La tomba di Tutankhamon ha ancora un segreto? Nuove indagini riaprono il caso della KV62

Un nuovo studio di Mamdouh Eldamaty, Abbas Mohamed Abbas, George Ballard e Nicholas Reeves riesamina dieci anni di indagini geofisiche e propone una possibile prosecuzione della tomba oltre le pareti della camera funeraria. Ma la presenza della sepoltura di Nefertiti resta, per ora, un’ipotesi.

Tutankhamon: cosa si nasconde oltre le pareti della KV62?

La KV62 torna a far parlare di sé: nuove indagini riaprono il caso delle “camere nascoste”

Quando Howard Carter entrò nella tomba di Tutankhamon nel novembre del 1922, si trovò davanti a un monumento straordinariamente ricco ma, soprattutto, sorprendentemente piccolo. La KV62, infatti, presenta un’organizzazione molto più compatta rispetto alle grandi tombe reali della Valle dei Re. È proprio questa peculiarità architettonica che, quasi un secolo più tardi, avrebbe contribuito a riaprire una delle questioni più affascinanti dell’egittologia contemporanea: la tomba che conosciamo è davvero tutta la tomba?

La camera funeraria della tomba di Tutankhamon.
Fonte: www.corriere.it

Nel 2015 l’egittologo britannico Nicholas Reeves formulò una proposta destinata a suscitare un enorme interesse: ciò che oggi chiamiamo KV62 potrebbe rappresentare soltanto la porzione esterna di un monumento funerario più ampio, originariamente concepito per una precedente sovrana della XVIII dinastia. Secondo Reeves, questa sovrana sarebbe stata Nefertiti nella sua eventuale fase finale come sovrano, identificata nella sua ricostruzione con Smenkhkare. La sepoltura di Tutankhamon sarebbe stata realizzata successivamente riutilizzando e adattando la parte esterna del complesso.

La teoria si basava inizialmente soprattutto sull’analisi architettonica e decorativa della camera funeraria, in particolare sulla parete nord. Ma ben presto la questione entrò nel territorio della geofisica.

Ed è proprio qui che comincia una storia fatta di risultati apparentemente contraddittori, nuove scansioni, interpretazioni differenti e, non da ultimo, qualche polemica.

Dal muro dipinto alle anomalie geofisiche

La prima fase della vicenda è ormai ben nota. L’analisi delle scansioni ad altissima risoluzione realizzate da Factum Arte aveva portato Reeves a individuare sulla superficie delle pareti nord e ovest della camera funeraria elementi che, secondo la sua interpretazione, potevano corrispondere a porte e partizioni successivamente occultate sotto la decorazione.

La parete nord appariva particolarmente interessante. Reeves vi riconosceva una storia decorativa complessa, nella quale una prima composizione sarebbe stata successivamente modificata per adattarla alla sepoltura di Tutankhamon. Nel nuovo studio questa interpretazione viene ulteriormente sviluppata: gli autori distinguono una fase originaria, associata alla decorazione della parete nord su fondo bianco e caratterizzata da una griglia proporzionale amarniana, da una seconda fase legata alla trasformazione della camera funeraria per Tutankhamon.

Secondo Reeves, alcuni elementi architettonici e decorativi sembrerebbero quindi conservare la traccia di una struttura precedente, più ampia rispetto alla tomba che oggi vediamo. Ma una cosa è osservare una possibile porta sulla superficie di una parete; un’altra è dimostrare che dietro quella parete esista effettivamente uno spazio.

Per questo motivo la questione passò rapidamente alla geofisica.

2015-2018: quando i radar sembravano raccontare due storie diverse

Nel 2015 le prime indagini radar condotte da Hirokatsu Watanabe furono interpretate come indicazione della possibile presenza di spazi oltre le pareti nord e ovest della camera funeraria. La notizia ebbe un’enorme risonanza internazionale e si collegò immediatamente all’ipotesi di Reeves relativa a Nefertiti.

