La mitologia egizia è nota per le sue numerose divinità, molte delle quali dal curioso aspetto metà animale e metà umano. Da Horus (ḥrw) a Bastet (bꜣstt), Hathor (ḥwt-ḥrw) e Thot (ḏḥwty) fino al dio che ancora oggi cattura l’immaginazione del pubblico moderno: Anubi (ἰnpw), il dio dalla forma di sciacallo.

Ph. Elena Cappannella
Se chiedessimo a qualunque persona al mondo quale aspetto della cultura egizia lo colpisce di più, senza dubbio la maggior parte risponderebbe: la concezione che avevano dell’Aldilà.
Dopo la morte, infatti, il corpo veniva mummificato, perché solo conservandosi le spoglie mortali, l’anima (o meglio, il ba) le avrebbe riconosciute e si sarebbero riuniti nell’Oltretomba.
Iniziava un viaggio, pieno di pericoli, perché gli Egizi credevano che i Campi di Iaru bisognava meritarseli.
Eppure, il defunto non era da solo in questo spaventoso percorso. Ha paura, ma “qualcuno” lo tiene per mano e lo guida attraverso le tenebre fino ad Osiride e all’ultima, definitiva, prova.
È Anubi (ἰnpw, in egizio), il dio dalla forma di sciacallo.
Cane selvatico, lupo egiziano o sciacallo?
Anubi era un antichissimo dio funerario, per il quale le prime immagini risalgono già a partire dall’Antico Regno.
Come per altre divinità, poteva essere rappresentato sia in forma animale che mista (nel suo caso, metà canide e metà umana) ed è, ad onor del vero, solo una convenzione identificarlo in uno sciacallo. Infatti, è impossibile chiarire con certezza a quale specie appartenesse, se cane selvatico, lupo egiziano o sciacallo, appunto. Infatti, le caratteristiche fisiche che lo contraddistinguevano appartengono un po’ a tutte e tre le specie.
E il nero?
Per noi è il colore della notte o, nella sua accezione più negativa, del lutto.
Per gli antichi Egizi, invece, il nero rientrava nella loro particolare simbologia di colori. Era, all’opposto rispetto alla nostra concezione, il colore della rigenerazione e della rinascita. Ricordava infatti il limo, depositato dal Nilo dopo l’inondazione. Era un fango fertile, quasi nero, che celava in sé la rinascita della natura.
Anubi, non solo una guida
Anubi è una delle divinità più importanti dell’antico Egitto, dai molteplici e particolari ruoli.
Gli Egizi avevano notato che, ai limiti del deserto, proprio dove si trovavano le necropoli, spesso si aggiravano gli sciacalli.
Quindi, oltre ad essere una guida per il defunto, quale divinità migliore di Anubi, poteva essere il protettore delle loro tombe?
È conosciuto come Signore della Necropoli (nb pr-ḏ.t) e spesso nelle tombe veniva raffigurato proprio in questo ruolo.
Come in quella di Tutankhamon (KV62), dove è presente un sigillo di argilla con nove archi, simbolo, nella convenzione geroglifica egizia, dei nemici dell’Egitto. Erano sormontati (e quindi sconfitti) proprio da Anubi.
Sempre nella tomba del Faraone bambino, iconica è la statua di questa divinità, in forma animale ed accovacciato, a protezione dei vasi canopi.

Ph. Elena Cappannella
Anubi e la mummificazione
I miti riguardanti la nascita e le origini di Anubi sono molteplici e si perdono nella “notte dei tempi”.
Le prime evidenze si riscontrano già nei Testi delle Piramidi, insieme di formule egizie risalenti all’antico Regno.
In questi ultimi il dio dalla forma di sciacallo era identificato come figlio della vacca celeste Hesat (ḥzꜣt), una delle forme di Hathor (ḥwt-ḥrw).
Tuttavia, la versione sicuramente più conosciuta e amata è quella che lo indicava come figlio di Osiride (wsἰr) e Nefti (nbt-ḥwt).
Una cosa, però, è identica in tutti i racconti: il ruolo di Anubi nel mito di Osiride.
Quando Seth (stẖ) uccise e smembrò il corpo del fratello, Iside (ꜣst) e Nefti recuperarono tutti i quattordici pezzi e li consegnarono proprio ad Anubi.
Fu quest’ultimo che ricompose il corpo di Osiride e lo avvolse nelle bende, creando così la prima mummia della storia egizia.

