Capolavori d'Egitto

Le meraviglie dall'Egitto

Fra le tante cose che affascinano gli egittofili e gli studiosi d’Egitto di tutto il mondo ci sono senza alcun dubbio le splendide meraviglie che questa civiltà ci ha lasciato in eredità.

Dai simboli d’Egitto quali sono le Piramidi di Giza e la maschera di Tutankhamon (Museo Egizio del Cairo) alle statue dei Faraoni o quelle di Pendua e Nefertari (Museo Egizio di Torino), fino alle tombe della Valle dei Re e delle Regine.

Per non parlare poi delle stele e degli splendidi gioielli, già approfonditi in questo blog.

Ecco quindi che, per festeggiare il tezo anno di questa “folle idea“, nasce Capolavori d’Egitto una pagina in cui saranno descritti, nel solito modo chiaro e semplice che ci contraddistingue, questi capolavori, appunto.

Questi e…molti altri!

Indice

Monumenti d'Egitto - Obelischi, Templi e...

I Templi

Nell’antico Egitto il tempio (hwt-netjer) era la “casa del dio”, che abitava all’interno dell’edificio, incarnato nella statua in esso conservata e protetta.

Infatti, il tempio vero e proprio non era visibile ai fedeli, perché uno spesso muro di mattoni crudi ne ostruiva la vista.

C’era però un’occasione in cui i fedeli potevano avvicinarsi e vedere la divinità: le feste, durante le quali la statua divina veniva portata in processione su una barca rituale.

Fra i templi più conosciuti e visitati durante i viaggi in Egitto non si può non citare il tempio di Karnak, quello di Dendera e, ovviamente, il tempio di Abu Simbel ad Assuan.

Fonte: www.storicang.it

Il Tempio di Kom Ombo - Epoca Tolemaica

Il tempio di Kom Ombo è un antico tempio egizio costruito durante la dinastia tolemaica ed era dedicato a due divinità egizie: Sobek, il dio coccodrillo e Horus, dalla testa di falco. E’ famoso per i suoi splendidi intagli e rilievi, che raffigurano scene di vita degli dei e dei faraoni. Il tempio ospita anche una serie di santuari, ciascuno dedicato a un dio o a una dea diversi. Una delle caratteristiche più interessanti del tempio di Kom Ombo è la sua singolare simmetria: è in realtà due templi in uno, con sezioni identiche dedicate a ciascuna delle divinità. Il tempio è noto anche per la sua impressionante collezione di manufatti e reliquie, che offrono uno sguardo alla vita quotidiana e alle abitudini degli antichi egizi.
Fonte: www.viaggioinegitto.com

Il Tempio di Abu Simbel - Nuovo Regno

Abu Simbel è un antico complesso di templi fatto costruire dal Faraone Ramses II in una scogliera rocciosa nell'Egitto meridionale e situato sulla seconda cataratta del Nilo. I due edifici sono rispettivamente dedicati a Ra-Horakty, Ptah e al divinizzato Ramesse II (il grande tempio) e alla dea Hathor e alla regina Nefertari (il piccolo tempio). I templi furono scoperti nel 1813 d.C. dall’esploratore svizzero Burckardt, che però non riuscì a portare il sito alla luce, poiché sepolto nella sabbia fino al collo dei grandi colossi. Nell’impresa avrà invece successo il “nostro” Giovanni Battista Belzoni, che il primo Agosto del 1817 entrò all’interno del tempio, trovandolo però vuoto.
Fonte: www.worldhistory.org

Il Tempio di Dendera - Epoca Tolemaica

Il Tempio di Dendera, centro del culto della dea Hathor e situato a circa 2,5 km a sud-est della località di Dendera, è uno dei templi meglio conservati di tutto l'Egitto. La struttura attualmente visibile risale al termine del periodo tolemaico (I secolo a.C.) anche se sono ancora riscontrabili i resti del tempio eretto durante il regno di Pepi I (Antico Regno). Alcune decorazioni, come lo Zodiaco, copia dell'originale trasferito nel 1821 in Francia ed ora esposto al Museo del Louvre di Parigi, situato sul soffitto della Grande sala ipostila, sono di epoca romana. Al di sotto del tempio sono state rinvenute una serie di 12 camere e un'iscrizione permette di attribuire al regno di Tolomeo XII.
Fonte: www.travelworld.it

Complesso Templare di Karnak - Medio Regno

Il Tempio di Karnak (di cui il Grande Tempio di Amon e il Tempio di Luxor costituiscono solo una parte) si trova nel Governatorato di Luxor, nel sud dell'Egitto, sul lato est della riva del fiume Nilo. Occupando un’area di circa 48 ettari, è considerato il tempio divino più grande dell’antico Egitto. Il nucleo originale è stato costruito, in onore della triade divina Amon, Mut e Khonsu, dal Faraone Sesostri I della XII dinastia. Dopo di lui, ogni sovrano fino alla XXX dinastia ha lasciato la propria traccia, apportando modifiche o aggiunte. In sintesi, nel complesso templare Karnak si possono individuare tre sezioni:
1. il recinto di Amon;
2. il recinto di Mut;
3. il recinto di Khonsu.
Fonte: www.viaggioinegitto.com

Il Tempio di Edfu - Epoca Tolemaica

Il Tempio di Edfu sorge a circa 100 km da Luxor ed è uno dei templi meglio conservati nell’antico Egitto. L’edificio copre una superficie di circa 7.000 metri quadrati e, nonostante sia stato costruito da Tolomeo III in piena epoca tolemaica, rispecchia perfettamente l’archetipo dei templi egizi classici. Anticamente Edfu era un grande insediamento, usato anche come necropoli ed era il luogo di culto principale del dio Horus. Il Tempio ora presente, sempre dedicato al dio dalla testa di falco, è stato costruito proprio sopra alla vecchia struttura. Al suo interno avvenivano annualmente feste religiose, come quella del Nuovo Anno: il matrimonio simbolico tra Horus e Hathor, dopo la vittoria sul dio Seth. L’edificio è costruito, per la maggior parte con roccia di origine calcarea, a differenza del santuario per il quale è stato utilizzato il granito nero. È proprio il santuario, conosciuto anche come naos, che rappresenta la parte più sacra e antica del tempio, dove in origine era anche custodita la statua del dio falco Horus. Oggi, al suo interno, è possibile osservare una copia identica della barca solare utilizzata per le processioni, mentre l’originale è conservata al Louvre di Parigi.
Fonte: www.archetravel.com

Tempio Funerario di Hatshepsut - Nuovo Regno

Il tempio di Hatshepsut si trova a Luxor molto vicino alle Valle dei Re. Noto anche come Djeser-Djeseru, questo tempio fu progettato dall’architetto Senenmut e dedicato alla Regina Hatshepsut, l’unico Faraone-donna d’Egitto. Il tempio presenta una struttura unica in tutta l’arte egizia: una parte scavata nella roccia e una lunga rampa che sale verso il tempio e che collega tre terrazze sovrapposte, costituite da una doppia fila di colonne. All’interno, un ampio ciclo iconografico raffigurato sulle parti del tempio ha lo scopo di giustificare indiscutibilmente i propri diritti al trono. Il dio Amon, protettore della dinastia, secondo tale propaganda, sarebbe il vero padre di Hatshepsut e l'avrebbe designata a regnare. Trasformato poi in monastero dai primi cristiani, che ne danneggiarono la struttura, il tempio di Hatshepsut riuscì comunque a mantenere il suo splendore fino ai giorni nostri.
Fonte: www.viaggioinegitto.com

Gli Obelischi

L’obelisco è un monumento commemorativo tipico dell’architettura egizia ricavato da un unico blocco di pietra.

Sono a base quadrangolare e terminano con una punta piramidale spesso ricoperta d’oro (pyramidion).

Simbolo del dio del Sole Ra, venivano spesso costruiti a coppie a decorare l’ingresso dei templi.

Dei 29 obelischi egizi conosciuti ben 15 sono presenti in Italia.

L'Obelisco Di Luxor - Parigi

I due obelischi posti all’ingresso del tempio di Luxor furono costruiti durante la XIX dinastia. Ali Pascià nel 1829 li offrì in dono alla Francia. Mentre uno arrivò a Parigi il 21 dicembre 1833 e venne inaugurato al centro di Place de la Concorde, l’altro è ancora in Egitto. Infatti, il Presidente Mitterman vi rinuciò ufficialmente, lasciandolo nel suo luogo di origine. L’obelisco di Parigi è un monolito di granito rosso alto ben 23 metri, compreso il basamento, pesa 227 tonnellate ed è decorato con geroglifici che esaltano le imprese del Faraone Ramses II. Ai fianchi dell'obelisco vi sono due fontane costruite appositamente quando l'obelisco fu eretto sul posto. Il pyramidion originale probabilmente è stato rubato nel VI secolo a.C. Ecco perché il governo francese lo sostituì nel 1990 con una cuspide piramidale dorata.
Fonte: www.vivaparigi.com

L'Obelisco Di Hatshepsut - Karnak

L'obelisco di Hatshepsut è un obelisco egizio situato a Karnak nel Grande tempio di Amon. Eretto dalla Regina Hatshepsut, è alto 29,56 metri e pesa circa 323 tonnellate. Questo monumento faceva parte di una coppia eretta all'ingresso del tempio di Amon ed è il secondo obelisco più alto del mondo dopo quello Lateranense a Roma (32,18 metri). Costruito con granito rosso proveniente dalle cave di Assuan, è detto anche "l'obelisco nascosto" in quanto Thutmose III, figliastro e successore di Hatshepsut, per nasconderne la vista, fece costruire un muro tutto attorno ai due obelischi. Sul basamento dell'obelisco eretto rimane un'iscrizione di trentadue linee orizzontali, otto per ogni faccia. Il testo descrive gli eventi naturali e soprannaturali che accompagnarono l'erezione della coppia da parte di Hatshepsut, e la devozione della Regina al suo amato dio Amon. Nella metà superiore di ciascuna faccia vi sono raffigurate otto scene su entrambi i lati della consueta colonna mediana di iscrizioni. Ogni scena rappresenta Hatshepsut e Thutmose III nell'atto di adorare o di compiere offerte al dio Amon. Il pyramidion di entrambi gli obelischi e anche le scene erano adorni di elettro, per cui la metà superiore di essi brillava al sole.
Fonte: it.sacredsites.com

