Una nuova scoperta a Dra Abu el‑Naga porta alla luce la tomba del funzionario Baki e un deposito di sarcofagi intatti: un complesso funerario riutilizzato per secoli, tra sepolture d’élite, sacerdoti di Amon, piramidion solari e mummie animali che raccontano la lunga vita della necropoli tebana

Un ritrovamento che arricchisce la necropoli tebana
La missione archeologica egiziana operante nella necropoli di Dra Abu el‑Naga, sulla riva occidentale di Luxor, ha annunciato la scoperta di un complesso funerario che aggiunge nuova profondità alla nostra conoscenza della Tebe del Nuovo Regno.
All’interno di una tomba rupestre attribuita a Baki, supervisore dei granai del tempio di Amon durante la XVIII dinastia, gli archeologi hanno individuato un deposito di dieci sarcofagi lignei in condizioni di conservazione eccezionali. La tomba era stata scoperta quasi esattamente un anno fa.

Fonte: Bardají et al. (2017)
La notizia, resa pubblica dal Ministero del Turismo e delle Antichità, si inserisce in una lunga tradizione di scoperte nell’area, ma si distingue per la combinazione di integrità dei reperti, stratificazione cronologica e ricchezza del contesto. Dra Abu el‑Naga, già nota per le tombe di alti funzionari e sacerdoti, si conferma così come uno dei poli principali per lo studio delle élite amministrative e religiose di Tebe.
La tomba di Baki: un complesso funerario di lunga vita
La tomba di Baki è scavata nella roccia della collina e presenta una struttura articolata, con un ingresso che immette in ambienti successivi disposti lungo un asse longitudinale. Le tracce di decorazione parietale, sebbene in parte danneggiate, permettono di riconoscere scene legate alle funzioni del defunto come responsabile dei granai del tempio di Amon, con rappresentazioni di offerte, registri di prodotti e momenti di interazione con il clero templare.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
La qualità dell’esecuzione e la scelta dei temi iconografici collocano Baki in una fascia sociale elevata, inserita nel cuore dell’apparato economico del tempio. Nel corso dei secoli, tuttavia, la tomba non rimase unicamente legata al suo proprietario originario: gli archeologi hanno individuato segni di riutilizzo, adattamenti strutturali e nuove deposizioni che testimoniano una lunga “biografia” del monumento, in linea con quanto noto per molte tombe tebane, spesso riaperte e riorganizzate in epoche successive.
Il deposito dei sarcofagi: un insieme eterogeneo e sorprendentemente integro
L’elemento più spettacolare della scoperta è il deposito di dieci sarcofagi rinvenuti in un ambiente secondario della tomba, probabilmente adattato in antico a spazio di accumulo funerario.
Le casse lignee, disposte con una certa cura, appartengono a individui diversi e a periodi differenti, dalla XVIII dinastia al periodo ramesside fino all’epoca tarda, delineando una sequenza di riutilizzi che attraversa più secoli.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
Molti sarcofagi conservano ancora la policromia originaria, con campiture di giallo, blu, verde e rosso, e presentano iscrizioni geroglifiche con formule di offerta, invocazioni agli dei e menzioni dei nomi dei defunti. In alcuni casi, il volto modellato sul coperchio mostra tratti raffinati, con parrucche tripartite, collari usekh e dettagli accurati degli occhi e delle sopracciglia.
La coesistenza di esemplari di epoche diverse nello stesso ambiente suggerisce che la tomba di Baki sia stata trasformata in una sorta di “magazzino funerario”, forse in momenti di intensa attività sepolcrale o in fasi in cui si cercava di razionalizzare lo spazio disponibile nella necropoli.
Una seconda sepoltura: il sacerdote Aa Shefi Nakhtou
Accanto al complesso legato a Baki, gli archeologi hanno individuato una sepoltura distinta, attribuita al sacerdote Aa Shefi Nakhtou, figura inserita nel contesto del culto di Amon. Il suo sarcofago, anch’esso ligneo, presenta una decorazione più sobria ma non meno significativa, con motivi protettivi come dèi funerari, colonne di testo con formule di passaggio nell’aldilà e riferimenti espliciti al ruolo sacerdotale del defunto.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (pagina FB)
Il corredo associato, sebbene non particolarmente ricco, comprende piccoli amuleti, frammenti di ushabti e oggetti di uso rituale che contribuiscono a delineare il profilo di un personaggio legato alla sfera templare. La presenza di Aa Shefi Nakhtou nello stesso complesso sottolinea come le tombe tebane potessero accogliere, nel tempo, individui diversi ma accomunati da un legame con il tempio di Amon e con l’amministrazione religiosa della città.
Il piramidion di Benji: un frammento di architettura sacra
Tra i reperti emersi dallo scavo spicca un piramidion appartenente a un uomo di nome Benji, probabilmente parte della sommità di una piccola cappella funeraria o di una struttura esterna oggi scomparsa.
Il blocco, scolpito con cura, presenta scene legate al culto solare, con raffigurazioni del disco solare, offerte e formule che invocano la rinascita quotidiana del defunto insieme al sole. I piramidion, spesso collocati sulla cima di piccole piramidi o cappelle, costituivano un elemento simbolico di grande forza, collegando la tomba al ciclo cosmico e alla rigenerazione.
Il ritrovamento di questo elemento in un contesto secondario suggerisce che le strutture esterne della tomba o di monumenti vicini siano state smantellate o rimaneggiate, e che alcuni dei loro componenti siano stati reimpiegati o depositati all’interno degli ambienti sotterranei.
Un ritrovamento inatteso: trenta gatti mummificati
Uno degli aspetti più sorprendenti della scoperta è la presenza di trenta gatti mummificati, rinvenuti in un ambiente laterale del complesso. Gli animali, deposti con una certa regolarità e in alcuni casi avvolti in bende ancora leggibili, rimandano a pratiche votive legate al culto delle divinità feline, in particolare Bastet, ma anche ad altre forme di religiosità tardo‑tebana.
La concentrazione di mummie animali in un’area già occupata da sepolture umane indica un riuso cultuale della tomba in epoca successiva, quando le necropoli diventano anche luoghi di offerta e di devozione popolare.
Questi gatti mummificati non sono semplici curiosità: rappresentano la traccia materiale di un cambiamento nelle pratiche religiose, in cui la produzione e la deposizione di mummie animali assumono un ruolo sempre più centrale nella relazione tra devoti e divinità.
Un tassello prezioso per la storia di Luxor
La scoperta della tomba di Baki, del deposito di sarcofagi, della sepoltura di Aa‑Shefi‑Nakhtou, del piramidion di Benji e delle mummie di gatti offre un quadro insolitamente ricco della lunga storia d’uso di un singolo complesso funerario a Dra Abu el‑Naga.
In un unico sito si intrecciano la memoria di un alto funzionario del tempio di Amon, il riutilizzo sistematico degli spazi funerari in epoche diverse, la presenza di figure sacerdotali e l’emergere di pratiche votive legate agli animali sacri.
Questo mosaico di dati consente di leggere la necropoli non come un insieme statico di tombe isolate, ma come un paesaggio in continua trasformazione, in cui monumenti, persone e rituali si sovrappongono nel tempo. La nuova scoperta non solo arricchisce il catalogo dei reperti tebani, ma contribuisce a ridefinire il modo in cui immaginiamo la vita — e la lunga “post‑vita” — delle tombe sulla riva occidentale di Luxor.
Fonte
Claudio Lombardelli


