Nel giardino dei faraoni: un viaggio tra natura, storia e immaginario

“Se dovessimo descrivere un tipico giardino egizio, diremmo che era caratterizzato da una disposizione armonica e simmetrica, progettata per creare un ambiente ordinato e sereno. Circondato da una recinzione in mattoni, questo spazio privilegiato era protetto dall’ambiente esterno. Al centro del giardino di trovava un  elemento fondamentale: una riserva d’acqua rappresentata solitamente da un bacino quadrato o rettangolare. Le piante erano disposte con cura attorno al bacino, seguendo una gradazione  naturale: piante acquatiche all’interno, vegetazione spondale lungo i bordi e alberi disposti in filari paralleli nello spazio più esterno, a sottolineare la simmetria complessiva del giardino.”

Copertina del libro.
Fonte: www.mulino.it

Faraoni e fiori di Divina Centore, pubblicato da Il Mulino (2025), è un saggio che unisce rigore scientifico e capacità narrativa, offrendo al lettore un viaggio sorprendente nel mondo dei giardini, delle piante e delle pratiche botaniche dell’antico Egitto. Il libro si distingue per la chiarezza espositiva e per la ricchezza delle fonti iconografiche e letterarie, che l’autrice utilizza con equilibrio per restituire un quadro vivido e multidimensionale di una civiltà che ha fatto della gestione dell’acqua, della vegetazione e degli spazi verdi un elemento identitario.

Divina Centore, egittologa e divulgatrice, è nota per i suoi studi dedicati alla cultura materiale e alla vita quotidiana nel mondo faraonico. Ha collaborato a progetti museali e pubblicato altri contributi dedicati alla botanica egizia, alla storia del paesaggio nilotico e alla rappresentazione del mondo naturale nelle arti figurative. Faraoni e fiori si inserisce perfettamente nel suo percorso di ricerca, confermandone l’attenzione per i dettagli, la sensibilità interdisciplinare e la capacità di rendere accessibili temi specialistici senza semplificazioni.

Il libro si apre con un’immagine potente: il giardino di Nebamun, simbolo di un rapporto con la natura che non è semplice cornice, ma parte integrante dell’identità egizia. Da qui Centore sviluppa un percorso che tocca la geografia del Paese, il ruolo del Nilo e il ritmo delle stagioni, mostrando come l’ambiente abbia modellato non solo l’agricoltura, ma anche l’immaginario, la religione e la quotidianità.

Uno dei meriti maggiori del volume è la capacità di restituire la varietà degli spazi verdi egizi: giardini legati ai templi, luoghi di culto, complessi funerari, residenze private. Ogni contesto rivela funzioni diverse, simboli diversi, un diverso modo di concepire la relazione tra uomo, divinità e natura. L’autrice accompagna il lettore attraverso pitture funerarie, rilievi templari, testi letterari, modellini lignei e progetti architettonici, ricostruendo un mosaico ricco e sfaccettato. Colpisce anche l’attenzione per ciò che non compare nelle fonti — come l’assenza quasi sistematica degli animali — e per il significato culturale di queste omissioni.

Un altro aspetto particolarmente riuscito è la parte dedicata ai giardinieri: figure spesso invisibili nella narrazione storica, ma fondamentali per la cura e la gestione degli spazi verdi. Centore restituisce loro voce e dignità, descrivendo competenze, specializzazioni e ruoli sociali, dai coltivatori di fiori di loto ai fioristi, fino ai lavoratori più umili.

Il libro si allarga poi alla vita quotidiana, mostrando come le piante fossero presenti in ogni ambito: cosmetici, profumi, unguenti, medicina, moda, artigianato, alimentazione. Questa sezione è tra le più affascinanti, perché rivela quanto la botanica fosse intrecciata con l’identità stessa della società egizia, ben oltre la dimensione estetica.

Non manca uno sguardo comparativo sul Mediterraneo antico, che permette di cogliere affinità e differenze con Mesopotamia, Creta, Grecia e Roma, e di comprendere meglio la specificità della tradizione egizia. Il volume si chiude con una riflessione sul valore dei giardini nella storia e nella museografia contemporanea, interrogandosi sui limiti e sulle sfide future della conservazione del patrimonio botanico e paesaggistico.

Un ulteriore pregio del libro risiede nelle appendici, che offrono un supporto iconografico essenziale per visualizzare ciò che il testo descrive: tavole, dettagli di pitture, schemi ricostruttivi e un piccolo erbario che raccoglie le principali specie vegetali citate. Non si tratta di un semplice apparato illustrativo, ma di un vero strumento di approfondimento, che permette di cogliere la varietà delle forme, dei colori e delle funzioni delle piante nell’immaginario egizio. Queste immagini, selezionate con cura, ampliano la comprensione del lettore e rendono più immediata la connessione tra parola e rappresentazione.

Nel complesso, Faraoni e fiori è un’opera equilibrata, documentata e piacevole da leggere. Pur affrontando temi specialistici, mantiene un tono accessibile e invita a guardare l’antico Egitto da una prospettiva nuova, più sensibile alla materialità, alla natura e ai gesti quotidiani.

Non a caso l’autrice, tirando le somme del suo viaggio, afferma: «All’inizio di questo viaggio mi sono chiesta: cos’è un giardino? Ora, con quanto scritto alle spalle, mi sento di affermare che il giardino è un fenomeno storico dalle mille sfaccettature, difficile da racchiudere in una definizione univoca. Possiamo tuttavia riconoscerlo come uno spazio distinto, separato dall’ambiente circostante, concepito dall’uomo per soddisfare esigenze molteplici […] e modellato secondo i canoni e i valori di una cultura specifica». Una frase che riassume perfettamente lo spirito del libro e ne restituisce la profondità.

In definitiva Faraoni e fiori è un libro che arricchisce, che stimola la curiosità e che dimostra come anche gli aspetti apparentemente marginali di una civiltà possano rivelare mondi complessi e profondi.

Una lettura consigliata a chi ama l’Egitto, a chi si interessa di storia del paesaggio e delle piante, e a chi cerca un saggio capace di unire rigore e bellezza narrativa.

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Claudio Lombardelli

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