Iside: la “grande maga” d’Egitto

Iside, dea madre, protettrice della regalità e dea funeraria. Conosciuta come “la grande maga”, il suo culto fu uno dei più antichi d’Egitto e infine, con l’Ellenismo, valicò i confini egizi diffondendosi anche nel mondo romano. Nonostante ne decretò la fine, il Cristianesimo non poté non esserne influenzato.

Iside (a sn) e Nefti (a dx)
Fonte: www.storicang.it

Iside (in egizio Aset – ꜣst) è una delle principali divinità egizie.

Dea dell’amore materno, della stregoneria e della magia era originaria del Delta del Nilo.

Divinità associata alla regalità, era infatti la personificazione del trono, come dimostra il suo cartiglio che include proprio questo geroglifico.

Iside.
Fonte: tetisheri.co.uk

Iside faceva parte dell’Enneade (cosmogonia eliopolitana), gruppo di nove divinità che ebbero origine dal dio Atum (demiurgo).

Da quest’ultimo nacquero Shu e Tefnut e da loro, Geb (dio della terra) e Nut (dea del Cielo).

Dalla loro unione, infine, le divinità Seth, Osiride, Nefti e Iside appunto.

Iconografia egizia

Nell’arte egizia, Iside era rappresentata come una donna, ma con i tipici attributi della divinità: un vestito lungo fino alle caviglie, lo scettro Uas in una mano e l’Ankh nell’altra.

Inizialmente indossava un copricapo con un trono, simbolo del suo nome.

Nel Nuovo Regno, poi, Iside prese su di sé alcune caratteristiche della dea Hathor e, con queste, anche alcuni attributi.

Fra questi, il sistro e un copricapo con corna di vacca che racchiudevano il disco solare.

Per distinguere le due dee, la “grande maga” era sempre affiancata dal geroglifico del trono.

Nel Nuovo Regno era anche rappresentata con le insegne della Regina d’Egitto, che vi si riconosceva. Oltre alla corona a forma di avvoltoio sulla testa e l’ureo sulla fronte, portava il simbolo Tiet (tjt-Nodo Isiaco), forma annodata simile all’Ankh.

I miti

La dea Iside iniziò ad essere menzionata, con frequenza insieme ad Osiride, già nei Testi delle Piramidi (Antico Regno).

Furono i sacerdoti di Heliopoli che idearono e diffusero uno dei miti più noti dell’antico Egitto, come seguito della cosmogonia eliopolitana.

Nata, come scritto in precedenza, da Nut e Geb, Iside era sorella e sposa di Osiride.

Seth, sposo dell’altra sorella Nefti, geloso del fratello, lo uccise e tagliò il corpo in quattordici pezzi, che disseminò per l’Egitto.

La grande maga, insieme alla sorella Nefti, andò alla ricerca di tutte le parti e, con Anubi, ne ricomposero il corpo, creando così la prima mummia.

Fu così che anche Iside e Nefti diventarono divinità funerarie, che proteggevano il corpo del defunto durante l’imbalsamazione.

La sposa poi, grazie alla magia, si trasformò in nibbio e con le ali insufflò un alito di vita nella mummia di Osiride.

Per il tempo sufficiente a permettergli di concepire suo figlio, Horus.

Da allora, la protezione dell’erede di Osiride da Seth, nonché l’aiuto per rivendicare il trono del padre, divennero predominanti nella storia di Iside e le valsero l’epiteto di grande madre.

Per gli Egizi, questa dea dolce e coraggiosa, assunse il ruolo di protettrice della maternità.

Ma Iside non è solo madre, ma anche una maga potentissima ed astuta.

Ne sa qualcosa il dio Ra.

Un altro mito, infatti, racconta che quando quest’ultimo era ormai vecchio, Iside approfittò della sua debolezza per “rubare” il vero nome del dio.

Impastò tra le mani la terra e la saliva, che colava dalla bocca del dio, formando il corpo di un serpente. Lo posò in mezzo alla strada e, quando Ra passò, l’animale con uno scatto lo morse, iniettandogli un potente veleno.

Fu allora che Iside si avvicinò, dicendogli che, se le avesse rivelato il suo nome segreto, il veleno avrebbe abbandonato il suo corpo.

