La Tavolozza dei Colori dell’antico Egitto

Il colore (“iwen”) era considerato parte integrante della natura di un oggetto o di una persona nell’antico Egitto e il termine poteva significare in modo intercambiabile colore, aspetto, carattere, essere o natura. Si credeva che oggetti con colori simili avessero proprietà simili. La tavolozza a disposizione dell’antico popolo del Nilo comprendeva colori spesso abbinati. L’argento e l’oro erano considerati colori complementari. Il rosso si abbinava al bianco, mentre il verde e il nero rappresentavano aspetti diversi del processo di rigenerazione; e così via.

La tavolozza dei colori nell’Antico Egitto. Fonte: www.thoughtco.com

I pigmenti

I pigmenti utilizzati dagli antichi Egizi costituiscono la tavolozza più diversificata di colori del mondo antico. Erano in grado di utilizzare le risorse naturali del loro territorio per formulare e produrre i diversi pigmenti necessari per le loro opere sia che fossero dipinti a scopo decorativo su piccole superfici sia su strutture enormi.

Le tecnologie messe a punto hanno prodotto dei colori in grado di sostenere gli avversi effetti ambientali e rimanere tal quali per migliaia di anni.

I colori dei pigmenti più utilizzati risultano essere il rosso, blu, giallo, bianco, nero e verde. Per creare alcuni colori si usavano combinazioni di pigmenti. In particolare: verdi, rosa, blu, gialli e una varietà di tonalità chiare mescolando colori primari con un’aggiunta bianca, come la calcite.

Tante le tecniche impiegate per risalire alla struttura chimica di questi colori e quindi capire quale fonte o quale sistema di produzione fosse stato impiegato. I colori erano preparati tramite miscelazione di pigmenti ottenuti dalla macinazione di terre colorate, agglutinate da una sostanza collosa formata da acqua, lattice di gomma e albume d’uovo.

La pittura

I pennelli erano ricavati dalle fibre di palma.

Su superfici perfettamente asciutte e al riparo dalle piogge era utilizzata un tipo di pittura, chiamato tempera (dal latino temperare, mescolare), in quanto solubile con l’acqua. Per dipingere si usava la campitura: il colore veniva steso in maniera uniforme dentro una forma delimitata da un contorno.

Per l’antico popolo del Nilo, non contava solo il valore o la scarsità dei materiali (sebbene naturalmente l’oro e l’argento fossero particolarmente apprezzati), ma il significato simbolico dei colori e la bellezza dell’immagine che potevano costruirne. I colori non erano mai usati in modo casuale, ma avevano lo scopo di trasmettere un significato e conferire a un’immagine un potere maggiore.

Breve storia dei colori

Gli antichi egizi praticavano la pittura producendo oggetti fin dai tempi di Naqada III (3250 a.C.). I primi dipinti murali di Hierakonpolis mostrano l’uso del giallo, rosso, verde, bianco e nero. A Meidum e in altre mastabe dell’Antico Regno, questa tavolozza è completata dal marrone (ematite misto a fuliggine), grigio (gesso misto a fuliggine) e due tonalità di blu (azzurrite e blu).

Durante la XII dinastia vengono introdotti i nuovi colori verde, rosso e nero e viene utilizzato un solo blu, il blu egizio. Dalla XVIII dinastia in poi, viene introdotto l’orpimento giallo così come più ocre. Il pigmento rosa derivante dall’estratto di robbia è un’acquisizione dell’Egitto romano.

La tavolozza

Esaminiamo insieme i principali colori.

Per quanto riguarda le informazioni tecniche di composizione e lavorazione rimandiamo alla tabella sottostante.

Nero

Rappresentava la morte e l’aldilà. A Osiride fu dato l’epiteto “il nero” perché era il re degli inferi, e sia lui che Anubi erano raffigurati con facce nere. Gli egizi associavano il nero anche alla fertilità e alla resurrezione perché gran parte della loro agricoltura dipendeva dal ricco limo scuro depositato sulle rive del fiume dal Nilo durante l’inondazione.

