Le nuove scoperte di Tell el-Abqain fanno luce sulla difesa dei confini dell’antico Egitto

Il Ministero del Turismo e delle Antichità ha annunciato il 16 settembre una nuova scoperta a Tell el-Abqain. La missione archeologica egiziana ha infatti portato alla luce un complesso residenziale, magazzini per il grano, forni e la sepoltura di un giovane cavallo. Nel corso degli scavi è stata inoltre rinvenuta, per la prima volta nel sito di Beheira, parte di un’iscrizione in scrittura ieratica risalente al regno del faraone Merneptah.

Scoperta a Tell el-Abqain

Una missione archeologica egiziana impegnata negli scavi di Tell el-Abqain, nel Governatorato di Beheira, ha portato alla luce un articolato complesso di strutture e reperti che offre nuove informazioni sulla vita all’interno di una fortezza del Nuovo Regno.

Le scoperte permettono di approfondire non solo l’organizzazione militare del sito, ma anche la vita quotidiana, le attività economiche e la pianificazione degli spazi abitativi.

I nuovi ritrovamenti confermano inoltre l’importanza strategica di Tell el-Abqain, parte di una più ampia rete di fortificazioni realizzate lungo gli accessi occidentali al Delta del Nilo durante il Nuovo Regno.

Queste strutture avevano il compito di controllare le vie di accesso all’Egitto e di proteggere i suoi confini dalle incursioni provenienti dalle regioni libiche.

Secondo il Ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, le strutture residenziali, i depositi e gli altri reperti rinvenuti dalla missione mostrano come la fortezza non fosse soltanto un presidio militare.

Le evidenze archeologiche restituiscono infatti un quadro più articolato della comunità che viveva al suo interno, fornendo preziose informazioni sulle attività quotidiane, sulla gestione delle risorse e sulla sfera religiosa.

Il Ministero del Turismo e delle Antichità ha infine ribadito il proprio sostegno alle missioni archeologiche egiziane, alle attività di ricerca e alle operazioni di conservazione, studio e documentazione del patrimonio archeologico.

Scoperte strade e un grande complesso residenziale

Gli scavi hanno portato alla luce un ampio complesso residenziale in mattoni di fango.

Secondo quanto dichiarato dal dottor Hisham El-Leithy, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, l’area presenta un’organizzazione degli spazi che testimonia un’attenta pianificazione urbana e architettonica.

Sul lato settentrionale del complesso, gli archeologi hanno individuato una strada principale larga circa quattro metri, orientata da est a ovest.

Questa si interseca con un’altra arteria che corre da sud a nord, mentre l’ingresso principale del complesso è collegato a quello meridionale della fortezza, costruita in pietra calcarea.

All’interno dell’area residenziale sono state rinvenute diverse stanze, alcune delle quali dotate di silos per la conservazione dei cereali e di forni cilindrici in ceramica utilizzati per la preparazione degli alimenti.

La presenza di queste strutture restituisce l’immagine di un insediamento attentamente organizzato, nel quale la distribuzione degli spazi e la gestione delle risorse erano strettamente legate alle esigenze degli abitanti della fortezza. I silos e i forni, in particolare, suggeriscono l’esistenza di un sistema strutturato per garantire l’approvvigionamento alimentare e la gestione delle risorse essenziali.

Barattoli di ceramica e grano carbonizzato

Mohamed Abdel Badie, responsabile del Settore delle Antichità Egiziane, ha spiegato che alcune delle stanze recentemente individuate, in particolare quelle situate a nord della strada principale, erano destinate alla conservazione del grano.

All’interno degli ambienti sono stati rinvenuti grandi contenitori in ceramica che conservavano ancora chicchi di grano carbonizzati.

Il ritrovamento costituisce una prova diretta delle pratiche di immagazzinamento degli alimenti e della gestione delle risorse all’interno della fortezza.

Queste evidenze permettono agli archeologi di ricostruire più nel dettaglio alcuni aspetti dell’economia del sito e della vita quotidiana dei suoi abitanti, mostrando come l’approvvigionamento e la conservazione delle derrate alimentari fossero parte integrante dell’organizzazione della comunità.

La sepoltura di un cavallo

Tra i ritrovamenti più sorprendenti spicca la sepoltura completa di un giovane cavallo maschio. Gli studi preliminari indicano che l’animale apparteneva a un esemplare di media taglia, caratterizzato da agilità e velocità. Secondo gli archeologi, cavalli di questo tipo potrebbero essere stati impiegati per l’addestramento, in ambito militare o per il traino dei carri durante il Nuovo Regno.

La posizione dell’animale, l’orientamento della testa e le modalità ordinate della sepoltura suggeriscono che il cavallo sia stato deposto intenzionalmente. Gli archeologi ipotizzano quindi che possa trattarsi di una sepoltura deliberata, forse legata a una particolare pratica commemorativa.

A pochi metri dall’ambiente in cui è stato rinvenuto il cavallo, la missione ha inoltre scoperto alcuni elementi cilindrici in alabastro e calcare. Secondo le prime interpretazioni, questi manufatti potrebbero aver fatto parte degli elementi decorativi di un’imbracatura per cavalli destinati al traino di un carro.

La presenza congiunta della sepoltura e dei possibili elementi dell’equipaggiamento per carri offre nuovi indizi sul ruolo militare della fortezza e sull’impiego di cavalli e carri da parte delle persone che vi erano stanziate.

La stele di Merneptah

Khaled Abdel Ghani Farahat, Direttore Generale delle Antichità di Beheira e responsabile degli scavi, ha annunciato un altro ritrovamento di particolare rilievo.