L'Obelisco Di Boboli - Firenze

L'obelisco di Boboli, di 6.34 metri, è un obelisco egizio in granito rosso di Assuan innalzato nel giardino di Boboli dietro Palazzo Pitti a Firenze. Questo monumento, acquistato nel I secolo d.C. dal Cardinale Ferdinando de’ Medici, proviene da Villa Medici a Roma. Come molte altre opere della residenza romana, infatti, anche l'obelisco fu trasportato a Firenze, per volontà di Pietro Leopoldo di Lorena e collocato nell’attuale sito nel 1790. La datazione dell’obelisco, proveniente da Eliopoli, è ancora oggetto di dibattito, ma sembra probabile sia stato realizzato sotto il regno di Ramses II. La sfera sulla sommità, originale come pure lo sono le tartarughe che sostengono il monolito, rimanderebbe peraltro al Sole e quindi al culto solare a cui Eliopoli doveva il proprio nome. Si tratta dell'unico obelisco antico della Toscana.
Fonte: www.obelisks.org

L'Obelisco Quirinale - Roma

L’obelisco del Quirinale, alto circa 15 metri e privo di iscrizioni, è situato in piazza del Quirinale a Roma. Realizzato con granito rosso di Assuan, venne trasportato nella capitale d’Italia nel I secolo d.C. e posizionato, insieme all’obelisco Esquilino, all’ingresso del Mausoleo di Augusto. Ritrovato, insieme al suo gemello, intorno al 1520, fu eretto solo nel 1786 accanto alle statue dei Dioscuri, nella piazza del Quirinale, dove ancora svetta sui cittadini. Ultimo elemento aggiunto, nel 1818, fu la fontana composta con la conca di granito che, in origine in Campo Vaccino, Giacomo della Porta aveva sistemato nel Foro Romano alla fine del '500.
Fonte: www.turismoroma.it

L'Obelisco Di Central Park - New York

L’obelisco di Central Park a New York, impropriamente chiamato “Ago di Cleopatra”, è un antico obelisco egizio, realizzato in granito rosa e alto 21 metri. Fu eretto per la prima volta a Heliopolis per volontà di Thutmose III, che regnò dal 1479 al 1425 a.C., e fu originariamente eretto di fronte al Tempio di Ra, il dio del sole. Nel 12 a.C. fu spostato ad Alessandria ma, nel 1858, il governo britannico regalò l'obelisco agli Stati Uniti per celebrare l'apertura del Canale di Suez. Organizzare il trasporto dell’obelisco non fu certo facile, ma dopo tre anni, nel 1881, fu eretto a Central Park diventando una popolare attrazione turistica di New York.
Fonte: www.columbusassicurazioni.it

Le Stele

Stele di Rosetta- Epoca Tolemaica

La Stele di Rosetta è una lastra in granodiorite, in cui era inciso, nelle tre tipologie di scritture in cui si riportava la lingua egizia, un decreto in onore del Faraone Tolomeo V Epifane in occasione del primo anniversario dell’incoronazione. Partendo dall’alto: geroglifico, demotico e greco. Questo reperto venne ritrovato dall’esercito francese nel 1799, durante la famosa campagna di Napoleone, che poi dovette soccombere all’Inghilterra. Oggi la Stele di Rosetta è conservata in una delle sale del British Museum.
Fonte: www.britishmuseum.org

Stele di Khentekhtayaun - Medio Regno

La Stele di Khentekhtayaun, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze riporta i nomi di tutti i parenti del defunto (specificando anche il grado di parentela) autori della dedica e della preghiera incisa in caratteri geroglifici. Fanno da cornice, le porte che simboleggiano l’ingresso nell’Aldilà, il regno di Osiride.
Fonte: museoarcheologiconazionaledifirenze.wordpress.com

Stele falsaporta del ciambellano Hornakht, figlio di Mera - Medio Regno

La stele “falsa porta” è un elemento architettonico in pietra o legno collocata nelle mastabe che rappresentava una simbolica comunicazione fra il mondo dei vivi e i Campi di Iaru (sḫt i3ru, l’Aldilà egizio).
La Stele falsaporta del ciambellano Hornakht, figlio di Mera è una stele di calcare del Medio Regno (XII dinastia- 1939–1759 a.C), conservata al Museo Egizio di Torino.
Fonte: Collezioni online Museo Egizio di Torino.

Stele di Merenptah - Nuovo Regno

Una stele è una lastra di pietra, generalmente più alta che larga, che veniva innalzata per scopi funerari o commemorativi, marcatori territoriali e per commemorare le vittorie militari. Fra queste, si annovera la Stele di Merenptah, sovrano del Nuovo Regno figlio di Ramses il Grande. La stele, di granito nero e alta oltre 3 metri, fu fatta erigere dal Faraone Amenhotep III e venne modificata in seguito da Merenptah appunto. Ritrovata nel 1896 da Sir Flinders Petrie presso il tempio di Merenptah a Tebe e attualmente conservata al Museo Egizio del Cairo, la stele riporta il resoconto di una vittoria militare contro i libici. È nota anche come Stele d’Israele in quanto contiene nelle ultime righe viene narrato l’esito vittorioso di un’altra spedizione militare nella terra di Canaan.
Fonte: www.filosoficamenteparlando.it

Stele di Pasenhor – Terzo Periodo Intermedio

La stele di Pasenhor (Ḥrw-p3-sn) è una stele calcarea risalente al trentasettesimo anno di regno del Faraone Sheshonq V (XXII dinastia- Terzo Periodo Intermedio) Ritrovata nel 1851 in una delle gallerie del Serapeo di Saqqara da Auguste Mariette è conservata oggi al Museo del Louvre, a Parigi. La stele commemorava la morte di un toro Apis e il suo autore Pasenhor, sacerdote di Ptah e profeta di Neith, era l'officiante dei riti funebri. Oltre a questa prima parte della stele, Pasenhor colse l'occasione per trascrivere su di essa la propria genealogia. Questa è alquanto importante, poiché era membro della famiglia reale e poteva vantare gli stessi antenati di molti faraoni della XXII dinastia. Grazie alla stele, sono note molte informazioni sull'origine e la cronologia della dinastia, come anche il nome di alcune consorti reali altrimenti non attestate.
Fonte: collections.louvre.fr

Le Tombe - Le Valli e le Necropoli

Pur mantenendo lo stesso magico significato, e quindi un passaggio verso l’Aldilà, le tombe hanno subito dei radicali cambiamenti durante tutto il regno d’Egitto.

All’epoca delle prime dinastie faraoniche, le sepolture erano costituite da numerose camere funerarie sovrastate da tumuli in mattoni crudi, a formare un parallelepipedo. Erano le “mastabe”.

Tutto cambiò con Imhotep e la sua Piramide a Gradoni innalzata per il Faraone Djoser.

Da questo momento i sovrani cercarono costantemente la forma perfette che fosse una vera e propria rampa di lancio per l’anima del faraone verso le stelle e le divintià. Nacquero così, le piramidi a facce piane e lisce.

Tuttavia, l’enorme costo nella costruzione e la scarsa sicurezza convinsero i Faraoni a spostare i loro luoghi di sepoltura in un’arida valle vicino Tebe, la Valle dei Re.

Le tombe, tutte scavate nella roccia, presentavano all’inizio un percorso lungo e tortuoso per poi diventare sempre meno contorte fino ad una vera semplificazione della struttura (pianta in “linea retta”).

Ovviamente anche le Spose Reali, le madri e i figli dei Faraoni dovevano avere le loro tombe ed è proprio a loro che era destinata la Valle delle Regine.

In questa sezione non potevano mancare le varie Necropoli, da Giza a Saqqara ed Abydos, passando per quella di Deir el-Medina.

La Valle dei Re

KV6 -Tomba di Ramses IX (XX dinastia)

La KV6, destinata alla sepoltura del faraone Ramses IX (XX dinastia), si trova nel ramo centrale della Valle dei Re. Era già nota nell’antichità e, come molte tombe reali del periodo ramesside, fu pesantemente saccheggiata. Gli scavi moderni, iniziati da James Burton e successivamente proseguiti da altri studiosi nel XIX secolo, hanno permesso di documentare la struttura architettonica e le decorazioni, ma la tomba non è mai stata trovata intatta. La tomba presenta un impianto relativamente semplice, con un asse rettilineo che conduce dalla porta d’ingresso fino alla camera funeraria. È composta da un corridoio d’accesso molto lungo, articolato in più sezioni discendenti, che culminano in un’ampia camera funeraria con soffitto a volta. Le pareti sono decorate con testi e scene tratte dal Libro delle Porte, dalla Litania di Ra e dal Libro della Terra, secondo il repertorio iconografico tipico delle sepolture reali tardo-ramessidi. Nonostante l’importanza del sovrano, la KV6 non fu completata al momento della sepoltura. Alcune parti delle decorazioni risultano infatti abbozzate o non terminate, segno di un lavoro accelerato negli ultimi anni del regno. La camera funeraria, di grandi dimensioni, presenta un soffitto stellato e nicchie laterali che probabilmente ospitavano oggetti del corredo. Il sarcofago originario di Ramses IX non è stato ritrovato nella tomba. La mummia del faraone fu rinvenuta invece nel nascondiglio di Deir el-Bahari (DB320), dove era stata trasferita dai sacerdoti del Terzo Periodo Intermedio per proteggerla dai saccheggi. L’esame della mummia ha mostrato che il re morì in età avanzata. Tra gli oggetti recuperati nella KV6 figurano frammenti di ushabti, resti di vasi canopi, parti di mobili funerari e piccoli elementi del corredo, oggi conservati in vari musei. La tomba, pur non essendo tra le più ricche della Valle, è un’importante testimonianza dell’evoluzione dell’arte funeraria ramesside e della situazione politica e religiosa della fine della XX dinastia.
Fonte: madainproject.com

KV15 -Tomba Di Seti II (XIX Dinastia)

Tra le pareti dorate della Valle dei Re, la tomba KV15 racconta una storia meno nota ma sorprendentemente affascinante: quella del faraone Seti II, sovrano della XIX dinastia in un’epoca segnata da tensioni politiche e successioni incerte. Scavata ai piedi di una parete quasi verticale, KV15 segue un asse rettilineo che conduce attraverso corridoi decorati con scene tratte dalla Litania di Ra, dall’Amduat e dal Libro delle Porte. Un programma iconografico che, pur meno esteso rispetto ai grandi complessi dei suoi predecessori, conserva una forza simbolica intensa: il viaggio notturno del sole, la rinascita, la protezione divina. La tomba fu probabilmente completata in fretta, forse perché Seti II venne inizialmente sepolto altrove e trasferito qui in un secondo momento. Eppure, proprio questa “incompiutezza” la rende preziosa: KV15 mostra l’evoluzione dell’arte funeraria tardo-ramesside, con innovazioni architettoniche come le nicchie completamente scavate presso la sala del pozzo. Oggi KV15 è una tappa discreta ma significativa: un luogo dove la storia non si impone con lo sfarzo, ma si lascia scoprire nei dettagli, nelle scelte iconografiche, nelle tracce di un regno breve e complesso.
Fonte: ancientegyptonline

KV46 -Tomba Di Yuya E Thuyu (XVIII Dinastia)