Quando venivano usati per rappresentare la resurrezione, il nero e il verde erano intercambiabili.

Di conseguenza, gli dèi Osiride e Geb sono stati raffigurati con la pelle nera o verde per sottolineare la loro connessione con la fertilità.

La regina Ahmose-Nefertari era spesso raffigurata con la pelle nera. Mentre alcuni hanno sostenuto che questo era un’evidenza che fosse di discendenza nubiana, è altrettanto probabile che fosse simbolico del fatto che era la protettrice della necropoli.

Blu

Nell’Antico Egitto il blu era il colore dei cieli e quindi rappresentava l’universo. Molti templi, sarcofagi e cripte funerarie hanno un tetto di un blu intenso punteggiato di minuscole stelle gialle.

Il blu è anche il colore dell’acqua e quindi il colore del Nilo e delle acque primordiali del caos (conosciute come Nun). Di conseguenza, il colore blu era associato alla fertilità, alla rinascita e al potere della creazione. Gli ippopotami di vetro blu o faïence erano simboli comuni del Nilo e il dio creatore Amon era spesso raffigurato con una faccia blu.

Secondo il mito, i capelli degli dèi erano fatti di preziosi lapislazzuli.

I babbuini erano spesso raffigurati con il blu per sottolineare la loro connessione con Thoth il cui totem principale era l’uccello Ibis, con il suo piumaggio blu.

Giallo

Il giallo rappresentava ciò che era eterno e indistruttibile, ed era strettamente associato all’oro e al sole. Si pensava che l’oro fosse la sostanza che formava la pelle degli dèi e numerose statue erano per tale ragione fatte d’oro o ricoperte di foglie d’oro.

Il sarcofago del faraone era d’oro, poiché si pensava che sarebbe diventato un dio alla sua morte. Il faraone veniva adornato con una varietà di amuleti e gioielli d’oro durante la mummificazione e spesso indossava una maschera d’oro. Per questa parte rimandiamo all’articolo sui gioielli e sulla lavorazione dell’oro.

Le donne egizie erano generalmente raffigurate con la pelle gialla, così come le asiatiche e le libiche. Durante l’Antico Regno i potenti funzionari erano spesso raffigurati con la pelle gialla a indicare che loro trascorrevano più tempo al chiuso lontano dai raggi del sole. Le raffigurazioni di gruppi di persone spesso alternano la pelle gialla e marrone per differenziare i membri del gruppo, e le persone più giovani sono più spesso raffigurate con la pelle di colore più chiaro.

Rosso

Il rosso era un colore potente a causa della sua associazione con il sangue, in particolare il potere protettivo del sangue di Iside.

L’amuleto Tjet (noto anche come “Cintura di Iside”) che veniva posto alla gola della mummia era spesso fatto di pietra rossa. Il Libro dei Morti specifica che il Tjet dovrebbe essere fatto di diaspro rosso, ma sono stati trovati anche esempi di corniola e vetro rosso.

Il rosso potrebbe rappresentare anche la vita. Nell’arte egizia gli uomini erano generalmente raffigurati con la pelle rossa, a indicare la loro vitalità e durante le celebrazioni le persone si dipingevano il corpo con ocra rossa e indossavano corniola.

Le mummie dei faraoni erano sepolte con un amuleto del cuore in miniatura che rappresentava il Ba ed era posto nella cavità del cuore con lo Scarabeo. Era realizzato con una pietra rossa preziosa o semipreziosa e si pensava proteggesse il cuore.

Il colore rosso poteva anche rappresentare la rabbia, il caos e il fuoco ed era strettamente associato a Seth, l’imprevedibile dio delle tempeste. Seth aveva i capelli rossi e si pensava che le persone con i capelli rossi fossero collegate a lui.

Il rosso era visto come l’opposto del bianco (la purezza), ma quando erano accoppiati rappresentavano unità e completezza. La Doppia Corona d’Egitto ne era un esempio: una combinazione della Corona Bianca dell’Alto Egitto e della Corona Rossa del Basso Egitto.

Il rosso era legato all’aspetto focoso del sole e alla dea Sekhmet, “Signora della Fiamma”.