Ma già nel 2016 una seconda campagna, condotta per National Geographic, produsse risultati differenti. Le analisi effettuate sui dati non evidenziarono le strutture che ci si sarebbe aspettati di trovare qualora dietro le pareti fossero realmente presenti grandi camere vuote. La situazione divenne quindi rapidamente controversa: due indagini radar sembravano suggerire interpretazioni incompatibili.

A quel punto fu deciso di realizzare una nuova campagna, più ampia e metodologicamente strutturata. Nel 2018 il gruppo coordinato dal Politecnico di Torino eseguì tre serie di scansioni GPR utilizzando sistemi a differenti frequenze e confrontando i dati ottenuti. La conclusione comunicata dalle autorità egiziane fu che non emergevano evidenze di camere o corridoi nascosti immediatamente adiacenti alla camera funeraria. Il rapporto del gruppo torinese parlò di una conclusione con un livello di confidenza molto elevato.

Per molti osservatori la questione sembrava dunque chiusa. Ma non per Nicholas Reeves.

“Non indicativo” non significa necessariamente “inesistente”

Nel suo precedente lavoro del 2020, Reeves contestava l’interpretazione secondo cui i risultati del Politecnico di Torino avrebbero dimostrato l’assenza di strutture oltre la camera funeraria. La sua obiezione era metodologica: non rilevare il segnale atteso per un grande spazio vuoto non equivale necessariamente a dimostrare che dietro la parete non esista alcuna struttura.

Frontespizio. La tomba di Tutankhamon (KV62): (x) nuova camera dietro il muro ovest decorato della
Camera funeraria (J); (y) potenziale continuazione della tomba oltre il muro nord decorato della Camera funeraria
Fonte: Nicholas Reeves (2015), THE BURIAL OF NEFERTITI? I

Questa distinzione diventa ancora più importante nel nuovo studio. Reeves e i suoi collaboratori sottolineano infatti che una delle assunzioni implicite nelle prime modellizzazioni era quella di immaginare un ambiente nascosto come un grande vuoto aperto e pieno d’aria. Ma un’antica tomba non necessariamente si presenta in questo modo.

Un corridoio o una camera non ancora esplorata potrebbero essere stati colmati intenzionalmente di detriti e materiale di riempimento. In questo caso la risposta geofisica sarebbe molto diversa da quella prodotta da una grande cavità vuota. Il nuovo lavoro insiste proprio su questo problema interpretativo.

La nuova indagine: non un solo strumento, ma più tecniche insieme

Il nuovo lavoro, pubblicato nel 2026, è molto più ampio di una semplice nuova scansione radar.

Lo studio prende in esame le indagini condotte nella KV62 dal 2015 in poi e incorpora anche due stagioni di lavoro effettuate nel 2023-2024 sotto la direzione di Mamdouh Eldamaty, con George Ballard e Abbas Mohamed Abbas, in collaborazione con il National Research Institute of Astronomy and Geophysics (NRIAG) e l’Amarna Royal Tombs Project.

Copertina del rapporto An Archaeo-Geophysical Review and Assessment of the Structure and Morphology of Tutankhamun’s Tomb (KV 62), dedicato alla rivalutazione archeo-geofisica della tomba di Tutankhamon (GBG Group).
Fonte: www.nature.com

L’approccio adottato è dichiaratamente multidisciplinare.

Sono stati considerati e integrati: ground-penetrating radar (GPR); electrical resistivity tomography (ERT); microgravimetria; mappatura geologica; analisi architettonica; analisi delle decorazioni; analisi iconografica e testuale.

L’idea è semplice ma metodologicamente importante: una singola tecnica geofisica può produrre dati difficili da interpretare, mentre la correlazione tra metodi indipendenti può aumentare la robustezza dell’interpretazione.

La novità più importante: la microgravimetria

La tecnica che caratterizza maggiormente la nuova campagna è la microgravimetria.