Scoperta nel 1905 da Theodore Davis e Arthur Weigall, la KV46 era la tomba di Yuya e Thuyu, nobili genitori della Regina Tiy e nonni di Akhenaton. La scoperta è rilevante perché è stata ritrovata quasi intatta e con suppellettili in perfette condizioni anni prima della tomba di Tutankhamon (KV62), loro bisnipote. È costituita da un corridoio scalinato seguito da un altro in forte pendenza. In fondo a quest’ultimo delle scale danno accesso alla camera funeraria. All’interno furono ritrovati abiti, cosmetici, mobilio, gioielleria, suppellettili funerarie e, per nulla scontato, le mummie dei proprietari all’interno dei loro sarcofagi, corredati delle splendide maschere funerarie.
Fonte: thebanmappingproject.com

KV17 -Tomba di Sethi I (XIX dinastia)

KV17. Questa è la sigla della tomba di Seti I, Faraone della XIX dinastia. E’ stata scoperta da Giovanni Battista Belzoni il 17 settembre del 1817 e da qui il nome dato alla tomba. Tomba Belzoni, una delle più lunghe della Valle dei Re con i suoi oltre 130 m di lunghezza. L’andamento generale rispetta quello delle altre tombe della XIX dinastia e presenta una planimetria alquanto complessa.
Nota anche come Cappella Sistina egizia per la quantità e qualità dei dipinti parietali. E’ l’unica tomba della Valle in cui tutte le pareti, dei corridoi e delle camere, sono ricoperte di decorazioni e che presenta il panorama completo dei testi religiosi connessi al culto dei defunti. Inusuale è anche la disposizione delle decorazioni: per la prima volta, infatti, le litanie di Ra, insieme a capitoli dell’Amduat, appaiono sulle pareti dell’ingresso e non solo nella camera funeraria. La mummia di Seti I, perfettamente conservata, venne ritrovata nella cachette di Deir el – Bahari (DB320) nel 1881.
Fonte: www.archetravel.com

KV62 -Tomba di Tutankhamon (XVIII dinastia)

Il 26 novembre del 1922 un gruppo di archeologi guidati da Howard Carter entrò nell’anticamera di quella che diventerà la tomba più famosa dell’antico Egitto: la KV62, meglio conosciuta come Tomba di Tutankhamon. Scoperta il 4 novembre dello stesso anno, è un ipogeo a circa 8 metri di profondità composto da una scalinata che porta a un corridoio in leggera discesa, che conduce ad un "anticamera". Da quest’ultima si dipartono gli accessi ad altre due stanze: la "camera funeraria" che conteneva i sarcofagi e il cosiddetto "annesso". Dalla camera funeraria si accede alla cosiddetta "camera del tesoro". Come si nota, si tratta di una tomba molto piccola (per gli standard della Valle dei Re); si ritiene infatti che la morte prematura del giovane sovrano avesse colto impreparati i dignitari che decisero, perciò, di utilizzare una tomba già predisposta, forse destinata ad Ay, alto funzionario di corte. Alcuni studiosi, infatti, ritengono che la vera tomba di Tutankhamon, quella cioè di cui era incominciato lo scavo all'atto dell'ascesa al trono del giovane, sia la tomba KV23, poi occupata dal successore Ay.
Fonte: www.geometriefluide.com

KV5 -Tomba dei Figli di Ramses II (XIX dinastia)

È la tomba più grande della Valle dei Re, sepoltura dei numerosi figli di Ramses II (XIX dinastia) L’entrata era già nota a James Burton che nel 1825 vi entrò esplorandone però solo una minima parte. Anche H. Carter nel 1902 liberò una piccola parte appena dopo l’ingresso ma, non essendo stati effettuati altri lavori, del sito se ne persero nuovamente le tracce. Fino al 1986 quando l’archeologo americano Kent Weeks, sotto l’egida del Theban Mapping Project, ritrovò la KV5. Gli scavi proseguirono e nel 2006 i locali rinvenuti, ma non ancora del tutto liberati dai detriti erano oltre 90; erano circa 130 nel 2006 e, ad oggi, il numero sembra sia salito ad oltre 150 (non tutti liberati). Durante gli scavi è venuta alla luce la statua in rilievo del dio Osiride (caso unico nella Valle), alta circa m 1.50, scolpita all'incrocio a T dei corridoi in una sorta di cappella. Attualmente, l'impegno della missione archeologica è indirizzato, oltre che alle attività di scavo, principalmente alla salvaguardia, al consolidamento ed alla conservazione di quanto già scoperto e si ritiene che, perché la tomba possa essere aperta al pubblico, siano necessari ancora molti anni.
Fonte: thebanmappingproject.com

KV11 - Tomba di Ramses III (XX dinastia)

Il primo vero scavo (1816-1819) fu a cura di G.B. Belzoni. Originariamente iniziata per Setnakhte, la tomba è lunga 188 m ed è splendidamente decorata. Peculiari sono i due pilastri con capitelli zoomorfi. L'architrave dell'ingresso mostra il disco solare di Ra (con lo scarabeo e la testa di ariete) con Iside e Nephthys. Nel primo corridoio sono presenti 2 camere laterali. Il secondo corridoio presenta, invece, 8 annessi laterali. Qui si possono ammirare le immagini tratte dal Libro dei Morti. Inoltre sono presenti anche i testi dei Libri delle Litanie di Ra. Come non menzionare poi gli arpisti e le 12 figure di Osiride. Dopo altri 2 corridoi e varie stanze laterali, si giunge alla camera funeraria. Si tratta di una sala a 8 pilastri in cui si trovava il sarcofago in quarzite rossa. Alle pareti sono presenti pitture rappresentanti scene dal Libro dei Morti, della Terra e delle Porte. Dopo la camera sepolcrale, si trovano 3 piccoli ambienti, probabilmente con la funzione di conservare il tesoro del faraone.
Fonte: www.archetravel.com

KV8 - Tomba di Merenptah (XIX dinastia)

Tra le sepolture più particolari per le sue pitture, la KV8 è la seconda per dimensioni nella necropoli (117 m). Nomi illustri sono legati alla sua scoperta e descrizione: Pococke, Burton e Hay, passando per Rosellini e Carter. Questa tomba presenta una scalinata e tre corridoi in discesa, ma la vera perla è sicuramente il sarcofago ancora presente nella camera funeraria. Dall’ingresso, si diramano tre corridoi che conducono a vari ambienti. Poi, su una camera laterale, un ulteriore corridoio discendente si apre sul vestibolo, luogo in cui si trova il coperchio esterno del sarcofago. Poi, proseguendo, si raggiunge la camera funeraria, dov’è presente un altro sarcofago e alcuni pilastri. Da sottolineare la magnificenza dei primi corridoi. La parte superiore presenta degli incavi su entrambi i lati per quasi tutta la lunghezza della zona e le pareti sono decorate con testi e scene tratte dal Libro delle Porte, Litanie, manifestazioni di Ra e seconda e terza ora dell’Imydwat. La parte inferiore delle pareti, invece, è decorata con scene di Anubi, Nefti e Iside, mentre il soffitto presenta un cielo stellato su sfondo blu. Per quanto riguarda la camera funeraria, sono degni di nota una panca rialzata, dove sono presenti delle nicchie che in origine contenevano i vasi canopi e il corredo funerario del faraone. Possiamo osservare un’effige mummiforme del faraone sopra al coperchio di un secondo sarcofago. Sulle pareti di sinistra e destra, si aprono due piccole camere laterali, mentre dalla parete centrale posteriore accediamo a un’altra camera. Le pitture in questa zona della tomba di Merenptah rievocano scene del Libro delle Porte, delle Caverne e della Terra, mentre il soffitto ha decori astronomici che rappresentano le divinità.
Fonte: www.archetravel.com

KV36 -Tomba di Maiherpri (XVIII dinastia)

Utilizzata per la sepoltura del nobile Maiherpri (XVIII dinastia) e scoperta da Victor Loret nella sua seconda stagione nella Valle dei Re (30 marzo 1899), la tomba è risultata sostanzialmente inviolata, ma poiché per lungo tempo non è stata adeguatamente studiata, non è così conosciuta come altre. Tutti gli oggetti rinvenuti sono stati portati al Museo Egizio del Cairo. L'unica fonte per la disposizione degli oggetti nella camera funeraria era un breve articolo di Georg Schweinfurth. Recentemente sono stati ritrovati e pubblicati i quaderni di Loret, che forniscono un elenco dettagliato e una descrizione degli oggetti rinvenuti e della loro disposizione nella camera tombale.
La tomba di Maiherpri è una piccola tomba a pozzo con una camera in fondo sul lato ovest. La camera funeraria non era decorata, come tutte le camere funerarie dei non reali nella Valle dei Re. È lunga 3,90 m e larga 4,10 m.
Non si sa molto di Maiherpri poiché non compare nelle fonti al di fuori della tomba. Sugli oggetti all'interno della sepoltura compaiono solo due titoli: “bambino della culla” e “portatore di ventaglio alla destra del re”.
L'esame della mummia ha mostrato che era molto giovane quando morì. Maiherpri è stato posto in una serie di tre sarcofagi. Quello esterno è rettangolare, dipinto di nero con iscrizioni e decorazioni dorate. Al suo interno vi erano due sarcofagi antropomorfi anch'essi in nero con decorazione dorata. C'era un terzo sarcofago trovato accanto agli altri con il suo coperchio posto accanto. Ciò ha causato una certa confusione e discussione in egittologia. Sembra che quest’ultimo fosse inteso come quello più interno, ma in realtà era troppo grande per entrare negli altri e quindi è stato lasciato inutilizzato.
La mummia di Maiherpri era adornata con una maschera e, all'estremità inferiore del feretro rettangolare, sul lato est, sono stati rinvenuti i quattro vasi canopi. Accanto c'era il Libro dei Morti di Maiherpri. Altri oggetti di questa tomba sono vasi di pietra, un gioco di senet, una ciotola di faiance ben dipinta, una faretra, un vaso di vetro e un letto funerario con la forma di Osiride disposto nel grano.
Fonte: Christian Orsenigo: La tomba di Maiherperi (KV 36).

