Case, vino e statue: Mit Rahina sorprende ancora

Una missione egiziano‑cinese porta alla luce nuove strutture abitative, un torchio da vino e reperti del Nuovo Regno, ampliando la mappa del complesso templare di Ptah e rivelando la continuità di vita nell’antica Memphis.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Il cuore di Memphis torna a pulsare

A Mit Rahina, nel cuore dell’antica Memphis, la missione egiziano‑cinese del Supreme Council of Antiquities e del Museo di Shanghai ha riportato alla luce un complesso residenziale in mattoni crudi che circondava il Tempio di Sekhmet, insieme a una serie di reperti che attraversano secoli di storia.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Le strutture abitative, articolate in stanze, corridoi e piccoli cortili, delineano un insediamento stabile e vitale, abitato da personale legato al funzionamento del grande santuario della dea leonina, parte integrante del complesso del Tempio di Ptah. Accanto alle case sono emersi blocchi in pietra e frammenti di statue, alcuni dei quali riconducibili al Tempio di Ptah, confermando che l’area era un nodo centrale della città sacra.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

La missione ha iniziato con la pulizia e la documentazione del Tempio di Sekhmet, ma è nelle aree circostanti che il terreno ha restituito le sorprese maggiori. A est del tempio, gli archeologi hanno individuato un elemento inatteso: un torchio da vino in calcare, composto da un bacino superiore inclinato verso sud, un’apertura centrale e un bacino inferiore per la raccolta del liquido.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

 Le aperture per fissare le anfore e i semi d’uva rinvenuti all’interno confermano la funzione dell’impianto, rivelando un’attività produttiva che si intrecciava con la vita religiosa e civile del sito. Questa scoperta è particolarmente significativa perché la produzione del vino nell’area memphita è attestata da fonti del Nuovo Regno e da ritrovamenti nel vicino sito di Kom el‑Fakhry: il vino non era solo un bene di consumo, ma un elemento rituale utilizzato nelle offerte quotidiane ai templi di Ptah e Sekhmet. Il torchio di Mit Rahina, dunque, non è un semplice impianto agricolo: è un tassello della economia sacra del complesso templare.

Reperti del Nuovo Regno e una storia che continua fino all’età greco romana

La missione ha recuperato una vasta gamma di reperti: frammenti di statue in granito rosso, calcare e scisto, ceramiche, amuleti in faience, piccole figurine in terracotta e calcare, ostraca e steli votive. Molti materiali risalgono al Nuovo Regno, in particolare al regno di Ramses II, periodo in cui Memphis era uno dei centri amministrativi più attivi dell’Egitto.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

La presenza di statue e blocchi riconducibili al Tempio di Ptah conferma che il Tempio di Sekhmet non era un edificio isolato, ma parte di un complesso monumentale molto più vasto, come già suggerito dagli scavi storici di El‑Hetta negli anni Sessanta e dalle documentazioni del progetto Ancient Memphis Site and Community Management del 2015.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Secondo Mohamed Abdel‑Badie, l’area fu abitata e riutilizzata dal Terzo Periodo Intermedio fino all’età greco‑romana, quando il tempio aveva ormai perso il suo ruolo centrale e il quartiere era diventato una zona residenziale. Questo dato è coerente con quanto emerso da altri settori di Mit Rahina, dove gli archeologi hanno individuato case, magazzini e officine databili alla stessa epoca: Memphis, pur perdendo centralità politica, rimase un polo urbano vivo e stratificato.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

La missione, guidata da Reham Zaki e Chen Jie, proseguirà nelle prossime stagioni con nuove campagne di scavo e documentazione architettonica, con l’obiettivo di ricostruire in modo sempre più preciso la storia insediativa di questa porzione di Memphis. Il Tempio di Sekhmet, scoperto per caso nel 1959 e indagato brevemente negli anni Sessanta, sta finalmente tornando a raccontare la sua storia grazie alla prima missione sistematica dopo oltre mezzo secolo.

La scoperta di febbraio 2026

La stessa missione egiziano‑cinese, nel febbraio 2026, aveva individuato — sempre a Mit Rahina — una serie di strutture e frammenti architettonici che ampliavano la mappa del Tempio di Sekhmet, confermandone l’estensione e la complessità. Quel ritrovamento aveva già suggerito che il santuario fosse parte di un sistema urbano articolato, con aree di culto, spazi amministrativi e settori residenziali.

La scoperta del complesso residenziale e del torchio da vino non solo conferma quella intuizione, ma la completa: attorno al tempio non c’era solo il culto, ma una comunità viva, un tessuto di attività che rende Mit Rahina uno dei luoghi più ricchi per comprendere la continuità di vita nell’antica Memphis. È un mosaico che si compone pezzo dopo pezzo, e ogni stagione di scavo aggiunge un frammento alla storia di una città che, pur silenziosa in superficie, continua a parlare attraverso la sua terra.

Fonte

Claudio Lombardelli

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