A differenza del radar, che registra la risposta delle onde elettromagnetiche all’interno dei materiali, la microgravimetria misura piccolissime variazioni del campo gravitazionale locale. Queste variazioni possono essere associate a differenze nella distribuzione della massa e quindi, in determinate condizioni, anche alla presenza di cavità o strutture sepolte.

È però fondamentale comprenderne i limiti.

Planimetria della KV 62 con sovrapposizione delle anomalie microgravimetriche 3, 4, 7, 10 e 12 (A-E) individuate nel 2023 e relative anomalie di resistività (Progetto di Torino; elaborazione di George Ballard).
Fonte: Eldamaty, Abbas, Ballard & Reeves (2026) An Archaeo-Geophysical Review and Assessment of the Structure and Morphology of Tutankhamun’s Tomb (KV 62). The Burial of Nefertiti? IV, GBG Group.

La microgravimetria non produce una fotografia sotterranea. Gli stessi autori sottolineano che non si tratta di un sistema di imaging paragonabile a una fotografia: il segnale rappresenta l’effetto combinato delle masse presenti nel sottosuolo e deve quindi essere interpretato attraverso modelli.

Nel caso della KV62, i ricercatori hanno individuato diverse anomalie lineari e areali che, secondo la loro interpretazione, potrebbero corrispondere a strutture antropiche sepolte.

Che cosa avrebbe trovato la nuova campagna?

La nuova interpretazione propone un possibile sistema di ambienti situato oltre l’attuale limite settentrionale della KV62, oltre alla possibile presenza di almeno un ambiente supplementare dietro la parete occidentale della camera funeraria.

Ma è fondamentale distinguere ciò che viene considerato relativamente robusto da ciò che rimane altamente speculativo.

Veduta del complesso funerario proposto sovrapposto alla topografia della Valle, che mostra le camere 2, 3 e 4 probabilmente situate appena sotto il fondo della valle, nel canalone settentrionale alla confluenza con il principale asse vallivo nord-sud (GBG Group).
Fonte: Eldamaty, Abbas, Ballard & Reeves (2026) An Archaeo-Geophysical Review and Assessment of the Structure and Morphology of Tutankhamun’s Tomb (KV 62). The Burial of Nefertiti? IV, GBG Group.

Gli stessi autori attribuiscono infatti diversi livelli di confidenza alle strutture proposte. Alcune anomalie risultano più convincenti; altre sono considerate molto meno definite. In particolare, i corridoi ipotizzati presentano livelli di evidenza inferiori rispetto alle strutture principali.

La ricostruzione tridimensionale proposta nello studio deve quindi essere letta come un modello interpretativo, non come una pianta archeologica già dimostrata. Questo è forse il punto più importante da spiegare a chi leggerà la notizia sui social o sui giornali.

Non è stata “fotografata” una camera. È stata proposta una possibile architettura sotterranea, ricostruita attraverso l’interpretazione combinata di diversi segnali geofisici e delle evidenze archeologiche già presenti nella tomba.

E la tomba di Nefertiti?

Qui dobbiamo procedere con ancora maggiore cautela.

Il titolo stesso dello studio – The Burial of Nefertiti? IV – richiama esplicitamente la teoria sviluppata da Reeves a partire dal 2015. Ma il nuovo lavoro non dimostra che Nefertiti sia sepolta oltre la parete nord della KV62. Gli stessi autori lo riconoscono esplicitamente.

La conclusione del lavoro sostiene che l’insieme degli indicatori architettonici, decorativi e geofisici suggerisce fortemente l’esistenza di almeno un ulteriore ambiente di deposito oltre la parete occidentale della camera funeraria e di una prosecuzione funeraria oltre quella settentrionale. Tuttavia, la ricerca non ha ancora raggiunto una conclusione definitiva.

Ancora più significativo è ciò che viene scritto subito dopo: anche se il complesso settentrionale non dovesse rivelarsi la sepoltura di Nefertiti, secondo gli autori gli indizi continuerebbero a indicare un collegamento con la famiglia reale amarniana e con l’ambiente immediatamente legato alla corte di Akhenaton.