L’amuleto raffigurante l’Occhio di Ra era realizzato con una pietra rossa e il disco solare che portava in testa era spesso rosso.

Anche il rosso potrebbe essere sfortunato o pericoloso. I sacerdoti scrivevano in rosso frasi particolarmente potenti o importanti, e anche parole che descrivevano cose malvagie. Registravano altresì i giorni sfortunati in rosso.

Verde

Il colore verde rappresentava la vegetazione, la nuova vita e la fertilità. In un interessante parallelo con la terminologia moderna, le azioni che preservavano la fertilità della terra o promuovevano la vita venivano descritte come “verdi”.

Gli dèi della terra e della fertilità come Geb e Osiride sono raffigurati con la pelle verde a indicare il loro potere di incoraggiare la crescita della vegetazione. Tuttavia, gli antichi Egizi riconoscevano il ciclo di crescita e decadimento, e quindi il verde era anche associato alla morte e al potere della resurrezione.

La malachite rappresentava la gioia ed era strettamente associata alla dea Hathor, così come un’altra popolare pietra verde, il turchese. Nel Libro dei Morti, il defunto è descritto come un falco con ali di pietra verde e nei Testi delle Piramidi Horus è descritto come “Signore della Pietra Verde”. Durante il processo di mummificazione il cuore veniva lasciato nel corpo e sopra di esso veniva posto uno scarabeo a forma di cuore verde per proteggerlo magicamente dai danni.

Bianco

Nell’antica arte egizia il bianco rappresentava la purezza e l’onnipotenza. Molti animali sacri (ippopotami, buoi e mucche) erano bianchi. L’abbigliamento bianco era indossato durante i riti religiosi. Molti oggetti e strumenti religiosi simbolici erano realizzati in alabastro bianco, come vasi per offerte e libagioni, vasi canopi e persino il tavolo per l’imbalsamazione.

Il bianco era anche visto come l’opposto del rosso, a causa dell’associazione di quest’ultimo con la rabbia e il caos, e quindi i due erano spesso accoppiati per rappresentare la completezza.

La città di Menfi era originariamente conosciuta come “Bianche Mura“, e il bianco era il colore araldico dell’Alto Egitto.

Il loto bianco era il simbolo del dio Nefertum e le sue statue erano talvolta realizzate in argento. L’argento e l’oro insieme rappresentavano rispettivamente la luna e il sole. Il cotone egiziano era generalmente color crema, ma il tessuto bianco era molto apprezzato.

Altri colori molto utilizzati erano il marrone, l’arancio, il grigio e il rosa:

In definitiva, il colore nell’antico Egitto veniva utilizzato non solo nelle rappresentazioni realistiche di scene vita quotidiana, ma anche per illustrare i regni celesti degli dèi, l’aldilà e le storie delle divinità del pantheon egiziano.

Ogni colore aveva il suo simbolismo particolare ed era creato da elementi presenti in natura. L’egittologa Margaret Bunson scrive come “gli artigiani iniziarono a osservare la presenza naturale dei colori nell’ambiente circostante e polverizzarono vari ossidi e altri materiali per sviluppare le tonalità che desideravano“.

Per altre curiosità sul culto degli animali, andate alla Raccolta Bibliografica, nella sezione I colori lungo le rive del Nilo, scritta per l’occasione.

Fonti:

  • ancientegyptonline
  • Scott, D. A. (2016). A review of ancient Egyptian pigments and cosmetics. Studies in Conservation, 61(4), 185-202.
  • Hassaan, G. A. (2019). Mechanical Engineering in ancient Egypt, Part 84: Painting pigments industry during Old and Middle Kingdoms. International Journal of Advanced Research in Management, Technology and Engineering, 5(7), 1-8.
  • Hassaan, G. A. (2019). Mechanical Engineering in ancient Egypt, Part 85: Pigments industry during the new kingdom Painting pigments industry during Old and Middle Kingdoms. International Journal of Advanced Research in Management, Technology and Engineering, 5(6), 17-40.

Claudio Lombardelli

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