Uno scavo d’emergenza nel cuore di Alessandria ha riportato alla luce un intero nucleo edilizio della città antica: un raro bagno pubblico circolare di età tolemaica, una villa romana con mosaici di pregio e strutture bizantine che documentano la continuità di vita nel quartiere di Moharam Bek. La scoperta, guidata dal Supreme Council of Antiquities e incrociata con le antiche mappe di Mahmoud El‑Falaki e gli studi moderni sulla topografia alessandrina, offre una chiave concreta per leggere l’evoluzione urbana della città dal periodo ellenistico fino all’età tardoantica.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities
Un ritrovamento d’emergenza che diventa laboratorio di storia urbana
Lo scavo nasce come intervento d’emergenza: lavori edilizi in corso a Moharam Bek, un quartiere densamente abitato dell’Alessandria moderna, hanno intercettato strutture antiche. Il Supreme Council of Antiquities (SCA) ha quindi avviato una missione di salvataggio, diretta da archeologi egiziani specializzati nel contesto greco‑romano della città.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities
Secondo le dichiarazioni ufficiali, coordinate da Hisham El‑Leithy, Segretario Generale del SCA, e dai responsabili della missione locale, l’area ha restituito una sequenza stratigrafica insolitamente chiara: livelli tolemaici, fasi romane e ristrutturazioni bizantine, tutti concentrati in un lotto relativamente ristretto.
È esattamente il tipo di contesto che gli studiosi cercano da decenni per verificare, sul terreno, ciò che le fonti letterarie e le antiche mappe suggerivano solo in teoria.
Il bagno circolare tolemaico: un tholos nel cuore di Alessandria
Il reperto più sorprendente è un bagno pubblico circolare (un tholos), databile alla tarda età tolemaica. Si tratta di una struttura rara in Egitto: la forma circolare, con ambienti disposti radialmente e un sistema di canalette e vasche, richiama modelli noti nel mondo greco e nel Mediterraneo orientale.
Gli archeologi hanno individuato:
- Un corpo centrale circolare, con pavimentazione in lastre di pietra e tracce di rivestimenti idraulici.
- Canali di drenaggio e alimentazione, che indicano un sistema di gestione dell’acqua ben progettato.
- Resti di intonaci e malte idrauliche, che confermano la funzione balneare.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities
La presenza di un bagno pubblico di questo tipo in un quartiere non monumentale suggerisce che la cultura del bagno non fosse limitata al solo centro “regale” o alle grandi terme romane, ma che già in età tolemaica esistessero infrastrutture di servizio diffuse nei quartieri residenziali.
La villa romana: mosaici, acqua e status sociale
Sopra (e in parte accanto) al livello tolemaico, la missione ha individuato una villa di epoca romana. Qui il linguaggio cambia: pavimenti in Opus Tessellatum e Opus Sectile, motivi geometrici, uso di marmi e pietre colorate, piccoli bacini e canalette che rimandano a giardini interni o cortili con fontane.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities
Gli elementi principali:
- Pavimenti musivi con motivi geometrici e, in alcuni ambienti, inserti di pietre tagliate (Opus Sectile), tipici delle abitazioni di rango medio‑alto.
- Un piccolo bacino collegato a un sistema idrico domestico, forse parte di un ninfeo o di un cortile interno.
- Resti di muri intonacati e frammenti di decorazione parietale, che suggeriscono ambienti curati e rappresentativi.
Il quadro che emerge è quello di una domus urbana appartenente a una famiglia benestante, inserita in un tessuto residenziale denso ma non caotico, con accesso a servizi (bagni, acqua, spazi comuni) e collegamenti con il resto della città.
Statue, ceramiche e anfore: Alessandria crocevia del Mediterraneo
Lo scavo ha restituito anche una serie di reperti mobili che raccontano la dimensione culturale e commerciale del quartiere:
- Statue in marmo raffiguranti divinità come Bacco (Dioniso) e Asclepio, e una figura femminile acefala identificata come Minerva/Atena.
- Lucerne, ceramiche fini e anfore con marchi di fabbrica, che indicano scambi con altre regioni del Mediterraneo (Egeo, Asia Minore, forse Italia).
- Monete di diverse epoche, utili per ancorare cronologicamente le fasi di uso e ristrutturazione del sito.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities
Questi materiali confermano ciò che sappiamo da altre aree della città: Alessandria non era solo una capitale politica, ma un hub commerciale e culturale in cui circolavano merci, idee, culti e modelli artistici.
Le strutture bizantine: continuità, adattamento, riuso
Gli strati più tardi appartengono al periodo bizantino. Qui si vedono:
- Rimodellamenti di muri preesistenti, con riuso di blocchi e materiali provenienti dalle fasi precedenti.