Un dettaglio importante: nessuna grande camera vuota è stata rilevata immediatamente dietro le pareti

Potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo è.

Durante le indagini interne del 2023-2024, i dati non hanno mostrato evidenze riconoscibili di grandi camere vuote o altre strutture immediatamente adiacenti alla camera funeraria entro circa due metri dalle pareti. Il nuovo studio lo dichiara esplicitamente. Questo risultato è quindi sostanzialmente compatibile con una parte dei risultati precedenti. La differenza sta nell’interpretazione complessiva.

Secondo gli autori, l’assenza di una grande cavità immediatamente dietro la parete non esclude necessariamente l’esistenza di una struttura più distante, di un corridoio riempito o di ambienti collocati oltre una sequenza di strutture e materiali di riempimento. È una distinzione sottile, ma fondamentale.

La parete occidentale: un secondo indizio

Il nuovo studio dedica attenzione anche alla parete occidentale della camera funeraria.

Le scansioni di Factum Arte avevano già suggerito la presenza di caratteristiche compatibili con una porta occultata sotto la decorazione. Nel nuovo lavoro, alcuni dati radar vengono interpretati come compatibili con una possibile apertura bloccata e con un ambiente ulteriore, indicato dagli autori come Jx.

Proposta di revisione geofisica della disposizione delle camere funerarie e degli ambienti oltre le pareti decorate nord e ovest della camera funeraria (J) di Tutankhamon. È evidenziata la possibile prosecuzione del corridoio identificato sia dal Tesoro sia dalla camera funeraria oltre la parete nord (GBG Group).
Fonte: Eldamaty, Abbas, Ballard & Reeves (2026) An Archaeo-Geophysical Review and Assessment of the Structure and Morphology of Tutankhamun’s Tomb (KV 62). The Burial of Nefertiti? IV, GBG Group.

Anche qui, tuttavia, non siamo davanti a una scoperta archeologica già verificata.

Lo studio stesso riconosce che alcuni elementi presentano livelli di certezza differenti e che il modello volumetrico delle strutture dipende da assunzioni sulla composizione e sulla densità del materiale sottostante.

E le anomalie della Valle dei Re?

Un’altra componente interessante della ricerca riguarda l’area esterna alla tomba.

Le nuove indagini hanno esteso il campo di osservazione a una porzione di circa 35 × 35 metri oltre il limite settentrionale della KV62. La microgravimetria ha evidenziato gruppi di anomalie lineari che, secondo gli autori, potrebbero avere un’origine antropica.

Ma anche in questo caso bisogna mantenere la prudenza.

La geologia della Valle dei Re è complessa. Le anomalie ERT, per esempio, possono essere influenzate dalla distribuzione dell’umidità nel sottosuolo e dalla presenza di fenomeni naturali, comprese strutture carsiche. Il nuovo studio dedica infatti una parte considerevole proprio alla possibilità che alcune anomalie abbiano un’origine naturale.

Questa è un’altra ragione per cui gli autori insistono sulla necessità di correlare tecniche differenti.

Il prossimo passo: entrare nelle camere?

Gli autori indicano infatti come fase successiva dell’indagine la ricerca di un modo per raggiungere direttamente almeno una delle strutture proposte e verificarne la natura attraverso un’ispezione fotografica.

È un passaggio decisivo.

Perché finché non sarà possibile osservare direttamente una struttura, rimarremo nel campo dell’interpretazione geofisica.

E questo vale anche per Nefertiti.

Anche qualora venisse confermata l’esistenza di una prosecuzione della KV62, resterebbe da stabilire chi fu il proprietario originario del complesso e chi, eventualmente, venne deposto nelle sue parti più profonde.

L’identificazione con Nefertiti/Smenkhkare rappresenta dunque un’ipotesi interpretativa ulteriore, non una conseguenza automatica della scoperta di nuove strutture.

Per leggere l’articolo originale vai alla nostra “Raccolta Bibliografica” sezione Tecnologia e archeologia per la Valle dei Re.

Fonte

Claudio Lombardelli

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