Una missione archeologica egiziana ha scoperto a Bir el-Shaghala, nell’oasi di Dakhla, una monumentale tomba in mattoni crudi con una sovrastruttura piramidale. Al suo interno sono emersi una rara rappresentazione della settima ora dell’Amduat, iscrizioni geroglifiche e una stele funeraria con un’elegia di 19 righe in greco antico. Un insieme di testimonianze che restituisce l’immagine di una società nella quale tradizioni egiziane, cultura greca e presenza romana convivevano ancora durante la tarda antichità.

Fonte: luxortimes.com
Una tomba monumentale nella necropoli di Bir el-Shaghala
La scoperta è stata effettuata da una missione archeologica egiziana del Supreme Council of Antiquities presso il sito di Bir el-Shaghala, nell’oasi di Dakhla, nel governatorato della New Valley. La tomba, costruita principalmente in mattoni crudi e databile al periodo romano, era destinata alla sepoltura di un uomo e di sua moglie.
L’edificio appartiene a una tipologia già documentata nella necropoli: un complesso funerario caratterizzato da ambienti sotterranei o semisotterranei e da una struttura superiore a forma di piramide. In questo caso, l’accesso alla tomba era preceduto da una scalinata di 14 gradini, che conduceva a un ingresso monumentale realizzato in arenaria.

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La facciata dell’ingresso riprende elementi dell’architettura faraonica. Una cornice egiziana è decorata con un disco solare alato affiancato da due cobra, mentre al di sotto compare un elemento architettonico che richiama un fascio di giunchi. Le superfici sono inoltre decorate con iscrizioni geroglifiche contenenti formule e testi funerari destinati a proteggere il defunto.
Ma è sull’architrave superiore che si trova uno degli elementi più interessanti dell’intero monumento.
La settima ora dell’Amduat
L’architrave conserva infatti una scena funeraria identificata dagli archeologi come la settima ora dell’Amduat, uno dei più importanti testi dell’antica tradizione funeraria egiziana.
L’Amduat, il cui nome può essere tradotto come “Ciò che è nell’aldilà”, descrive il viaggio notturno del dio solare attraverso il mondo sotterraneo. Il percorso è articolato nelle dodici ore della notte e culmina con la rigenerazione del sole e la sua rinascita all’alba.
La rappresentazione individuata a Bir el-Shaghala è particolarmente significativa perché, secondo la missione archeologica, una scena della settima ora non era stata precedentemente documentata nelle tombe finora scavate nella necropoli.
La presenza dell’Amduat in una tomba di epoca romana costituisce inoltre una testimonianza della persistenza di concezioni funerarie molto più antiche. A secoli di distanza dalla costruzione delle grandi tombe dell’Egitto faraonico, testi e immagini legati al viaggio nell’aldilà continuavano infatti a essere utilizzati e reinterpretati.
L’ingresso della tomba era inoltre chiuso da una lastra di sbarramento in pietra decorata con una rappresentazione osiriaca circondata da formule funerarie.
Una tomba, due camere funerarie e una struttura piramidale
Oltre l’ingresso si apre un ambiente trasversale in mattoni crudi, coperto da una volta, che presenta un crollo nella parte occidentale. Sul lato destro dell’ambiente sono state individuate due camere funerarie, anch’esse costruite in mattoni crudi e rivestite di intonaco.

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Al di sopra di questi ambienti si sviluppava la struttura superiore della tomba, caratterizzata dalla forma piramidale.
Non si tratta quindi di una “piramide” nel senso tradizionale del termine, come quelle dell’Antico Regno, ma di una sovrastruttura funeraria piramidale appartenente a una tradizione architettonica che rimase in uso nelle necropoli dell’Egitto greco-romano. A Bir el-Shaghala sono infatti già note tombe caratterizzate dalla combinazione di ambienti funerari, cappelle e strutture piramidali.
L’elegia greca per Psychtis
Un’altra scoperta di particolare interesse è stata effettuata nella parte meridionale della struttura piramidale.
Qui gli archeologi hanno rinvenuto una stele funeraria in pietra, di forma rettangolare e con sommità a frontone triangolare, al centro della quale è scolpito un disco solare.