La Valle delle Regine

QV38 - Tomba della Regina Sitre (XIX Dinastia)

Nel silenzio raccolto della Valle delle Regine, la tomba QV38 custodisce la memoria di una figura fondamentale della XIX dinastia: Sitre, Grande Sposa Reale di Ramses I e madre di Seti I. Una donna al crocevia di una delle transizioni più delicate della storia ramesside, il cui ruolo dinastico emerge con forza proprio attraverso questa sepoltura. QV38 è considerata la più antica tomba iscritta della Valle delle Regine, un indizio prezioso per comprendere l’evoluzione del sito quando ancora non era la grande necropoli femminile che conosciamo. La sua struttura è semplice, essenziale, ma significativa: un corridoio discendente che conduce alla camera funeraria, decorata secondo i canoni del primo periodo ramesside, con riferimenti alla regalità, alla rinascita e alla protezione divina. Sitre appare nelle fonti come Grande Sposa Reale e Madre del Re, titoli che sottolineano il suo ruolo nella fondazione della dinastia. La sua presenza nella tomba di Seti I e nel tempio di Abydos conferma l’importanza della sua figura nella memoria familiare e politica. QV38 non è una tomba spettacolare: è una tomba fondativa, che racconta l’inizio di una nuova linea regale e la volontà di radicare la dinastia in un luogo destinato a diventare “la Casa della Bellezza” delle regine del Nuovo Regno. Fonte: museoegizio.it

QV66 - Tomba della Regina Nefertari (XIX Dinastia)

Nel 1904, l'archeologo italiano Ernesto Schiaparelli scoprì la tomba di Nefertari nella Valle delle Regine. La tomba, conosciuta come QV66, era stata saccheggiata molto prima della scoperta ufficiale, lasciando pochi tesori e il sarcofago della regina. Resti delle ginocchia della mummia furono trovati e portati al Museo Egizio di Torino. Gli affreschi murali, tra i più dettagliati e conservati, documentano artisticamente la vita della regina e sono paragonati alla Cappella Sistina. Nel 1986, un progetto di consolidamento fu avviato e completato sei anni dopo. La tomba fu riaperta al pubblico nel 1995, ma l'accesso è strettamente regolato per preservare le pitture murali. La tomba copre 520 metri quadrati e ha diverse camere e corridoi decorati. L'ingresso è segnato da una scalinata di diciotto gradini che conduce a un corridoio decorato con immagini del viaggio della regina nell'aldilà. La camera funeraria principale è una vasta stanza quadrata con un soffitto astronomico sorretto da quattro pilastri decorati. Le pareti della tomba sono ricoperte da dipinti tratti dal Libro dei Morti e includono raffigurazioni di divinità egizie e simboli religiosi. Diversi corridoi e camere interne presentano affreschi che narrano la mitologia e le credenze religiose dell'antico Egitto. Le tecniche artistiche utilizzate includono il rilievo incavato e a sbalzo, con l'uso del blu egizio, un pigmento sintetico che arricchisce la gamma cromatica delle pitture. Nefertari è raffigurata mentre viene accolta dagli dei, come Iside e Osiride, sottolineando il suo ruolo di grande importanza spirituale e regale. Il trono di Khepri è adornato con il simbolo di Sema-tawy, rappresentando l'unificazione delle terre dell'Alto e Basso Egitto. Fonte: www.touregitto.com

QV52 - Tomba della Regina Tyti (XX dinastia)

La QV52 è la Tomba della Regina Tyti. Descritta da Champollion, Lepsius, Wilkinson e Hay, la sepoltura consiste in un corridoio, alcune stanze laterali e una camera sepolcrale, più interna, introdotta da un'altra camera La tomba fu riutilizzata nel Terzo periodo intermedio e il corredo funerario fu saccheggiato. È rimasto solo un sarcofago. La tomba nel 1800 era accessibile, al punto che sembra l’italiano G.B. Belzoni abbia lasciato un graffito, ma è stata ripulita solo nel 1903 da Ernesto Schiaparelli e la “sua” Missione Archeologica Italiana. Le pareti sono decorate con immagini di divinità. Dalla dea Maat a Ptah e Thot, da Ra-Horakhty ai quattro figli di Horus fino ad Iside e Nefti- La camera centrale è decorata con immagini di divinità protettrici fra cui, per esempio, Herymaat che rappresenta la rinascita di Tyti. Gli accessi alle stanze laterali sono decorati con immagini tratte dal Libro dei Morti. Nella camera sepolcrale la regina è dipinta al cospetto di varie divinità, mentre sulla parte posteriore del muro c'è Osiride assiso in trono e assistito da Thot, Nefti, Neith e Selkis. Oggi, la tomba è aperta al pubblico.
Fonte: thebanmappingproject.com

QV55 - Tomba di Amonherkhepshef (XX dinastia)

Quella numerata come QV55 è la tomba di Amonherkhepshef ("Amon è il suo braccio potente"), figlio di Ramses III e della Grande Sposa Reale Iset, principe ereditario ma deceduto prematuramente a 15 anni. Scoperta dalla Missione Archeologica Italiana guidata da Ernesto Schiaparelli nel 1904, la tomba ha una pianta semplice, costituita da una piccola scala che conduce a una rampa d'ingresso discendente, seguita da un ingresso o un'anticamera. Alle pareti sono presenti dipinti dai colori ancora vividi, che rappresentano Amonherkhepshef, il padre ed alcune divinità. Nei dipinti murali il principe si può riconoscere grazie all’acconciatura intrecciata, tipica del suo rango.
Fonte: www.archetravel.com

QV47 - Tomba della Principessa Ahmose (XVII dinastia)

La principessa Ahmose fu l’unica figlia a noi nota del Faraone Seqenenre-Taa, “The Brave” e, quindi, sorella del sovrano Ahmose I e della Grande Sposa Reale Ahmose Nefertati. Sopravvissuta ai due fratelli, probabilmente morì sotto il regno del pronipote Thutmosis I. Fu sepolta nella Valle delle Regine, precisamente nella tomba classificata come QV47. Si ritiene che questa possa essere la prima sepoltura costruita in questa zona. La tomba, dalla struttura abbastanza semplice, composta di una stanza ed un pozzo sepolcrale, è stata scoperta dall’italiano Ernesto Schiaparelli durante gli scavi condotti nel biennio 1903-1905. Al suo interno è stata scoperta la mummia e pochi resti del suo corredo funerario: un frammento del sarcofago, sandali di cuoio e frammenti di un telo di lino recante una ventina di capitoli del Libro dei morti. Il tutto conservato al Museo Egizio di Torino.
Fonte: historyofegypt.net

QV80 - Tomba della Regina Tuia (XIX dinastia)

La QV80 è identificata come la sepoltura della moglie di Seti I, la regina Tuia, madre di Ramses II. Probabilmente, l’egittologo Lepsius la scoprì nel 1842 durante la sua spedizione, numerandola al tempo come la 7. Al suo interno è presente un corridoio che conduce a un vestibolo e a una stanza funeraria. In base all’iscrizione presente su delle anfore ritrovate all’interno della sepoltura sembra che la morte della regina possa essere datata intorno al 1257 a.C. Alle pareti sono presenti dipinti murali, che celebrano l’importanza di questa regina e il suo regno. A causa del suo successivo utilizzo durante il Terzo Periodo Intermedio, Tolemaico e Copto, i dipinti risultano abbastanza danneggiati. Tuttavia, al suo interno sono stati trovati molti reperti come vasi canopi, delle parti di sarcofago e parti di ushabti.
Fonte: www.archetravel.com

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Le Necropoli

TT52 – Tomba di Nakht (XVIII dinastia) - Necropoli Tebana - Nuovo Regno

La TT52, situata nella necropoli di Sheikh Abd el-Qurna a Tebe Ovest, appartiene a Nakht, uno scriba e astronomo del tempio di Amon durante la XVIII dinastia. La tomba fu scavata e documentata già nel XIX secolo, ma è soprattutto grazie agli studi del XX secolo che si è potuto apprezzare appieno la qualità straordinaria delle sue decorazioni, oggi considerate tra i capolavori dell’arte tebana privata. La struttura della tomba è relativamente semplice: un’unica sala trasversale che conduce a una piccola cappella interna. Come molte tombe non reali del Nuovo Regno, la TT52 non presenta un’architettura monumentale, ma compensa con un apparato decorativo di eccezionale raffinatezza. Le pareti sono ricoperte da scene vivacissime che illustrano la vita quotidiana, i rituali religiosi e le attività agricole, secondo un programma iconografico che unisce devozione, status sociale e idealizzazione del mondo rurale. Tra le scene più celebri vi sono quelle della vendemmia, della raccolta del grano e della musica, con figure eleganti e colori ancora sorprendentemente brillanti. Particolarmente nota è la scena dei musicisti e delle danzatrici, spesso riprodotta nei manuali di arte egizia per la sua grazia e per la capacità di rendere il movimento. Non mancano le rappresentazioni rituali, come l’offerta a Osiride e le formule funerarie che garantivano a Nakht e alla sua famiglia la vita eterna. Nakht è raffigurato con i suoi titoli principali, tra cui “scriba dei granai di Amon” e “astronomo del tempio”, ruoli che lo collocano tra i funzionari di medio-alto rango dell’amministrazione templare. Accanto a lui compare spesso la moglie Tawy, rappresentata con grande eleganza e partecipazione alle scene di banchetto e di culto. La camera funeraria sotterranea, oggi meno conservata, conteneva originariamente il corredo e la sepoltura, ma la maggior parte degli oggetti è andata perduta a causa dei saccheggi avvenuti in epoca antica e moderna. Ciò nonostante, la TT52 rimane una delle tombe più importanti della necropoli tebana per la qualità artistica delle sue pitture, che offrono una finestra preziosa sulla vita, la religione e l’estetica dell’élite tebana durante il regno di Thutmosi IV o Amenhotep III.
Fonte: madainproject.com

TT127 - Tomba di di Senemiah (poi di Piay e Pairy) - Necropoli Tebana - Nuovo Regno

Nella trama intricata delle sepolture di Sheikh Abd el-Qurna, la TT127 racconta una storia complessa, fatta di continuità, riusi e memoria dinastica. La tomba apparteneva originariamente a Senemiah, funzionario della XVIII dinastia, attivo sotto i regni di Hatshepsut e Thutmosi III. Le fonti lo ricordano come scriba reale e sovrintendente ai granai e ai pani dell’Alto e Basso Egitto — un ruolo cruciale nell’amministrazione economica del tempio e della corte. La tomba, scavata nella roccia della necropoli tebana, presenta una planimetria articolata, con ambienti che riflettono l’evoluzione delle tombe dei Nobili nel pieno Nuovo Regno. Le decorazioni, oggi frammentarie, mostrano scene di offerte, processioni e momenti di vita amministrativa, coerenti con il rango del proprietario. Ma la storia della TT127 non finisce qui. Durante il periodo ramesside, la tomba venne riutilizzata da Piay e dal figlio Pairy, senza però cancellare le tracce del proprietario originario: anzi, alcune parti furono restaurate, segno di un rispetto raro nei casi di riuso funerario. È proprio questa stratificazione a rendere la TT127 così interessante: una tomba che attraversa secoli, che conserva la memoria di un alto funzionario della XVIII dinastia e, allo stesso tempo, testimonia le trasformazioni sociali e religiose della Tebe ramesside.
Fonte: hurghadalovers.com

