Sabato 21 febbraio è stata una giornata intensa, in una splendida Roma assolata, alla ricerca dell’Egitto nascosto. Perché il legame tra la civiltà egizia e la “città eterna” è forte, più di quanto ci aspettiamo. Lo è dall’Egitto tolemaico, grazie alla Regina Cleopatra, la quale tra le altre cose ha contribuito a far nascere a Roma il culto di una delle principali divinità egizie. E sabato abbiamo seguito proprio le sue tracce. Le tracce di Iside.

Egitto e Roma.
Apparentemente lontani, eppure straordinariamente vicini.
Sabato 21 febbraio è stata una giornata trascorsa tra le vie di Roma proprio alla ricerca dell’Egitto nascosto.
Che poi, a dire il vero, così nascosto non è.
La prima tappa della nostra visita ci ha portato alle Scuderie del Quirinale dove, da ottobre 2025, è in programma la mostra Tesori dei Faraoni.
Dato il successo ottenuto finora e la grande richiesta da parte del pubblico la stessa è stata già prorogata fino al 14 giugno 2026.
E merita. Merita assolutamente una visita.
Sono 130 capolavori originali, sapientemente allestiti, con perfetti giochi di luce per farli risaltare e far immergere i visitatori in un’altra dimensione.
La mostra è suddivisa sui due piani del palazzo: il primo è incentrato sui sarcofagi e reperti funebri, come vasi canopi, amuleti e stele funerarie, mentre nel secondo piano si trovano le statue, sede dell’anima dei defunti.
L’ultima sala del percorso è dedicata ad uno dei reperti principali della mostra.
Ma andiamo con ordine.
All’ingresso della mostra l’attenzione del visitatore è catturata dal sarcofago della Regina Ahhotep (XVII dinastia), sposa del Faraone Kamose, che cacciarono gli Hyksos dall’Egitto.


Il reperto probabilmente più particolare di questa prima sala è senz’altro la collana di mosche d’oro, decorazione al valore militare donato alla stessa Ahhotep dal Faraone Kamose.
Segno che è stata una vera e propria Regina guerriera.
Come non citare poi lo splendido sarcofago di Tuya, normalmente conservato al Cairo?
Decorato interamente con formule magiche, alla testa e ai piedi sono ben visibili le dee Iside e Nefti a protezione della defunta. Simbolicamente, c’è anche Osiride, rappresentato con i due pilatri djed.



Protagonista della terza sala del primo piano altri non poteva essere che la copertura d’oro della mummia di Psusennes I.
In fondo alla sala, infine, troneggia il papiro della Cantatrice di Amon, Diedkhonsuiusankh dove è rappresentata la psicostasia, la pesatura del cuore del defunto.


Ph. Elena Cappannella
Salendo al secondo piano, come già detto, i visitatori sono accolti da numerose statue in piedi e sedute che erano, secondo la cultura egizia, sede dell’anima del defunto.
Qui, particolare menzione va al gruppo statuario in granodiorite del sindaco Sennefer con la moglie e la figlia, allestito davanti ad un pannello pieno di grappoli d’uva. Citazione questa delle decorazioni presenti all’interno della tomba del sindaco (TT96), per le quali prende il nome di Tomba delle Vigne.


La penultima sala è incentrata sulla scoperta della Città d’Oro avvenuta nell’autunno del 2021 da parte dell’archeologo Zahi Hawass.
Come scritto all’inizio, l’ultima sala accoglie uno dei reperti più citati durante la presentazione della mostra: la maschera funeraria d’oro di Amenemope.
Realizzata con la tecnica del cartonnage è fiancheggiata a destra dalla statua di Thutmosi III e del dio Amon e a sinistra dalla triade di Micerino.



Tanti altri sono i reperti che meriterebbero di essere citati e davvero poco o nulla si può dire di negativo circa l’allestimento di questa mostra. Forse sì, come scritto da altri, le didascalie in effetti sono poco approfondite e riportano solo le descrizioni principali dei reperti.
Tuttavia, guide ed audioguide sopperiscono perfettamente a questo dettaglio e probabilmente ascoltare le spiegazioni piuttosto che leggerle in autonomia contribuisce a guidare i visitatori attraverso un’altra dimensione.
Chiude la visita la Mensa Isiaca, unico reperto proveniente dal Museo Egizio di Torino, che rappresenta il forte legame tra Roma e l’Egitto.

Ph. Elena Cappannella
Che ha per filo conduttore un nome ben preciso: quello della dea Iside.
Ed è proprio sulle tracce di quest’ultima che è proseguita la nostra giornata.
Dall’Egitto Tolemaico, infatti, grazie proprio all’influenza di Cleopatra, i Romani hanno compreso il ruolo e “fatto loro” uno dei simboli principali della cultura egizia: l’obelisco, legame con il dio Sole.
Ben tredici sono presenti a Roma e noi abbiamo visto quello del Quirinale fiancheggiato dai Dioscuri, quello di fronte al Pantheon (altro splendido monumento dove centrale è il ruolo del sole), quello di Montecitorio e, infine l’Obelisco della Minerva.



Noto come Pulcino della Minerva, è stato scolpito da Ercole Ferrata su disegno del Bernini ed è posizionato sulla groppa di un elefante proprio di fronte alla Basilica di Santa Maria Sopra Minerva.

Ph. Elena Cappannella
Quest’ultima si chiama così in quanto si credeva fosse stata costruita sopra al tempio di Minerva.
Beh, sopra un tempio sì…ma non era proprio dedicato a questa divinità.
Studi successivi ci portano dritti dritti all’Egitto romano.
Infatti, il tempio sopra cui è stata costruita la Basilica di Santa Maria era il grande Iseo di Campo Marzio, dedicato alla dea Iside e suo marito Serapide.
L’ingresso era decorato da obelischi in granito rosso eretti a coppie.
Oggi, due di questi, sono ancora a Roma e sono proprio quello della Minerva e quello eretto di fronte al Pantheon.
Passando attraverso Via della Gatta (che deve il suo nome alla graziosa gatta di marmo rinvenuta proprio nel Tempio di Iside e oggi situata sul primo cornicione di Palazzo Grazioli) e Palazzo Venezia, siamo giunti di fronte ad un busto.

Ph. Elena Cappannella
Qui, il nostro tour si è concluso.
È una delle famose statue parlanti di Roma, Madama Lucrezia.
In realtà, è un nuovo collegamento con l’Egitto.
Alla fine, l’abbiamo trovata.

Ph. ELena Cappannella
Sì, perché Madama Lucrezia non era altri che lei, Iside. Era una delle statue presenti dentro l’Iseo.
Ricordiamo sempre che l’Egitto e Roma non sono mai stati lontani.
C’è un po’ di Roma in Egitto e, guardando bene, c’è un bel po’ d’Egitto a Roma.
Un ringraziamento speciale alla Metaplano Tour per averci fatto trascorre una piacevole giornata nella nostra “Città Eterna”, alla ricerca dell’Egitto.
Elena Cappannella


