Il Falco, l’incarnazione di Horus

Gli animali nell’antico Egitto, con le loro caratteristiche quasi sovrannaturali, erano tenuti in grandissima considerazione. Da qui a riconoscerli come manifestazione della divinità il passo fu molto breve. Molti sono i culti animali nati durante la lunghissima società egizia: da quello dei gatti, sacri a Bastet, ai coccodrilli di Sobek, fino al culto dedicato al dio più importante del pantheon egizio: il culto del falco, animale sacro ad Horus.

Statua del dio Horus
Fonte: www.britannica.com

Gli Egizi, fin dagli inizi della loro antica civiltà, tenevano in grande considerazione gli animali.

Da qui a riconoscere in loro caratteristiche quasi sovrannaturali (e quindi divine) e venerarli come fossero manifestazione della divinità, il passo fu molto breve.

Culti animali sono nati in tutto l’Egitto già a partire dal periodo predinastico. Continueranno a diffondersi nel Nuovo Regno, periodo durante il quale si svilupparono le necropoli più famose: da Canopo (dedicata agli ibis), a Bubasti (con i gatti), fino a Saqqara con il Serapeo dedicato ai tori Apis. Infine, Dendera, Abido e Tebe dove, fra le tante c’erano anche necropoli di ibis e falchi. Nei periodi tolemaico e romano i culti animali diventarono sempre più importanti e anche le necropoli aumentarono considerevolmente di numero.

Secondo l’autore greco Strabone i culti si dividevano tra quelli di animali sacri e divini. Se nel primo caso i sacerdoti sceglievano uno specifico animale per dei segni fisici ben stabiliti (come per i tori Apis), un animale si definiva nṯri, cioè divino, perché era manifestazione del dio sulla terra. Non ce ne era uno specifico al centro del culto, ma venivano venerati e mummificati tutti insieme. I gatti, per esempio, erano sacri a Bastet, così come gli ibis al dio della saggezza Thot e i falchi, sacri al dio Horus.

Il dio Horus

Quest’ultimo era una delle divinità più importanti dell’antico pantheon egizio.

Gli antichi Egizi veneravano Horus come dio del cielo e della regalità già nel tardo periodo predinastico.

Immaginato come un falco il cui occhio destro era il sole, il sinistro la luna, le stelle le piume del petto, mentre la ali la volta celeste, assunse presto anche connotazioni solari. Divenne così, identificandosi con Ra, il dio del sole di Eliopoli, chiamato Ra Horakhty.

A Nekhen (rinominata dai greci Hierakonpolis), durante la prima dinastia, si affermò l’idea che il faraone fosse l’incarnazione terrena del dio.

Dopo la riunificazione dell’Egitto questa concezione divenne un vero e proprio dogma nazionale.

Lotta fra Horus e Seth.
Fonte: www.ilbosone.com

Da qui, nacque il mito dell’eterna lotta fra Horus e Seth, come manifestazione della riconciliazione fra Alto e Basso Egitto.

Secondo il mito, Horus era figlio di Osiride ed Iside, nonché nipote di Seth, fratello di Osiride. Quando Seth uccise il fratello e contestò l’eredità di Horus, iniziò una guerra per il trono d’Egitto. Alla fine, Horus sconfisse lo zio, assunse il comando e vendicò Osiride, che divenne sovrano e giudice del regno dei morti. Durante il combattimento l’occhio sinistro di Horus (la luna) venne danneggiato da Seth e fu guarito dal dio Thot (ecco come gli Egizi spiegavano le fasi lunari).

Il culto del falco, immagine di Horus

La popolarità di Horus crebbe ancora sotto l’Egitto tolemaico. In questo periodo, infatti, la sconfitta di Seth divenne un simbolo del trionfo dell’Egitto sui suoi occupanti.

A Edfu, i Tolomei fecero costruire un tempio, che divenne il principale centro di culto di Horus. Qui, periodicamente, durante la Festa della Vittoria, veniva messo in scena un dramma rituale con Horus nelle vesti del faraone che infilzava un ippopotamo, immagine di Seth.

Molte fonti riportano come all’interno delle mura del tempio di Edfu venissero allevati in una voliera diversi falchi selezionati per incarnare il dio.

Ogni anno si proclamava l’incoronazione del falco che identificava il dio Horus come re di tutto l’Egitto. Nel corso della cerimonia, la statua del dio veniva condotta dai sacerdoti al “Tempio del falco vivente”, composto da una grande sala chiusa da una porta a battenti e da un santuario interno. La statua veniva fatta fermare probabilmente di fronte ad uno dei falchi presenti nella voliera, che veniva presentato come Horus ai fedeli riuniti.

Con una cerimonia che durava alcuni giorni, il falco riceveva una titolatura regale, visitava il santuario e gli veniva offerto un pasto.

Al momento, non è dato conoscere il destino riservato all’animale alla scadenza del suo anno di regno. Quello che è certo però è che, quando venivano mummificati, collocati in giare di terracotta o deposte senza sarcofagi, le mummie diventavano incarnazione di Horus, fungendo da veri e propri intermediari con i fedeli.

Addirittura, gli antichi Egizi organizzavano dei pellegrinaggi verso le necropoli e i pellegrini potevano acquistare le mummie come doni votivi.

Sottolineando, ancora una volta, la grande considerazione che avevano per il falco, incarnazione del dio Horus, re d’Egitto.


Per altre curiosità sul culto degli animali, andate alla Raccolta Bibliografica, nella sezione Animali sacri: culti e curiosità, scritta per l’occasione.

Gli altri culti trattati

Fonti

Elena Cappannella

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