Piramide di Cheope - Necropoli di Giza - Antico Regno

Cheope (Khufu, IV dinastia, Antico Regno 2620 a.C.-2500 a.C.) fu il primo re egizio a costruire una piramide a Giza, un progetto iniziato intorno al 2550 a.C. La sua Piramide è la più grande e originariamente torreggiava sopra l'altopiano a circa 481 piedi (147 metri) con base quadrata i cui lati misurano 755 piedi (230 metri) ciascuno. Ad oggi è un po' più bassa, circa 454 piedi (138 metri) e detenne il record di struttura artificiale più alta del mondo per 3.800 anni, fino alla costruzione della Cattedrale di Lincoln in Inghilterra nel 1311. Fu costruita utilizzando circa 2,3 milioni di blocchi di pietra , di cui circa 5,5 milioni di tonnellate di pietra calcarea e 8.000 tonnellate di granito, con peso medio che oscilla da 2,5 a 15 tonnellate. La Piramide di Cheope un tempo era ricoperta da un involucro di pietra calcarea bianca, così lucida da riflettere i raggi del sole. La Grande Piramide è circondata da diversi edifici, tra cui diverse piramidi più piccole, sussidiarie, delle regine, mastaba per la nobiltà e altri membri della famiglia, barche sepolte e un paio di templi. La camera sepolcrale si trova al centro della struttura, accessibile tramite uno stretto passaggio interno. La piramide di Cheope ha anche tunnel sotterranei, e contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non ci sono testi geroglifici, tesori o mummie. Sebbene la Grande Piramide abbia camere sotterranee, queste non furono mai completate e il sarcofago di Cheope riposa nella Camera del Re, dove si dice che Napoleone abbia soggiornato.
Fonte: nationalgeographic.com

Piramide di Chefren - Necropoli di Giza - Antico Regno

Chefren (Khafra, IV dinastia, Antico Regno 2620 a.C.-2500 a.C.) figlio di Cheope, costruì la seconda piramide a Giza, intorno al 2520 a.C. La sua necropoli si distingue nel paesaggio perché comprende anche la Sfinge, un misterioso monumento in pietra calcarea con il corpo di un leone e la testa di un faraone. La Sfinge, che prima del 1800 trascorse migliaia di anni sepolta nella sabbia con solo la testa visibile, potrebbe fungere da sentinella per il complesso tombale del faraone, sebbene non ci siano prove definitive che sia stato lui a costruirla. La tomba di Khefren ha la forma di una piramide quadrangolare regolare. La sua base è un quadrato, i cui lati ora misurano 210,5 metri (originariamente - 215,3 metri, pari a 410 cubiti reali). È sorprendente che l'errore rispetto a un quadrato di forma ideale non superi gli 8 cm. Inizialmente la tomba era alta 143,9 metri. Per più di 4500 anni della sua storia è diminuito di soli 7 metri e oggi la sua altezza è di 136,5 metri. È interessante notare che la piramide di Cheope nello stesso periodo si abbassò di 10 m. All'interno, la piramide di Chefren è più semplice della tomba di Cheope. C'è una camera funeraria con un'area di 14 metri per 5, dove si trova un sarcofago di dimensioni abbastanza grandi, oltre a vasi in cui erano conservati gli organi interni del sovrano. La tomba differisce dalle altre piramidi per due ingressi e due tunnel verso la camera sepolcrale. La presenza di un altro ingresso aumentava le possibilità che i ladri penetrassero nella piramide, ma non poteva essere fatto altrimenti, poiché la tomba fu costruita in due fasi. Il mistero principale della piramide di Chefren è la sala situata al centro del corridoio inferiore. È chiaro che non si tratta di una camera sepolcrale. Molto probabilmente, il tesoro si trovava qui. Ma questa ipotesi non ha alcuna conferma. Fonte: egypttimetravel.com

Piramide di Micerino - Necropoli di Giza - Antico Regno

La terza delle maggiori piramidi di Giza appartiene a Micerino (Menkaure, IV dinastia, Antico Regno 2620 a.C.-2500 a.C.). Questa è considerevolmente più piccola delle prime due: meno della metà della loro altezza, pari a circa 218 piedi (Altezza odierna 62 metri). Costruita nel 2510 a.C., a circa 450 metri a sud-ovest della piramide di Chefren, dimostra la fretta del costruttore, che la costruì in più fasi, vari materiali e varie tecniche. Il suo volume non supera i 250.000 m³ cioè un decimo di quello di Cheope presentando la particolarità dei blocchi, molto più grandi anche di quelli di Chefren, ma le facce della piramide hanno superfici imperfette e le pietre sembrano disposte senza l'armonia delle altre due. In origine la piramide avrebbe dovuto essere completamente ricoperta dallo spettacolare granito rosso di Assuan, ma la morte prematura di Micerino la fece terminare frettolosamente e con il solo bianco calcare di Tura. Il lato nord conserva parte del rivestimento, che però non è liscio, dando così l'impressione di un'opera incompiuta. Le camere piramidali di Micerino sono più complicate di quelle di Chefren e comprendono una camera scolpita con pannelli decorativi e un'altra camera con sei grandi nicchie. La camera funeraria è rivestita da massicci blocchi di granito. Il suo sarcofago di pietra nera, anch'esso scolpito con pannelli a nicchia, fu scoperto all'interno, ma andò perduto in mare nel 1838 mentre veniva trasportato in Inghilterra. Fonte: culturalheritageonline.com

TT8 - Tomba di Kha e Merit - Necropoli di Deir el-Medina - Nuovo Regno

La Tomba di Kha e Merit, identificata con la sigla TT8 (Theban Tomb 8) è una delle Tombe dei Nobili costruite nella Necropoli Tebana, sulla sponda occidentale del Nilo. La tomba, scoperta nel 1906 dalla Missione Archeologica Italiana, guidata dall'archeologo Ernesto Schiaparelli, è un raro esempio di sepoltura intatta di persone non regali dell'antico Egitto. Architettonicamente, è estremamente semplice e distribuita su due locali ben distinti e separati: una cappella e la camera funeraria vera e propria, costruite a breve distanza l'una dall'altra. Nella cappella, ad un corridoio segue un'unica sala rettangolare al fondo della quale si apre una nicchia poco profonda. La tomba vera e propria, sul versante opposto della collina, era sovrastata da una piramide il cui pyramidion (oggi al Museo del Louvre di Parigi) reca scene del defunto inginocchiato con inni indirizzati a Ra. Fonte: masterx.iulm.it

Tomba di Wahty - Bubasteion di Saqqara - Antico Regno

La Tomba di Wahty è stata scoperta a Saqqara nel 2018 dalla missione egiziana guidata dal dr Mostafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità. L’ingresso conduce ad una sala rettangolare di circa 10 x 3 m ed alta 3 m. Le pareti della tomba risultano ancora perfettamente decorate con diverse iscrizioni colorate raffiguranti lo stesso Wahty con la madre, la moglie e con i quattro figli. Le pitture presenti descrivono le tipiche scene di vita quotidiana dell’antico Regno, come la caccia, la produzione di vino, spettacoli musicali, ecc. Le pareti della tomba sono intervallate da diciotto nicchie, che contengono grandi statue colorate raffiguranti il defunto e la sua famiglia. Nella sala rettangolare sono stati scavati cinque pozzi funerari. Uno di questi, profondo circa 5 m, conduce ad una piccola camera funeraria al cui interno, fra i detriti, è stato trovato un sarcofago di legno in pessime condizioni, contenente uno scheletro. Wahty potrebbe essere stato ritrovato.
Fonte: egittolizzando.altervista.org

TT1 - Tomba di Sennedjem - Necropoli di Deir el-Medina - Nuovo Regno

La Tomba di Sennedjem (TT1) nella necropoli di Deir el-Medina è stata scoperta, ancora intatta, il 1 febbraio del 1886 da Eduard Toda, console generale di Spagna, e Gaston Masperò, direttore del Museo egizio del Cairo e del Servizio reperti archeologici egiziani. Sennedjem visse durante la XIX dinastia, sotto il regno di Seti I e del figlio Ramses II. Era un artigiano che visse a Deir el.Medina e lavorò alla realizzazione delle tombe della Valle dei Re. La tomba di Sennedjem si presenta con una parte superiore costituita da una piramide e da un pozzo sotterraneo di 6 metri che porta ad un complesso di 4 camere, decorate con scene del Libro dei Morti. Le iscrizioni tombali descrivono Sennedjem come "servo nel luogo della verità", titolo comune per gli operai e gli artigiani della Valle dei Re.
Fonte: madainproject.com

Le Piramidi Nubiane - Necropoli di Meroe - Terzo Periodo Intermedio

Nel Terzo periodo Intermedio durante i regni Kush, i sovrani nubiani fecero costruire una serie di piramidi, definite nubiane appunto. Ben 500 anni dopo la costruzione delle più famose piramidi egizie. Patrimonio UNESCO dal 2011 sono quasi 220 le piramidi fatte costruire dai “faraone neri”. Lo scopo di questi edifici era lo stesso delle Piramidi di Giza: aiutare le anime dei Faraoni a raggiungere l’aldilà. Una grande differenza, però, riguarda la struttura: decisamente più piccole (dai 10 ai 30 metri in altezza le piramidi nubiane contro i 146 metri della Piramide di Cheope, per esempio) hanno anche i lati più ripidi e le pietre sono più ruvide. Inoltre, se la camera funeraria nelle Piramidi di Giza si trova all’interno del monumento, nelle piramidi nubiane è interrata, sotto la struttura. Di queste piramidi alcune si sono mantenute intatte: sono ben conservate la porta d’accesso, i piccoli templi a base quadrata e la malta in calce che le fa scintillare al sole. Altre invece sono, a vari livelli, state erose dal vento del deserto sahariano che qui domina sovrano.
Fonte: www.viaggionelmondo.net

Le Statue - Singole e Gruppi Statuari

Triade Di Micerino – Antico Regno

Gruppo scultorio in arenaria composto da tre figure: il Faraone Micerino affiancato dalla dea Hathor (ḥwt-ḥrw) e da una divinità che rappresentava un nomo egizio. Realizzato in altorilievo, queste sculture avevano lo scopo di affermare l’autorità del faraone e la sua connessione con il divino. Il Faraone è al centro, in posizione eretta, con la corona bianca dell’alto Egitto e la barba posticcia, simbolo della regalità. Alla sua sinistra, la dea Hathor con la testa sormontata dal disco solare tra le corna di vacca, tipico del suo culto, mentre alla destra la divinità che rappresenta il nomo cinopolita dell’alto Egitto. Il copricapo, infatti, porta uno stendardo raffigurante il dio Anubi (ἰnpw). È stata scoperta nel 1908 dall’archeologo George Reisner durante gli scavi nel complesso funerario di Giza.
Fonte: araldodeluca.com