- Piccoli ambienti di servizio, forse magazzini o spazi artigianali.
- Tracce di pavimentazioni più semplici, in cocciopesto o terra battuta.
Non si tratta di una “nuova città” costruita da zero, ma di un riuso intelligente di ciò che esisteva già: la villa romana viene parzialmente adattata, il bagno perde la sua funzione originaria, alcuni spazi vengono chiusi, altri aperti. È la fotografia di una città che cambia lentamente, senza cesure nette, fino all’arrivo degli Arabi nel VII secolo.
Altre fonti: dalle mappe di El Falaki alla topografia moderna
La scoperta di Moharam Bek dialoga con una lunga tradizione di studi sulla topografia di Alessandria:
- Nel XIX secolo, Mahmoud Bey El‑Falaki realizzò la prima grande mappa archeologica della città, cercando di ricostruire il tracciato delle strade, dei quartieri e dei monumenti antichi.
- Studi successivi, da quelli di Jean‑Yves Empereur e del Centre d’Études Alexandrines fino alle ricerche più recenti, hanno mostrato come la città antica fosse molto più estesa e complessa di quanto si pensasse, con quartieri residenziali, porti, necropoli e aree artigianali distribuiti ben oltre il solo centro monumentale.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities
Moharam Bek, che oggi appare come un quartiere “moderno” senza particolari emergenze archeologiche, si rivela invece parte di questo mosaico urbano antico, confermando che la città ellenistica e romana non era un nucleo isolato ma un organismo diffuso, stratificato e in continua trasformazione.
L’evoluzione di Alessandria: dal sogno tolemaico alla città tardoantica
La sequenza di Moharam Bek è una miniatura della storia di Alessandria.
- Periodo tolemaico (dal 331 a.C.). Fondata da Alessandro Magno e sviluppata dai Tolomei, Alessandria nasce come città di progetto: griglia ippodamea, quartieri distinti, un centro regale affacciato sul mare, il Faro, il Museo, la Biblioteca. Il bagno circolare di Moharam Bek si inserisce in questa fase come infrastruttura di quartiere, segno di una città che non è solo corte e palazzi, ma anche servizi per la popolazione urbana.
- Periodo romano. Con l’annessione all’Impero romano, Alessandria diventa una delle grandi metropoli del Mediterraneo. Crescono i quartieri residenziali, si moltiplicano le ville urbane, le terme, i luoghi di culto. La villa con mosaici di Moharam Bek è figlia di questa fase: una casa di rango, con accesso all’acqua, decorazioni raffinate e un orizzonte culturale pienamente mediterraneo.
- Periodo tardoantico e bizantino. Tra III e VII secolo, la città cambia volto: si cristianizza, alcuni templi vengono trasformati, altri abbandonati, le strutture vengono riadattate. Le fasi bizantine di Moharam Bek mostrano proprio questo: riuso, semplificazione, trasformazione di spazi privati e pubblici in funzione di nuove esigenze economiche e sociali.
- Dopo la conquista araba. Con la conquista araba, Alessandria perde progressivamente il ruolo di capitale politica, ma non scompare. I sedimenti, i cambiamenti del litorale, i crolli e i riusi cancellano in superficie gran parte della città antica, che però resta sotto i piedi degli abitanti moderni. Moharam Bek ne è un esempio lampante.
Conservazione, museo e prospettive future
I reperti più significativi dello scavo saranno destinati al Museo Greco‑Romano di Alessandria, riaperto di recente dopo un lungo restauro, che sta tornando a essere il punto di riferimento per la storia materiale della città. Sul sito, gli archeologi stanno valutando:

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities
- interventi di consolidamento delle strutture più delicate;
- la possibilità di documentare in 3D il complesso, per renderlo accessibile anche se l’area dovesse essere in parte ricoperta;
- l’integrazione dei dati di Moharam Bek con altri scavi urbani, per aggiornare i modelli della topografia antica.
Conclusione
La scoperta di Moharam Bek non è “solo” un bagno, una villa e qualche muro bizantino: è un pezzo di biografia urbana di Alessandria. In pochi metri quadrati si leggono tre secoli di ambizioni tolemaiche, la romanità cosmopolita della città e gli adattamenti silenziosi dell’età bizantina.
Per chi studia l’Egitto greco‑romano, è una conferma potente: Alessandria non è un mito astratto fatto di Biblioteca e Faro, ma una città reale, fatta di quartieri, servizi, case, riusi e trasformazioni. E ogni volta che si apre uno scavo come questo, un frammento di quella città torna a parlare.
Fonte
Claudio Lombardelli