Ph. Elena Cappannella
Anubi divenne il dio della mummificazione ed ottenne i titoli di “colui preposto ai bendaggi” (ἰmy-ut) e “colui che presiede il santuario del dio” (ḫnty-šw–nṯr).
Adesso è anche chiaro perché, durante questo particolare rituale, un sacerdote impersonava il dio Anubi, indossando una maschera a forma di sciacallo.
La psicostasia
Last, but not least.
Dopo aver accompagnato il defunto attraverso le pericolose tenebre dell’Aldilà, l’anima e Anubi arrivavano al tribunale della doppia verità.
Vi aveva luogo uno dei rituali più particolari e probabilmente più conosciuti dell’antico Egitto.
Più che un rituale; un vero e proprio processo presieduto da quarantadue divinità e, come giudice, Osiride, il dio dell’Oltretomba.
È un vero e proprio giudizio universale.
I greci lo chiamarono “psicostasia”, la pesatura dell’anima per gli Egizi, e Anubi aveva il compito di controllare la perfetta taratura (e quindi il funzionamento) della bilancia.

Fonte: www.storicang.it
Mentre su un piatto c’era la piuma di Maat (mꜣꜥt), simbolo di verità e giustizia, dall’altro si poneva il cuore (ἰb) del defunto.
Solo se il loro peso fosse stato identico, avrebbe significato che l’uomo (o la donna) in vita si era comportato correttamente e poteva proseguire il viaggio fino ai Campi di Iaru, tra gli altri “giusti di voce” (mꜣꜥt ḫrw).
Ma se il cuore fosse stato più pesante della piuma, allora l’anima sarebbe stata dannata per sempre e divorata dal mostro Ammit (ꜥmmyt – la Divoratrice), dalla testa di coccodrillo, la parte superiore del corpo di un leone, con relativa criniera e parte inferiore di un ippopotamo.
Il culto di Anubi
Data la sua importanza, va da sé che il culto di Anubi ha avuto una grande diffusione in tutto l’Egitto già a partire dall’Antico Regno, fino soprattutto all’epoca tolemaica e romana.
Mummie di cani sono stati rinvenuti in luoghi come Abido, Copto e Lisht, ma è senz’altro a Kynopolis, città situata nella diciottesima provincia dell’Alto Egitto, che era effettivamente collocato il centro di culto vero e proprio.
Intorno a fine ‘800 a Saqqara, e precisamente a nord del Bubasteion, è stata scoperta un’altra necropoli detta Anubieion, ad oggi ancora in fase di esplorazione.
Al suo fianco, anche un tempio dedicato ad Anubi che ospitava cani, come rappresentanti della divinità.
Inoltre, gli studiosi ritengono che a Memphis ci fosse una struttura che, come fosse un “allevamento” di cani, era deputata ad ospitare la maggior parte degli animali dedicati al culto.
È qui e al tempio di Saqqara che i pellegrini avrebbero acquistato la mummia da portare alla necropoli, come ex-voto, perché Anubi garantisse loro un viaggio agevole attraverso l’Aldilà.
Se guardassimo questa pratica relativa ai culti degli animali divini con gli occhi di persone del XXI secolo, è chiaro, potremmo solo definirla orrenda.
Ma non è corretto, per lo meno per chi scrive, giudicare oggi, una cultura di migliaia di anni fa.
Anche se apparentemente moderna come quella egizia.
Conclusione
Il culto di Anubi ha avuto un ruolo significativo nelle credenze e nelle pratiche religiose degli antichi Egizi.
In effetti, quale migliore animale di un cane, a cui già l’antico popolo del Nilo riconosceva un’eccezionale devozione verso l’uomo, poteva accompagnarlo nell’ultimo viaggio e proteggerne la tomba?
Ancora oggi, la sua immagine rimane uno dei simboli più riconoscibili dell’antica mitologia egizia.
La stessa immagine che una sera di tanti anni fa, guardando un film insieme ai genitori, fu riconosciuta da una bambina.
“Guarda mamma, è Anubi! Quello è Anubi!”
Tutto, ebbe inizio in quel preciso momento.
Per altre curiosità sul culto degli animali, andate alla Raccolta Bibliografica, nella sezione Animali sacri: culti e curiosità, scritta per l’occasione.
Altri culti di cui abbiamo parlato:
- Apis, il sacro toro di Menfi
- Sobek, il dio del Nilo
- I gatti dell’antico Egitto: da cacciatori a divinità
- I segreti del Sacro Babbuino
- Il Falco, l’incarnazione di Horus
- Il Segreto degli Arieti: Divinità, Riti e Simbolismo nell’Antico Egitto
- Il paradosso del Nilo: l’ippopotamo sacro nell’immaginario religioso egizio
Fonte
Elena Cappannella