Statua di Pendua e Nefertari - Nuovo Regno

Famoso gruppo statuario che rappresenta l’artigiano Pendua e sua moglie Nefertari uniti in un eterno romantico abbraccio. Risale alla XIX dinastia (Nuovo Regno) ed è stata ritrovata nel 1905 durante una missione del MAI (Missione Archeologica Italiana), guidata da Ernesto Schiaparelli. I testi sul retro contengono un’invocazione alla triade tebana, a Ra-Harakhty e alle maggiori divinità dell’oltretomba, mentre più in basso le immagini dei figli sono rappresentati nel gesto di portare omaggio ai genitori. La statua è scolpita nel calcare bianco di Tebe e colpisce per la raffinatezza dei dettagli.
Fonte: collezioni.museoegizio.it

Busto di Ramses II - Nuovo Regno

Parte superiore della statua che rimase in situ nel Ramesseum sulla riva occidentale del Nilo a Tebe, in Egitto. Il busto (267×203 cm, per un peso complessivo di 7,25 tonnellate) è in granito rosa/grigio con indosso il Nemes sormontato dall'ureo regale (circa la metà ora perduta), lo scultore ha sfruttato la natura bicroma della pietra per enfatizzare la divisione tra corpo e viso; il pilastro dorsale è iscritto con registri verticali di geroglifici - che danno il nome e i titoli del re e parte di una dedica ad Amon-Ra. Nel 1817 si notò che sulla statua erano presenti tracce di colore e potrebbe quindi essere stata dipinta di rosso in antichità. Questa straordinaria statua è legata indissolubilmente il nome di Giovanni Battista Belzoni, che ne curò il trasporto. Dopo aver superato enormi difficoltà, il 27 luglio 1816, con 80 uomini del posto, egli cominciò il lavoro. Costruì una rudimentale slitta e aiutandosi con quattro leve riuscì in soli quindici giorni a trasportare l'imponente busto in riva al fiume, riuscendo nell'impresa che era stata tentata invano dai francesi durante l'occupazione napoleonica di pochi anni prima. Oggi è conservato al British Museum di Londra.
Fonte: www.britishmuseum.org

Statua del Faraone Ramses II - Nuovo Regno

Il 7 marzo 2024, un gruppo composto da archeologi egiziani e da ricercatori americani dell’Università del Colorado ha rinvenuto, nel sito di Ashmunein in Egitto, sulla riva occidentale del Nilo, la parte superiore di una statua in pietra calcarea che raffigura Ramses II, il famoso faraone vissuto intorno al 1200 a.C. La scoperta completa la parte inferiore della monumentale statua rinvenuta nella stessa zona nel 1930 dall’archeologo tedesco Gunther Roeder e una volta unite le due parti, raggiungerà ben 7 metri di altezza. La sezione superiore alta 3,8 metri raffigura la testa, le spalle e il busto di Ramses II adornato da una doppia corona e un copricapo con un cobra reale. La colonna che sorregge la scultura presenta invece diversi geroglifici che celebrano il sovrano. La professoressa Salima Ikram, docente di egittologia presso l’Università Americana del Cairo, ha detto: “Anche grazie a questa scoperta, siamo in grado di tracciare i cambiamenti nello stile nel corso del lunghissimo regno di Ramses II”.
Fonte: www.wired.it

Statua del Faraone Amenhotep III e della Regina Tiy - Nuovo Regno

Statua colossale in pietra calcarea, alta ben 7 metri, di Amenhotep III e della Regina Tiy, rinvenuta a Medinet Habu e conservata al Museo Egizio de Il Cairo. Ai loro piedi, tre delle figlie: al centro Henuttaneb, la più grande e meglio conservata, sulla destra Nebetah, mentre sulla sinistra un’altra il cui nome è distrutto. La stessa altezza fra la statua del Faraone e quella della Regina Tiy è un chiaro segno della grande influenza che ebbe quest’ultima durante il regno del marito. Influenza che mantenne anche durante quello del figlio, Akhenaton.
Fonte: www.emotoursegypt.com

Statua di Ramses II bambino e il dio Hurun - Nuovo Regno

È una statua in granito alta 231 cm e conservata al Museo Egizio de Il Cairo. Rappresenta Ramses II fanciullo con la treccia e il dito alle labbra (caratteristiche tipiche dei bambini) posto sotto la protezione del dio falco Hurun, aspetto del Dio Horus. Questa statua è molto particolare perché non è altro che un rebus del nome del futuro Faraone d’Egitto. Il disco solare sopra la testa si interpreta con Ra, il bambino si legge Mes e infine il giunco tenuto nella mano sinistra è Su. In conclusione: Ra-mes-su.
Fonte: www.archeofriuli.it

Statua di una produttrice di birra - Antico Regno

Non solo Faraoni e divinità. Estremamente interessanti sono le statue dei lavoratori che permettono di studiare la vita delle persone comuni dell’antico Egitto. Nell’immagine, una statua di calcare risalente all’Antico Regno (V dinastia) e oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze di una produttrice di birra, mentre spreme pani d'orzo in precedenza fermentati in liquore di datteri.
Fonte: museoarcheologiconazionaledifirenze.wordpress.com

Statua del governatore Uahka, figlio di Neferhotep - Medio Regno

Statua in calcare di un dignitario provinciale (Uahka II) in postura quasi regale. Alta 162,5 cm venne scoperta nella tomba più vasta di Qau el-Kebir da Ernesto Schiaparelli durante gli scavi del 1905-1906. Lo stile permette però di datare la statua a un secolo più tardi rispetto alla vita del governatore, quando questi ultimi avevano già perso potere e autonomia. Questo fa pensare che probabilmente la statua è stata collocata da un governatore omonimo nella cappella del suo antenato, per tenere viva la memoria della sua stirpe.
Fonte: collezioni.museoegizio.it

I Gioielli - Tra Pettorali, Amuleti e Maschere

Tutti indossavano gioielli nell’antico Egitto, dai poveri contadini ai reali. Per i ricchi, i pezzi erano realizzati con pietre semipreziose, metalli preziosi e perle di vetro. I poveri li sostituivano con argilla dipinta, sassi, conchiglie, denti di animali e ossa. 

Il gioiello diventava simbolo del divino stesso e gli antichi Egizi gli attribuivano un grande valore di protezione. Si pensava, infatti, che i gioielli fossero potenti amuleti capaci di difendere l’uomo da numerose minacce come calamità, malattie e animali feroci.

Orecchino d’oro con Hathor - Periodo meroitico (90 a.C. – 50 d.C.), età ellenistica–romana

Questo orecchino in oro e smalto, raffigurante la dea Hathor, proviene dall’antica città di Meroe, capitale del Regno di Kush per diversi secoli, dal VI secolo a.C. fino al suo declino nel IV secolo d.C. L’oggetto è datato tra 90 a.C. e 50 d.C. ed è oggi conservato al Museum of Fine Arts di Boston (inv. 23.341). L’orecchino rappresenta la dea Hathor, una delle divinità più complesse e venerate dell’antico Egitto e della Nubia. Hathor era considerata madre di Horus e di Ra, e incarnava un insieme straordinariamente ampio di sfere: la bellezza, la musica, la danza, la maternità, la sensualità e la gioia. Era anche una potente dea celeste, spesso raffigurata con le corna bovine che racchiudono il disco solare, oppure come vacca o leonessa. La sua iconografia, immediatamente riconoscibile, la rese una figura centrale sia nei templi reali sia nei culti domestici. Il ritrovamento a Meroe non sorprende: il culto di Hathor si diffuse ampiamente in Nubia, favorito dai contatti commerciali, dalle spedizioni minerarie e dalla presenza egizia nella regione. Gli studiosi ricordano che Hathor era associata ai territori stranieri, ai commerci e alla navigazione, e che la sua “erranza” mitologica in Nubia e Libia contribuì a radicare il suo culto anche oltre i confini dell’Egitto faraonico. L’orecchino, con la sua raffinata resa della dea e la presenza di una rosetta decorativa, testimonia la continuità culturale tra Egitto e Kush e la capacità delle élite meroitiche di reinterpretare simboli religiosi egizi all’interno della propria identità. Oggetti come questo erano probabilmente indossati come gioielli votivi o amuleti personali, unendo valore estetico e protezione divina. Fonte: egypt-museum.com

Pendente a pesce gatto del Nilo - Medio Regno

Questo pendente in oro, finemente intarsiato con pietre dure, rappresenta un pesce gatto del Nilo della specie Synodontis batensoda, noto per il caratteristico ventre scuro e per l’abitudine di nuotare “a pancia in su”. L’oggetto appartiene al Medio Regno, più precisamente alla XII Dinastia (ca. 1985–1773 a.C.), ed è oggi conservato al Walters Art Museum (inv. 57.1072). Il pesce gatto era una creatura ben conosciuta dagli Egizi, che osservavano attentamente la fauna del Nilo e ne distinguevano con precisione le diverse specie. Il Synodontis , in particolare, era ritenuto dotato di poteri simbolici legati alla rigenerazione: il suo modo di nuotare, apparentemente “capovolto”, lo faceva sembrare morto mentre era vivo e attivo, un comportamento che gli conferì un ruolo speciale nell’immaginario religioso. Amuleti e pendenti a forma di pesce gatto erano indossati soprattLa popolarità del pesce gatto è testiutto da bambini e giovani donne, spesso fissati all’estremità di una treccia di capelli. Si credeva che proteggessero dal pericolo di annegamento, un timore concreto in una civiltà che viveva in strettissimo rapporto con il fiume. La funzione apotropaica di questi oggetti è attestata in numerosi contesti archeologici dell’Antico e del Medio Regno. Il pendente del Walters Museum è un esempio particolarmente raffinato: • oro modellato con grande naturalismo, • intarsi in faience verde egiziana, calcedonio, turchese, cornalina, lapislazzuli e pietra nera, • occhi resi con pietre di colore diverso (rosso e verde), • dimensioni minute ma esecuzione magistrale. Fonte: egypt-museum.com

Pendente in oro e turchese con corone atef e Occhio wedjat - Terzo Periodo Intermedio

