Presso la Semmelweis University di Budapest, un progetto interdisciplinare ha riesaminato una serie di mummie egizie con una tecnologia di tomografia computerizzata di ultima generazione. Le nuove immagini, più nitide di qualsiasi scansione precedente, stanno riscrivendo ciò che sappiamo sulla salute, l’età, le tecniche di imbalsamazione e perfino sugli errori di identificazione commessi in passato.

Un laboratorio notturno per svelare l’invisibile
Le scansioni sono state eseguite al Medical Imaging Center della Semmelweis University, nel grande campus clinico di Budapest, utilizzando un CT scanner a fotoconteggio. Si tratta di una tecnologia che registra l’energia di ogni singolo fotone, producendo immagini molto più dettagliate rispetto alla TC convenzionale. Le analisi sono state condotte di notte, fuori dagli orari clinici, per non interferire con le attività ospedaliere.

Fonte: semmelweis.hu
I reperti provengono dal Semmelweis Museum of Medical History e dal Hungarian National Museum Public Collection Centre (MNMKK): due teste mummificate, due arti inferiori sinistri, una mano e un piccolo involto fasciato. Alcuni di questi oggetti erano già stati studiati in passato, ma la tecnologia disponibile non permetteva di andare oltre una lettura superficiale.
Datazioni, identità e diagnosi: cosa rivelano le nuove immagini
Le analisi al radiocarbonio (C14) effettuate negli anni precedenti avevano collocato i reperti tra il 401 e il 259 a.C., quindi in piena epoca tardo‑saïta o primo periodo tolemaico. Le nuove scansioni confermano questa cronologia e aggiungono dettagli cruciali.
Le immagini ad alta risoluzione hanno permesso di osservare suture craniche, dentatura e densità ossea, elementi fondamentali per stimare l’età alla morte. In uno dei crani, la definizione dei denti è tale da consentire future ricostruzioni facciali 3D basate su dati anatomici reali.

Fonte: semmelweis.hu
Uno degli arti inferiori, già studiato in passato senza risultati conclusivi, mostra ora segni compatibili con osteoporosi. Gli studiosi stanno valutando se si tratti di un processo legato all’età o di una patologia specifica. Un secondo arto apparteneva invece a un individuo molto più giovane.
Errori di identificazione corretti
Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda un involto fasciato: inizialmente ritenuto una testa umana, poi una mummia di uccello, era stato infine identificato come un piede umano grazie a una precedente TC.

Fonte: semmelweis.hu
Le nuove scansioni confermano questa interpretazione e rivelano strati multipli di bende, con trame diverse, utili a comprendere le tecniche di imbalsamazione.
Una finestra sulle tecniche di imbalsamazione
Le immagini mostrano dettagli invisibili a occhio nudo:
- sovrapposizioni di tessuti con strutture diverse,
- residui di materiali organici,
- modalità di avvolgimento,
- eventuali interventi post‑mortem.
Secondo Dr. Ibolyka Dudás, responsabile del gruppo di imaging post‑mortem, l’obiettivo è ottenere “la rappresentazione più accurata possibile della struttura interna, delle anomalie e delle tecniche di conservazione”.
Per Krisztina Scheffer, museologa del MNMKK, questa tecnologia “apre nuove prospettive nella ricerca sulle mummie, rivelando informazioni nascoste senza danneggiare i reperti”.
Queste scansioni cambiano davvero la ricerca sulle mummie?
L’importanza di questo progetto non risiede soltanto nella qualità delle immagini, ma nella capacità di ridefinire il modo in cui studiamo i corpi mummificati. Le nuove scansioni a fotoconteggio permettono di osservare dettagli che finora erano rimasti invisibili: la struttura interna delle ossa, le variazioni nella densità dei tessuti, le sovrapposizioni delle bende, le tracce dei materiali usati durante l’imbalsamazione. Ogni immagine aggiunge un tassello alla ricostruzione della vita e della morte di questi individui, senza dover intervenire fisicamente sui reperti.

Fonte: semmelweis.hu
Questa ricerca apre, inoltre, la strada a ricostruzioni tridimensionali estremamente accurate, utili non solo alla divulgazione ma anche allo studio antropologico e paleopatologico. Le mummie diventano così archivi di informazioni, consultabili senza rischiare di danneggiarle, e ogni dettaglio — una sutura cranica, un dente, una frattura, un residuo di resina — diventa un indizio prezioso per comprendere le pratiche funerarie e le condizioni di vita nell’Egitto di oltre duemila anni fa.

Fonte: semmelweis.hu
In definitiva, il progetto della Semmelweis University dimostra come la tecnologia possa trasformare la ricerca archeologica: non sostituendola, ma ampliandone lo sguardo, rendendo leggibili storie che fino a ieri erano sigillate sotto strati di lino e resina.
Conclusione
Le mummie studiate a Budapest non sono tra le più celebri, ma grazie alla nuova tecnologia diventano testimoni privilegiati della vita, della morte e delle pratiche funerarie dell’Egitto di 2.300 anni fa. Ogni immagine, ogni dettaglio restituito dal fotoconteggio, è un frammento di storia che riemerge dal silenzio.
Per avere altre informazioni su tecniche analoghe, potete consultare la sezione “Aspetti Teorici e Pratici Nel Processo Di Mummificazione” della nostra Raccolta Bibliografica
Fonte
Claudio Lombardelli


