Una nuova ricerca internazionale guidata da Julien Cooper, Marie Bourgeois, Maël Crépy e Maria Carmela Gatto ridefinisce la preistoria del deserto dell’Atbai, tra il Nilo e il Mar Rosso. Le immagini satellitari e i dati archeologici rivelano un’antica tradizione monumentale di pastori del V–III millennio a.C., parallela alle culture Badariana, Naqada e A‑Group. Una scoperta che illumina le connessioni tra Egitto, Nubia e Sahara orientale alle soglie della formazione dello Stato faraonico.

Un deserto “di mezzo” che diventa protagonista
Il deserto dell’Atbai, disteso tra la valle del Nilo e il Mar Rosso, è sempre rimasto ai margini della ricerca: troppo remoto, troppo vasto, troppo difficile da indagare. Eppure, come mostra il nuovo studio pubblicato su African Archaeological Review, questo territorio custodisce una storia che dialoga direttamente con l’Egitto predinastico e la Nubia antica.

Fonte: Cooper et al., (2026)
Grazie a un imponente lavoro di telerilevamento satellitare, l’Atbai Survey Project ha identificato oltre 90.000 strutture archeologiche, tra cui un tipo monumentale ricorrente e sorprendentemente coerente: gli Atbai Enclosure Burials (AEB), grandi recinti circolari in pietra con sepolture interne.
Una tradizione che attraversa tutto il deserto, da Kom Ombo fino ai confini con l’Eritrea.
Monumenti circolari nel nulla: la firma di una cultura pastorale
Gli AEB sono strutture imponenti: cerchi di pietre che possono superare i 15–20 metri di diametro, con sepolture multiple di uomini, donne, bambini e animali, soprattutto bovini. Il caso meglio documentato è quello di Wadi Khashab, a est di Kom Ombo, scavato da una missione polacca: un recinto di 18 metri con oltre 25 sepolture interne, organizzate attorno a un individuo centrale.

Fonte: Cooper et al., (2026)
Le datazioni al radiocarbonio collocano questi monumenti tra fine V e IV millennio a.C., in piena epoca Badariana / Naqada I–II per l’Egitto, A‑Group per la Bassa Nubia e Pre‑Kerma per il Medio Sudan. Una cronologia che li rende coetanei delle prime élite emergenti lungo il Nilo.
Pastori, clima e identità: una storia scritta nella pietra
Il quadro che emerge è quello di una società pastorale complessa, attiva durante la fase finale dell’African Humid Period, quando il Sahara era ancora un mosaico di savane, pozze stagionali e corridoi verdi.
Con il progressivo avanzare dell’aridità, questi gruppi si spostarono verso i rilievi dei Red Sea Hills. Adattarono la composizione delle loro mandrie e costruirono monumenti funerari che celebravano il legame profondo tra uomo e bestiame.
Il ruolo simbolico del bovino è centrale: un tratto condiviso con altre culture sahariane e nubiane, e che trova paralleli anche in Egitto, come dimostrano i casi di Armant, Qustul e Sayala.
Un ponte tra deserto e valle del Nilo
Uno degli aspetti più affascinanti dello studio è la presenza di AEB anche in territorio egiziano, in particolare nelle aree di Nag el‑Hamdulab (Aswan), Rayayna (Luxor) e Jebel Umm Naqqat nel Deserto Orientale. Qui, le strutture mostrano affinità con le architetture dell’Atbai, ma si intrecciano con ceramiche e pratiche funerarie tipiche del predinastico egiziano.

Fonte: Cooper et al., (2026)
È il segno di un dialogo culturale tra pastori del deserto, comunità nilotiche e gruppi nubiani. Un mosaico di identità che precede la formazione dello Stato faraonico e che contribuisce a spiegare la complessità del mondo predinastico.
Una tradizione monumentale cancellata dal tempo
Molti AEB sono oggi minacciati da miniere d’oro illegali, erosione, saccheggi e instabilità politica. Per questo la ricerca si basa soprattutto sul remote sensing, l’unico strumento in grado di documentare un territorio vastissimo e oggi inaccessibile.
Il risultato è una mappa senza precedenti. Centinaia (280 per la precisione) di recinti funerari distribuiti lungo piste pastorali, alture rocciose e bacini fossili. Sono la testimonianza di una cultura che ha lasciato nel paesaggio la propria memoria monumentale.
Conclusione
Gli Atbai Enclosure Burials non sono semplici cerchi di pietre nel deserto. Sono la voce di una società pastorale che, tra V e III millennio a.C., ha costruito monumenti, sepolto i propri morti accanto ai propri animali e lasciato un’impronta culturale che dialoga con l’Egitto e la Nubia delle origini.
Questa ricerca non riscrive solo la storia dell’Atbai. Arricchisce la nostra comprensione del mondo predinastico, mostrando come la nascita delle prime élite nilotiche sia parte di un sistema più ampio, fatto di scambi, contatti e paesaggi condivisi.
Fonte
- Cooper, J., Bourgeois, M., Crépy, M., & Gatto, M. C. (2026). Atbai Enclosure Burials: Monumentalism, Pastoralism and Environmental Change in the Mid-Holocene East Nubian Deserts. African Archaeological Review, 1-26.
- archaeologymag.com
Claudio Lombardelli