Questo raffinato pendente in oro e turchese appartiene al Terzo Periodo Intermedio, un’epoca compresa tra la XXI e la XXII Dinastia (c. 1069–715 a.C.), caratterizzata da una complessa frammentazione politica ma da una sorprendente continuità nelle arti preziose e nella teologia templare. Il gioiello proviene dall’Egitto e oggi è conservato al Cleveland Museum of Art (inv. 1989.39). Il pendente presenta al centro un Occhio wedjat, simbolo di Horus e potente emblema di guarigione, integrità e protezione. Il wedjat era uno dei talismani più diffusi dell’antico Egitto, ritenuto capace di preservare il corpo e lo spirito da ogni forma di danno. La scelta del turchese, pietra sacra estratta dalle miniere del Sinai, sottolinea ulteriormente il valore apotropaico dell’oggetto: il suo colore era associato alla luce solare, alla rinascita e alla vitalità. Ai lati dell’occhio compaiono due urei, i cobra sacri, ciascuno sormontato da un disco solare. Gli urei erano considerati manifestazioni viventi della regalità divina e fungevano da protettori del sovrano e degli spazi sacri. La loro presenza su un pendente personale indica un oggetto destinato a un individuo di rango elevato, forse legato ai culti templari o all’amministrazione sacerdotale. Sopra i cobra si innalzano tre corone atef, il copricapo osiriaco composto dalla corona bianca dell’Alto Egitto affiancata da due piume di struzzo. L’atef è un simbolo strettamente connesso a Osiride, signore dell’aldilà e della rigenerazione. La triplice ripetizione del motivo suggerisce un’intenzionale amplificazione del potere osiriaco, forse connessa a rituali di rinascita o a una particolare devozione del proprietario. Dal bordo inferiore del pendente scendono quattro trecce d’oro, sottili e mobili, che aggiungono dinamismo all’oggetto. L’oro, metallo indistruttibile e “carne degli dèi”, era considerato la materia per eccellenza della regalità e dell’eternità. Il Cleveland Museum of Art osserva che la combinazione di wedjat, urei e corone atef crea un complesso programma iconografico di protezione e rinascita, tipico dei gioielli indossati da membri dell’élite religiosa o amministrativa del Terzo Periodo Intermedio. Questo pendente, pur di piccole dimensioni, racchiude dunque un’intera teologia: la guarigione di Horus, la regalità solare, la rinascita osiriaca e la protezione divina. Fonte: egypt-museum.com

Amuleto a Occhio di Wadjet in Faience - Terzo Periodo Intermedio

Gli amuleti a occhio di Wadjet erano tra i più popolari nell'antico Egitto. L'occhio di Wadjet rappresenta l'occhio guarito del dio Horus e incarna il potere di guarigione, rigenerazione e protezione in generale. L'occhio in faience qui presente è una combinazione intrigante del tradizionale occhio di Wadjet con un'ala, due uraei e un leone. Questa combinazione allude a varie storie dell'antico Egitto che coinvolgono l'occhio del dio del sole Ra. L'amuleto era un simbolo di protezione e si credeva che portasse buona salute, protezione e prosperità a chi lo indossava. L'occhio era associato alla dea Wadjet , spesso raffigurata come un cobra. Le persone indossavano l'amuleto a occhio di Wadjet come forma di protezione contro le forze del male. La faience era un materiale popolare usato nell'antico Egitto per creare vari oggetti, inclusi amuleti come l'Occhio. Si credeva che l'amuleto in faience portasse protezione e buona fortuna a chi lo indossava. Anche il colore blu-verde della faience era significativo nella cultura egiziana antica, simbolizzando rinascita e rigenerazione. In passato, faceva parte della Collezione Carnarvon , acquistata da Lord Carnarvon (m. 1923) al Cairo. Terzo Periodo Intermedio , ca. 1070-664 a.C. Realizzato in faience egizia e aragonite. Dimensioni: L. 6,5 cm (2 9/16 pollici). Attualmente al Metropolitan Museum of Art. 26.7.1032 Fonte: egypt-museum.com

Cavigliera della Principessa Sithathoriunet - Medio Regno

Questa cavigliera apparteneva alla Principessa Sithathoriunet, una figura del Medio Regno dell'antico Egitto, specificamente della XII Dinastia (ca. 1887 - 1813 a.C.). Una delle due cavigliere, in ametista e oro, probabilmente furono indossate dalla principessa durante un rituale religioso o una cerimonia di stato. La Principessa Sithathoriunet era figlia del Faraone Senusret II, che governò durante la XII Dinastia. Il suo nome, Sithathoriunet, significa "Figlia di Hathor", indicando la sua connessione divina con la dea Hathor, associata all'amore, alla maternità e alla musica. È famosa soprattutto per essere stata la moglie del suo fratellastro, Amenemhat II, e la madre del successore di Senusret II, Senusret III, che divenne uno dei più importanti faraoni del Medio Regno. Attraverso la sua discendenza reale, Sithathoriunet svolse un ruolo importante nella continuità del potere della XII Dinastia. Quando Flinders Petrie e Guy Brunton esplorarono la tomba a pozzo della Principessa Sithathoriunet nel 1914 (situata nel complesso funerario di Senusret II a El Lahun), trovarono poco oltre al suo sarcofago in granito rosso e un set di vasi canopi. Successivamente scoprirono una nicchia nel muro che era stata intonacata. All'interno vi erano cinque scatole contenenti i gioielli di Sithathoriunet, uno specchio, rasoi e vasi per cosmetici. La maggior parte degli oggetti provenienti da questa tomba sono attualmente esposti al Metropolitan Museum of Art di New York. Il manufatto fu scoperto nella Tomba di Sithathoriunet a El Lahun, fornendo informazioni sulle pratiche funerarie e gli ornamenti reali dell'epoca. Medio Regno, XII Dinastia, regno di Senusret II, ca. 1887-1813 a.C. Attualmente al Metropolitan Museum of Art. 16.1.7b Fonte: egypt-museum.com

Bracciale del Principe Nemareth - Terzo Periodo Intermedio

Il Principe Nemareth era il terzo figlio del re Shoshenq I (c. 943–922 a.C.). Il padre del Principe Nemareth, Hedjkheperre Setepenre Shoshenq I, semplicemente noto come Shoshenq I, fu il primo re della XXII Dinastia dell'antico Egitto, di origine libica. Shoshenq I è generalmente ritenuto il Shishak menzionato nella Bibbia ebraica, e le sue imprese sono incise sul Portale di Bubasti a Karnak. Il Principe Nemareth, noto anche come Nimlot B, era un generale e governatore, e deteneva i titoli di "Sovrintendente dell'Esercito di Neni-nesu (Heracleopoli Magna)" e "Comandante di tutta la fanteria", un ruolo cui fu nominato dal padre. Sua madre era una consorte del re Shoshenq I di nome Ptahreshnes. Ptahreshnes era la figlia di un uomo che deteneva il titolo di "Grande Capo degli Stranieri", il che porta gli studiosi a credere che Ptahreshnes fosse anch'essa di origine libica. Piuttosto interessante, il Principe Nemareth fu anche insignito del titolo di "Figlio del Re di Ramesses", un titolo che gli studiosi ritengono sia un tributo al famoso re Ramesses II, noto storicamente come Ramesses il Grande, il re guerriero della XIX Dinastia, che divenne amato dagli egiziani, con 9 sovrani successivi che presero il suo nome. Questo bracciale, appartenente al Principe Nemareth, è realizzato in oro e originariamente era adornato con lapislazzuli. Fu scoperto a Sa el-Hagar, Sais, Egitto. Il bracciale presenta l'immagine di una divinità bambina, ritenuta rappresentare Arpocrate, la cui divinità è resa evidente dal bastone pastorale e dalla mezzaluna lunare sul copricapo. È protetto da due serpenti, ritenuti rappresentare le dee Wadjet e Nekhbet, protettrici dell'Alto e Basso Egitto. Arpocrate è seduto su un loto blu. Il British Museum, dove attualmente risiede questo bracciale (EA14595), scrive che il loto blu egiziano "è un simbolo di creazione dall'oceano primordiale, da cui il sole sorse per la prima volta, e di nascita e rinascita, presumibilmente perché quel fiore emerge dall'acqua quando si apre ogni alba." Riassunto: Bracciale in oro del Principe Nemareth (Nimlot B) XXII Dinastia, c. 940 a.C. Sa el-Hagar, Sais, Egitto. British Museum. EA14595 Fonte: egypt-museum.com

Amuleto con testa di ariete dorata - Terzo Periodo Intermedio

Questo amuleto dorato (712-664 a.C.) con testa di ariete è stato probabilmente realizzato per una collana indossata da uno dei re Kushiti (XXV dinastia). Le rappresentazioni mostrano questi faraoni che indossano amuleti a forma di testa di ariete legati al collo con una spessa corda, le cui estremità cadono in avanti sulle spalle. A volte a ciascuna estremità è attaccata una testa di ariete più piccola. Gli arieti erano associati al dio Amon (raffigurato con la testa di un ariete), soprattutto in Nubia, dove era particolarmente venerato. L'ariete era considerato un animale sacro e rappresentava qualità come forza, fertilità e leadership. Gli arieti venivano usati anche nelle cerimonie e nei sacrifici religiosi. Inoltre, le sfingi dalla testa di ariete trovate nell’antica architettura egiziana sottolineano ulteriormente l’importanza degli arieti nella loro cultura. Durante la XXV dinastia dell'antico Egitto, conosciuta anche come dinastia Kushita, i pendenti di ariete erano simboli popolari di potere, protezione e connessione divina. I sovrani kushiti incorporarono elementi della cultura egiziana e nubiana nei loro gioielli e manufatti. I pendenti di ariete durante questo periodo potrebbero aver caratterizzato una miscela di stili artistici egiziani e nubiani, riflettendo la fusione culturale del tempo. Questi pendenti probabilmente avevano significati simbolici simili a quelli dei periodi precedenti, rappresentando la forza, la fertilità e l'autorità divina dei governanti. I pendenti di ariete erano comunemente indossati nell'antico Egitto come simboli di protezione, forza e fertilità. Essi presentavano spesso disegni intricati ed erano realizzati con materiali come oro, argento o pietre preziose. L'associazione dell'ariete con il dio Amon lo rese una scelta popolare per i gioielli, poiché si credeva che indossare un ciondolo di ariete portasse benedizioni e favore divino. Ora conservato al Metropolitan Museum of Art.
Fonte: egypt-museum.com

Pettorale con Seth opposto alla Ieracosfinge - Medio Regno

Pettorale realizzato in oro ed elettro, con resti di intarsi di lapislazzuli, corniola e amazzonite (Dimensioni: 3,8 cm x 5,7 cm). A destra di questo pettorale c'è il dio Seth, che può significare l'Egitto meridionale, mentre a sinistra c'è una ieracosfinge che rappresenta Horus, una divinità legata all'Egitto settentrionale. Al centro c'è un simbolo che rappresenta la dea Hathor, immagine già antica del Medio Regno. Il bellissimo pettorale lavorato sul retro è mostrato nell’immagine. La parte anteriore era originariamente intarsiata con pietre semipreziose, poche delle quali rimangono al loro posto. La ieracosfinge ha la testa di un falco e il corpo di un leone. Il nome fu coniato da Erodoto per le sfingi dalla testa di falco che vide in Egitto (l'altra era la sfinge dalla testa di ariete che Erodoto chiamò criosfinge). Amon-Ra, una forma del dio del sole, è talvolta raffigurato come una sfinge o un umano con la testa di falco. Il pettorale risale alla XII dinastia, probabilmente durante il regno di Senusret II o Senusret III (ca. 1897-1841 a.C.). Ora al Myers Museum.
Fonte: egypt-museum.com