Per gli antichi Egizi, il nome (ren – rn) aveva una grande importanza ed era considerato uno degli elementi spirituali che formavano una persona. Chi ne entrava in possesso, conosceva la parte più segreta dell’altro e deteneva così un grosso potere.

Ecco perché Ra non voleva confidare ad Iside il suo nome.

Tuttavia, dopo indicibili sofferenze, cedette, rendendo la dea estremamente potente.

Il Culto Isiaco

Iside, insieme ad Osiride, furono le divinità più venerate già a partire dall’Antico Regno.

I sovrani, sia d’Egitto che di Nubia, costruirono templi dedicati soprattutto alla grande madre e il suo tempio a Phile era, per Egizi e Nubiani, un importante centro religioso.

Poiché, secondo la cosmogonia eliopolitana, Iside e Nefti aiutarono Osiride a risorgere nell’Aldilà, vennero considerate anche importanti divinità funerarie.

Iside, in particolare, appare sia nei Testi dei Sarcofagi del Medio Regno, ma anche nel Nuovo Regno, nel Libro dei Morti, come protettrice delle anime dei defunti, mentre affrontavano i molti pericoli nella Duat.

Le stesse fonti descrivono la dea come parte del consiglio divino durante la psicostasia.

Iside e Nefti durante la psicostasia
Fonte: tetisheri.co.uk

Durante il periodo ellenistico, quando l’Egitto era governato dai Greci, Iside iniziò ad essere venerata anche da questi ultimi, assieme ad una nuova divinità, Serapide.

Nonostante i seguaci ellenistici le attribuirono nuovi tratti presi da dee greche, come l’invenzione del matrimonio o la protezione dei naviganti, la dea conservò forti legami con l’Egitto.

Addirittura, alcune regine del periodo tolemaico si identificarono strettamente con Iside al punto che, Cleopatra VII, ultima regina d’Egitto, usava l’epiteto la nuova Iside.

Il culto di Iside terminò con l’avvento del Cristianesimo, quando tutti i templi vennero chiusi.

Nonostante ciò, non possiamo non notare una forte influenza della dea in alcune credenze cristiane.

Un esempio fra tutti?

La venerazione di Maria.

Infatti, si sono conservate fino a noi, molte statuette che rappresentano Iside, con Horus in grembo, mentre lo allatta.

Iside che allatta Horus.
Fonte: www.storicang.it

Sono le cosiddette Isis Lactans, che ricordano le immagini della Madonna con Gesù Bambino della Cristianità.

Tra l’evoluzione tolemaica del culto di Iside e la sua fine con il Cristianesimo, è stato volutamente tralasciato un fenomeno rilevante che, in un certo senso, ci riguarda da vicino.

Infatti, con la sconfitta di Antonio e Cleopatra per mano di Ottaviano Augusto, Roma conquista il mondo ellenico e ne assorbe la cultura.

Iside entrò così a far parte della religione romana.

Iside a Roma e non solo…

Nella “città eterna” veniva venerata una divinità dalle caratteristiche egizie e greche.

Sicuramente la differenza più importante è che, mentre in Egitto solo i sacerdoti e il Faraone potevano vedere la statua di Iside, a Roma la sua immagine era esposta ai fedeli.

Era conservata all’interno del tempio, a lei dedicato, l’Iseum.

Diversi ne sono stati costruiti, in tutta Italia.

I più noti? Sicuramente a Pompei, a Benevento e last, but not least, il grande Tempio di Iside al Campo Marzio, a Roma.

Madama Lucrezia (statua parlante di Roma). In origine, statua di Iside al Tempio al Campo Marzio
Ph. ELena Cappannella

Successiva evoluzione del suo culto è quello di Iside Panthea, che incarna molteplici nomi e aspetti. Si ritrova in un’iscrizione a Capua del III secolo d.C., mentre i geroglifici degli obelischi di Domiziano a Benevento, ne testimoniavano la venerazione come divinità universale, associata al sole, alla giustizia e alla magia.

Come dimenticare poi Apuleio e il suo Asino d’oro?

Qui Iside si manifesta come madre della natura, signora degli elementi e divinità suprema, identificandosi con numerose dee del pantheon mediterraneo.

Fra tutte le divinità del pantheon egizio, quindi, la grande maga e la grande madre è colei che superò, e di molto anche, i confini dell’Egitto, per giungere fino a noi.

Fonte

Divinità d’Egitto

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Elena Cappannella

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