali.
La scoperta, annunciata il 13 ottobre 2026, è stata effettuata da una missione di soccorso del Consiglio Supremo delle Antichità egiziano (Supreme Council of Antiquities, SCA). Una delle statue è stata identificata come una rappresentazione di Ramses II, mentre la seconda potrebbe raffigurare lo stesso faraone. Insieme ai frammenti scultorei è stato rinvenuto anche un blocco di granito rosa con iscrizioni geroglifiche riconducibili al sovrano.
Una scoperta nata dalla segnalazione di un abitante
Il ritrovamento è avvenuto nel villaggio di Behbeit el-Hagar, nel governatorato di Gharbia (distretto di Samanoud), una regione del Delta del Nilo. Mentre lavorava su un terreno davanti alla propria abitazione, un residente ha individuato un blocco di pietra recante un’iscrizione e ha segnalato immediatamente la scoperta agli uffici competenti per le antichità.

Fonte: Armanuos et al. (2023)
Dopo un primo sopralluogo, gli specialisti hanno riconosciuto l’importanza archeologica del reperto. Sono quindi state avviate le procedure necessarie per organizzare un intervento di scavo di soccorso, condotto da una squadra specializzata del Consiglio Supremo delle Antichità. Le indagini hanno permesso di recuperare i resti delle due statue e il blocco iscritto.
L’episodio ricorda quanto possa essere importante la collaborazione tra le comunità locali e gli organismi incaricati della tutela del patrimonio archeologico. La segnalazione tempestiva di un reperto, soprattutto quando emerge in un contesto abitato o agricolo, può consentire di documentarlo e proteggerlo prima che venga spostato o danneggiato.
La testa di Ramses II e una statua alta circa otto metri e mezzo
Il reperto più appariscente è la testa colossale di una statua di Ramses II, alta circa 1,60 metri. Il faraone è raffigurato con la doppia corona, simbolo della sovranità sull’Alto e sul Basso Egitto, le due grandi regioni storiche che costituivano il regno.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
Alla parte superiore della testa è associato un frammento del pilastro dorsale della statua, sul quale è conservata un’iscrizione con il nome di Horo del sovrano, traslitterato nelle fonti come Hor Ka Nakht Mery Maat. Questo elemento costituisce un importante indizio per l’identificazione del monumento e per lo studio della sua funzione originaria.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
Le dimensioni della testa hanno permesso agli archeologi di formulare una stima dell’altezza complessiva della statua: considerando anche la base, il monumento avrebbe raggiunto circa 8,5 metri. Si tratta di una ricostruzione basata sulle proporzioni del frammento conservato, non dell’altezza di una statua oggi recuperata integralmente.
Una seconda figura regale, forse dello stesso faraone
Nelle vicinanze è stata rinvenuta una seconda statua regale, della quale si conserva una porzione più ampia, lunga circa 2,40 metri. Anche in questo caso, tuttavia, il monumento è incompleto: mancano le gambe e la base, mentre la parte superiore del copricapo regale nemes risulta danneggiata.
La testa è stata recuperata e conserva tratti del volto ancora chiaramente riconoscibili. La somiglianza delle caratteristiche fisionomiche con quelle della prima statua ha portato gli specialisti a ipotizzare che anche questa figura rappresenti Ramses II. L’identificazione, però, è ancora da considerare provvisoria.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
Il confronto tra le due sculture, insieme allo studio delle iscrizioni e del contesto archeologico, potrà aiutare a chiarire se i monumenti appartenessero allo stesso complesso e quale fosse la loro collocazione originaria.
Il granito rosa e le iscrizioni del faraone
Tra i materiali recuperati durante gli scavi figura anche un blocco di granito rosa, lungo circa 1,30 metri secondo quanto riportato dalla stampa egiziana. La superficie conserva frammenti di iscrizioni geroglifiche che riportano i titoli regali di Ramses II.
Le iscrizioni comprendono riferimenti al sovrano come «Re dell’Alto e del Basso Egitto» e «Figlio di Ra», due delle formule che esprimevano la legittimità e la natura divina della regalità faraonica. Questi titoli, insieme agli elementi iconografici delle statue, offrono ulteriori informazioni per l’interpretazione dei reperti.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
Sarà tuttavia necessario valutare il rapporto tra il blocco iscritto e i frammenti scultorei: la loro vicinanza costituisce un dato significativo, ma non basta, da sola, a dimostrare che tutti gli elementi appartenessero allo stesso monumento.
Behbeit el-Hagar, un luogo importante per il culto di Iside
La scoperta assume particolare interesse anche per il luogo in cui è avvenuta. Behbeit el-Hagar è nota per i resti di un importante tempio dedicato a Iside e per la presenza di blocchi architettonici in granito, testimonianze della monumentalità degli edifici sacri che caratterizzavano l’area.
Il sito si inserisce nella storia religiosa del Delta, una regione che nell’antichità ospitava centri di culto, insediamenti e complessi monumentali legati alle tradizioni locali e al potere regale. Il tempio di Iside costituisce il riferimento archeologico più noto di Behbeit el-Hagar, ma i nuovi ritrovamenti potrebbero contribuire ad ampliare le conoscenze sull’organizzazione e sull’evoluzione architettonica dell’area.
Resta da stabilire in quale contesto fossero collocate originariamente le due statue e se siano riconducibili a un edificio o a un complesso monumentale già noto. Le indagini in corso saranno fondamentali per comprendere la relazione tra i reperti, le strutture antiche e le diverse fasi di utilizzo del sito.
Una storia ancora da ricostruire
Gli scavi e gli studi archeologici proseguiranno per recuperare eventuali altri frammenti e approfondire il contesto della scoperta. Per il momento, il dato più solido è l’identificazione della prima statua con Ramses II, mentre la seconda viene attribuita allo stesso faraone in via ipotetica, sulla base degli elementi disponibili.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
La scoperta non restituisce quindi due statue complete, ma frammenti monumentali che possono contribuire a ricostruire la storia di un’area archeologica ancora da comprendere pienamente. È proprio lo studio del contesto, delle iscrizioni e dei rapporti tra i reperti a trasformare un ritrovamento fortuito in una nuova occasione di ricerca.
Il ritrovamento si inserisce inoltre in una serie di recenti scoperte nel Delta del Nilo: nell’aprile 2026, anche a Tell el-Faraoun, nel governatorato di Sharqiya, era emersa una statua monumentale attribuita a Ramses II. Due ritrovamenti distinti che riportano l’attenzione sulla presenza del faraone in questa regione e sulle vicende dei monumenti che ne celebravano il potere.
Fonte
A cura di Claudio Lombardelli