Per la prima volta nell’ambito delle attività archeologiche condotte dall’Area delle Antichità di Beheira, la missione ha rinvenuto un frammento di una stele in calcare che conserva parte di un testo in scrittura ieratica associato al faraone Merneptah.

Il testo superstite celebra la forza del sovrano, paragonandola a quella del dio Seth, e contiene inoltre un riferimento a Ptah, il dio creatore. L’iscrizione rappresenta una testimonianza significativa del rapporto tra potere reale e ideologia religiosa all’interno della fortezza durante il Nuovo Regno.

Il ritrovamento aggiunge così una nuova importante evidenza testuale alle informazioni già emerse dagli scavi, contribuendo a ricostruire non solo la funzione militare del sito, ma anche il ruolo che l’autorità del faraone e le credenze religiose rivestivano nella comunità della fortezza.

Ancora Ramses II

Dopo la spada rinvenuta nel 2024, a Tell el-Abqain torna a emergere anche il nome di Ramses II.

La missione archeologica ha infatti portato alla luce i resti di una stele in calcare recante un’iscrizione geroglifica con il nome di nascita, il nome del trono e il nome di Horus del faraone Ramses II.

Un secondo frammento conserva invece una scena raffigurante un prigioniero con il corpo piegato in segno di sottomissione e le mani legate. Secondo gli archeologi della missione, l’abbigliamento della figura permetterebbe di identificarla come un prigioniero libico appartenente ai Meshwesh.

Il ritrovamento aggiunge un ulteriore elemento al quadro restituito dagli scavi e rafforza l’interpretazione di Tell el-Abqain come un importante presidio militare lungo la frontiera occidentale dell’Egitto. La rappresentazione del prigioniero offre inoltre una testimonianza del rapporto tra la fortezza e le popolazioni stanziate nelle regioni a ovest del Delta.

Scarabei e amuleti: la dimensione religiosa

Una raccolta di scarabei rinvenuta durante gli scavi offre ulteriori informazioni sulle pratiche religiose e sull’identità degli abitanti della fortezza.

Alcuni esemplari recano i nomi dei faraoni Ramses II e Seti I, mentre altri riportano nomi e titoli di divinità, tra cui Amon, Sekhmet, Ptah e Seth.

La presenza di questi oggetti testimonia il ruolo della sfera religiosa nella vita quotidiana della comunità e suggerisce l’importanza attribuita alla protezione divina.

Gli archeologi hanno inoltre rinvenuto diversi amuleti associati a concetti quali protezione, fertilità, rigenerazione e forza.

Tra gli esemplari figurano amuleti raffiguranti pesci, fiori di loto, cobra, il segno nefer e babbuini.

Nel loro insieme, questi oggetti restituiscono un quadro della religiosità personale all’interno della fortezza, mostrando come le pratiche e le credenze religiose accompagnassero la vita quotidiana di una comunità impegnata al tempo stesso nelle attività militari e nella vita domestica e sociale.

La vita quotidiana nella fortezza

I ritrovamenti archeologici vanno ben oltre le armi, le iscrizioni reali e le testimonianze legate alle attività militari. Gli archeologi hanno rinvenuto un’ampia varietà di vasi e frammenti di ceramica utilizzati per conservare, cucinare e servire gli alimenti, oltre a contenitori destinati a profumi e oli.

Tra gli oggetti più interessanti figura una fiaschetta legata al pellegrinaggio ad Abido, mentre altri reperti documentano le attività economiche e domestiche che si svolgevano quotidianamente all’interno della fortezza. Tra questi vi sono pesi da telaio impiegati nella produzione tessile, frammenti di macine e pestelli e pesi utilizzati con le bilance.

Sono stati rinvenuti anche ornamenti personali e gioielli, che offrono ulteriori informazioni sulla vita sociale e sulle pratiche personali degli abitanti.

Immagini dalla scoperta.
Fonte: luxortimes.com

Nel loro insieme, questi ritrovamenti restituiscono un’immagine di Tell el-Abqain che va oltre quella di un semplice presidio militare: la fortezza emerge come una comunità viva e articolata. Soldati e altri abitanti vi conservavano e preparavano gli alimenti, gestivano le risorse, producevano tessuti, praticavano rituali religiosi e indossavano ornamenti personali, svolgendo le attività quotidiane all’interno dello spazio protetto dalle mura della fortezza.

In conclusione

Strade accuratamente pianificate, quartieri residenziali, depositi per il grano, strutture per la preparazione degli alimenti, infrastrutture per la gestione dell’acqua, resti di cavalli e possibili elementi di equipaggiamento per carri, insieme alle iscrizioni reali e alle raffigurazioni legate alle popolazioni libiche, restituiscono un quadro complesso delle funzioni svolte dalla fortezza.

Tell el-Abqain non appare quindi come un semplice avamposto difensivo, ma come un insediamento permanente nel quale le attività militari convivevano con quelle economiche, domestiche e religiose. La varietà dei ritrovamenti testimonia l’esistenza di una comunità organizzata, impegnata nella gestione delle risorse e nelle attività quotidiane oltre che nella difesa del territorio.

La missione archeologica egiziana prosegue gli scavi, la documentazione e lo studio del sito, con l’obiettivo di riportare alla luce nuovi elementi della fortezza e comprendere più a fondo il ruolo che Tell el-Abqain svolse all’interno del sistema di fortificazioni che proteggeva i confini occidentali dell’Egitto durante il Nuovo Regno.

Fonte

Elena Cappannella

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