Collana con perle di composizione smaltata - Nuovo Regno

Questa serie di perle di composizione smaltata (Dimensioni: altezza: 32,50 cm, spessore: 0,50 cm, larghezza: 3 cm); con vari colori e forme, tra cui uva e margherite, risale alla XVIII dinastia dell'Egitto faraonico. È lunga 32,5 cm ed è stata acquisita dal British Museum (EA57886) nel 1925. I colori sorprendenti sia degli amuleti che delle perline della collana stessa sono apparentemente senza tempo e la presentazione è molto contemporanea. Il Metropolitan Museum of Art scrive: “La faience egiziana è un materiale ceramico con un corpo siliceo e uno smalto dai colori vivaci. Oltre alla silice, la faience contiene anche sali alcalini (la cui fonte era natron o cenere vegetale), piccole quantità di calce e un colorante metallico. Sebbene la faience sia stata realizzata in una gamma di colori vivaci, il colore blu turchese così caratteristico del materiale è creato con il rame. Durante il processo di cottura, gli alcali (che agiscono come fondente) e la calce (che agisce come stabilizzante) reagiscono con la silice nel nucleo per formare uno smalto sulla superficie. Ora al British Museum. EA57886.
Fonte: egypt-museum.com

Antico anello con rana - Nuovo Regno

Realizzato in blu egizio, un vibrante pigmento blu, considerato il primo pigmento prodotto sinteticamente, composto da sabbia di quarzo, un composto di rame e carbonato di calcio. Nel gioiello (XVIII dinastia, ca. 1550-1077 a.C.), la rana alza la testa, mentre le sue zampe, tese e nervose, sono pronte a saltare. La popolarità dell’animale era dovuta al suo essere un simbolo di creazione e fertilità. Gli anelli da dito a forma di rane furono prodotti durante tutto il periodo faraonico e in materiali molto diversi. L'associazione tra questo anfibio e la vita che si rinnova continuamente potrebbe essere stata indotta dal fatto che le rane erano numerose e solitamente comparivano dopo le piene del Nilo. L'anfibio era anche l'animale sacro della dea Heqet, protettrice delle nascite. Ora nella Collezione Privata.
Fonte: egypt-museum.com

Amuleto con pesce - Medio Regno

Realizzato in oro con un intarsio di feldspato verde. L'amuleto (ca. 2055-1650 a.C.) è aperto su entrambi i lati. Il cloisonné centrale, a cui sono attaccate le pinne e la coda, è costituito da una striscia di lamiera curvata fino a formare una forma ovale. Un disco di lamina d'oro rappresenta la testa su ciascun lato dell'intarsio; su uno di questi dischi è saldato un anello che rappresenta l'occhio. Coda e pinne sono saldate al cloisonné; è presente solo una delle due alette inferiori. La coda è incisa su entrambe le facce per rappresentare le creste naturali. Nell'antico Egitto alcuni pesci erano considerati sacri perché legati ad una divinità. Uno di questi era il protettivo e benevolo Hatmehit, dea-pesce venerata nei dintorni della città di Mendes, nel delta del Nilo. Nell'arte egizia poteva essere rappresentata come un pesce oppure come una donna con la testa sormontata dallo stemma di un pesce o da una “corona” decorata con un pesce. Ora al British Museum di Londra. EA30484
Fonte: egypt-museum.com

Anello con sigillo d'oro di Neferibre - Periodo Tardo

Anello con sigillo in oro del “Sacerdote di Iside di Khufu” Neferibre (XXVI - XXVII dinastia, ca. 664-404 a.C). La lunetta è di forma ovale con l'area inscritta leggermente rialzata lasciando un bordo ovale. Poiché questo anello reca il cartiglio del re Khufu, un tempo era famoso in tutto il mondo come l'anello con sigillo del costruttore della Grande Piramide di Giza. L'iscrizione, tuttavia, mostra che apparteneva realmente a un uomo di nome Neferibre, sacerdote nei culti di Iside. Provenienza archeologica non ancora documentata, forse da Giza. Ora al Museo di Brooklyn. 37.734E
Fonte: egypt-museum.com

Pettorale di Shoshenq II - Terzo Periodo Intermedio

Questo pettorale del faraone Shoshenq II (XXII dinastia ca. 887-885 a.C.) ha la forma di un naos o di tempio interno; è realizzato pasta vitrea, oro e pietre dure. È sormontato da una fascia decorativa con il disco solare alato. La scena principale mostra lo scarabeo alato Khepri. Lo scarabeo sembra spingere il cartiglio di pietra nera recante il prenomen del re Shoshenq II verso un disco solare alato con due urei. Sotto lo scarabeo c'è il nome del re. Le dee Iside e Nefti sono inginocchiate ai lati. Ogni dea ha il suo nome inciso sulla testa. Tengono le ali in un gesto di protezione per proteggere il petto e i nomi del re. Il disegno della cornice della scena consiste nell'alternanza di quadrati d'oro e di vetro. La fascia decorativa inferiore ripete due simboli: il Nodo di Iside e il segno Djed di stabilità. La catena del pettorale è costituita da una stretta fascia d'oro. Sul retro è presente un contrappeso realizzato con la tecnica cloisonné utilizzando fili d'oro applicati e minuscole perline per imitare una frangia. E' stato ritrovato a Tanis ed è ora conservato al Museo Egizio del Cairo (JE 72170).
Fonte: egypt-museum.com

Collana di mosche d'oro - Nuovo Regno

Collana in oro e corniola (XVIII dinastia, ca. 1550-1292 a.C.) composta da 29 mosche cave in oro alternate a perline sferiche in corniola e perline tubolari in lamina d'oro. Si credeva, probabilmente, che indossare un amuleto di questo tipo proteggesse chi lo indossava dalle punture di insetti. Inoltre, questo insetto simboleggiava la tenacia e i soldati ricevevano mosche d'oro dal re come ricompensa per gli eroici sforzi in battaglia. Questo gioiello ha una lunghezza (senza catena) pari a 26,7 cm e gli insetti, tipicamente disposti a ricordare una V, hanno dimensioni variabili (1,1-1,7 cm). Attualmente è conservata al Museum of Fine Arts di Boston (1980.167).
Fonte: egypt-museum.com

Braccialetti dalla tomba del re Djer - Periodo Protodinastico

Questi quattro braccialetti sono stati scoperti ad Abydos nella tomba del re Djer (I dinastia, ca. 3150-2890 a.C.). Erano fissati su un avambraccio avvolto nel lino di una donna, che avrebbe potuto essere la regina del re Djer o un membro della famiglia reale. I braccialetti erano tenuti fermi da bende di lino, che hanno permesso di recuperarli nel loro ordine originario di infilatura. Tre dei braccialetti sono composti da vari tipi di perline: oro, turchese, lapislazzuli e ametista. La quarta è composta da 27 placche che rappresentano la facciata del palazzo sormontata dal dio falco Horus. I braccialetti sono di pregevole fattura, a dimostrazione dell'abilità degli antichi artisti in questo primo periodo della storia egiziana. L'uso del turchese, estratto nel Sinai, e del lapislazzuli, proveniente dall'Asia centrale, è la prova degli estesi legami commerciali che esistevano nell'antichità. Al momento è conservato al Museo Egizio del Cairo (JE 35054).
Fonte: egypt-museum.com

Reperti Funerari - Maschere, Sarcofagi e Coperture

Lo sappiamo, gli Egizi davano una grande importanza al passaggio nell’Aldilà. I corpi non dovevano danneggiarsi, perchè solo così il ba lo avrebbe riconosciuto, ricongiungendosi ad esso.

Ecco il perchè del processo di mummificazione

Il defunto mummificato veniva posto all’interno di un sistema di sarcofagi (in genere tre, interno, medio ed esterno), bare antropomorfe di legno e d’oro o solo d’oro (quello interno a contatto con il corpo), posti uno dentro l’altro e a loro volta conservati all’interno di una cappella.

Dentro all’ultimo sarcofago, maschere e coperture d’oro completavano la decorazione della mummia.

Data l’importanza di questi reperti, non potevamo non dedicare una sezione a sè stante a questa particolare “famiglia” di gioielli: maschere, sarcofagi e coperture d’oro.

Maschera funeraria di Amenemope – Terzo Periodo Intermedio

Composta da spesse lamine d’oro modellate con i lineamenti del re, questa maschera d’oro faceva parte della bara di legno dorato del Faraone Amenemope, terzo sovrano della XXI dinastia, forse figlio di Psusennes I. Il Faraone indossa il nemes e sulla fronte è presente l’ureo, il cobra reale, realizzato in oro massiccio con intarsi di pietra rossa e turchese blu. Le pupille, le sopracciglia e il contorno degli occhi sono di bronzo. È stata realizzata in pasta vitrea e questo, insieme ai lineamenti poco espressivi, rende questa maschera funeraria di qualità inferiore rispetto alle altre. Si può ipotizzare che il regno del Faraone Amenemope possa essere stato un periodo di regressione economica La sua maschera è stata scoperta nel 1940 da Pierre Montet.
Fonte: www.analisidellopera.it

Sarcofago D’oro Di Thuyu – Nuovo Regno

Testimonianza dell’alto livello di maestria raggiunto nella XVIII dinastia, il sarcofago di Thuyu è uno dei tre che proteggevano la mummia della donna, madre della Regina Tiy e bisnonna di Tutankhamon. Questo imponente sarcofago era decorato con foglia d’oro, pasta vitrea per occhi e sopracciglia, nonché iscrizioni geroglifiche di preghiere protettive e invocazioni agli dèi. Scoperto nel 1905 da Theodore Davis e Arthur Weigall all’interno della tomba KV46 è oggi conservato al Museo Egizio del Cairo.
Fonte: www.alibionline.it

Copertura funeraria di Psusennes I - Terzo Periodo Intermedio

È uno scudo di oro massiccio che raffigura il faraone Psusennes I e prosegue per tutto il corpo, come fosse una prosecuzione della maschera d’oro che copriva il volto. Con una lunghezza di circa 1,25 metri e larga 42 cm, la copertura è stata realizzata con un’unica sottile lastra d’oro lavorata a sbalzo e raffigura il faraone con flagello e pastorale, simboli della regalità, affiancato dalle dee Nut (nwt), Iside (ꜣst) e Nefti (nbt-ḥwt). Scoperta nel 1940 da Pierre Montet all’interno della tomba del faraone Psusennes I, rinvenuta intatta.
Fonte: www.cairo24.com

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