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La stele conserva un’elegia funeraria composta da 19 righe in greco antico, scritta con inchiostro rosso e dedicata a un uomo chiamato Psychtis. Secondo una prima interpretazione, ancora preliminare, l’uomo potrebbe aver ricoperto la funzione di giudice. L’iscrizione è stata provvisoriamente datata tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C.
Il testo aggiunge così un ulteriore livello culturale al monumento. Accanto ai geroglifici, alle immagini funerarie egiziane e all’Amduat compare infatti un testo letterario in lingua greca, testimonianza dell’ambiente culturale nel quale vivevano gli abitanti dell’oasi durante il periodo romano.
Offerte funerarie e una moneta di Costantino
La missione ha recuperato anche altri oggetti legati alle pratiche funerarie.
Tra questi figurano una tavola d’offerta in arenaria, collocata sopra un bacino per le abluzioni realizzato nello stesso materiale, diversi recipienti ceramici e una moneta di bronzo recante l’immagine dell’imperatore romano Costantino.

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Questi reperti contribuiscono a delineare una fase di utilizzo del monumento collocabile all’interno del complesso quadro storico dell’Egitto romano.
Gli archeologi hanno inoltre individuato, nella parte superiore della struttura, una cappella in mattoni crudi costruita sopra l’ingresso principale. Davanti ad essa si trovava un piccolo santuario funerario caratterizzato da quattro colonne quadrate in mattoni crudi.
Questi interventi potrebbero indicare una riutilizzazione o una trasformazione successiva del monumento, anche se saranno necessari ulteriori studi per ricostruirne con precisione le diverse fasi di utilizzo.
Bir el-Shaghala, la necropoli di Mothis
La scoperta acquista ulteriore importanza se inserita nel contesto di Bir el-Shaghala.
L’area faceva parte della necropoli di Mothis, l’antica capitale dell’oasi di Dakhla durante i periodi tolemaico e romano, corrispondente all’odierna Mut. Le attività archeologiche del Supreme Council of Antiquities nel sito sono iniziate nel 2002 e hanno portato alla luce numerose tombe caratterizzate da differenti soluzioni architettoniche.
Molti di questi monumenti presentano una combinazione di elementi egiziani e influenze proprie delle epoche tolemaica e romana. Alcuni possiedono cortili aperti, scale, altari destinati alle pratiche funerarie, camere con coperture a volta e strutture superiori a forma di piramide.
Anche la decorazione testimonia questa continuità. Le tombe possono infatti presentare scene e testi tratti dai libri funerari egiziani accanto a elementi greci e romani.
La nuova scoperta si inserisce perfettamente in questo quadro, ma offre una testimonianza particolarmente articolata.
Un Egitto romano ancora profondamente egiziano
È proprio la combinazione delle diverse testimonianze a rendere interessante la tomba di Bir el-Shaghala.
All’interno dello stesso complesso funerario convivono infatti architettura di tradizione egiziana, geroglifici, immagini osiriache, una scena dell’Amduat, un’elegia in greco antico e una moneta con l’immagine di un imperatore romano.
Non siamo quindi di fronte alla semplice sostituzione della cultura faraonica con quella greco-romana. Il monumento mostra piuttosto come le tradizioni egiziane potessero continuare a essere utilizzate e reinterpretate all’interno della società dell’Egitto romano.
La scena della settima ora dell’Amduat è, da questo punto di vista, particolarmente significativa: una composizione funeraria sviluppatasi molti secoli prima continuava a essere considerata appropriata per accompagnare un defunto in una società ormai inserita nell’Impero romano.

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La tomba di Bir el-Shaghala offre dunque una nuova testimonianza della continuità, trasformazione e coesistenza delle tradizioni funerarie egiziane, greche e romane nelle oasi del Deserto Occidentale.
E mostra ancora una volta come, nell’Egitto romano, la cultura faraonica non fosse semplicemente scomparsa, ma continuasse a vivere attraverso immagini, testi, rituali e forme architettoniche profondamente radicate nella storia millenaria della civiltà egiziana.
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A cura di Claudio Lombardelli


