“Vari studi sulla storia del giardino ritengono che esso sia nato nell’antico Egitto: già nell’Antico Regno alcune coltivazioni dotate anche di una piacevole consistenza estetica erano presenti a ridosso delle case, come presso la villa di Meten […] circondata da una recinzione di 105 metri di lato, con piantagioni di palme, fichi ed acacie, vigne e vasche d’acqua.”

Fonte: www.pontecorboli.com
Il giardino nell’antico Egitto e nel Vicino Oriente (Angelo Pontecorboli Editore, 2016) di Maurizio Martinelli affronta un tema che, pur essendo centrale nella vita religiosa, politica e quotidiana delle civiltà orientali, è spesso rimasto ai margini degli studi tradizionali. Il volume ricostruisce la nascita e l’evoluzione del giardino come spazio simbolico, sacro e sociale, seguendo un percorso che attraversa l’Egitto faraonico e le culture del Vicino Oriente.
Maurizio Martinelli, laureato in Etruscologia all’Università di Firenze, ha partecipato a scavi archeologici, collaborato con musei e istituzioni culturali e preso parte a convegni nazionali e internazionali dedicati alla storia e all’archeologia. Funzionario nel settore dei musei e del patrimonio culturale, coordina attività di comunicazione e progetti europei legati all’archeologia. Autore di numerosi volumi sulla cultura materiale e sul paesaggio antico, ha più volte esplorato il rapporto tra vegetazione, religione e identità culturale nel Mediterraneo. Questa esperienza conferisce al libro una solidità metodologica evidente, soprattutto nell’uso delle fonti e nella ricostruzione degli spazi verdi.
La prima parte del volume è dedicata alle origini del giardino nel mondo faraonico, analizzato nelle sue dimensioni sacre, regali, pubbliche e private. Attraverso pitture tombali, rilievi templari, resti botanici e strutture idrauliche, Martinelli mostra come il giardino egizio fosse un microcosmo ordinato, modellato secondo logiche precise: gestione dell’acqua, selezione delle specie vegetali, organizzazione degli spazi. Il giardino diventa così un riflesso dell’armonia cosmica e del rapporto tra uomo, natura e divinità.
Particolarmente interessanti sono le pagine dedicate ai giardini templari e funerari, luoghi in cui la vegetazione assumeva un valore simbolico legato alla rigenerazione, alla purezza e alla continuità del potere. Bacini d’acqua, alberi sacri, pergolati e piante aromatiche compongono un linguaggio rituale complesso, che l’autore restituisce con chiarezza e rigore.
La seconda parte amplia lo sguardo al Vicino Oriente, seguendo un percorso che va dalle piantagioni ai frutteti, dai giardini sacri a quelli profani. Martinelli mette in luce differenze e continuità tra le culture mesopotamiche, siriache e anatoliche, mostrando come il giardino fosse un elemento identitario modellato dalle condizioni ambientali e dalle esigenze politiche e religiose. Il confronto con l’Egitto non si limita a elencare analogie e divergenze, ma ricostruisce un dialogo culturale fatto di scambi, adattamenti e reinterpretazioni.
Il volume si distingue anche per l’attenzione alle fonti materiali e iconografiche, utilizzate come strumenti interpretativi fondamentali. Le ricostruzioni dei giardini, le piante identificate, le strutture idrauliche e gli schemi planimetrici rendono tangibile ciò che spesso rimane astratto nei testi antichi.
Nel complesso, Il giardino nell’antico Egitto e nel Vicino Oriente è un’opera documentata, chiara e ricca di spunti. Offre una visione ampia del giardino come fenomeno storico e culturale, capace di raccontare l’identità delle civiltà che lo hanno immaginato e vissuto. È un libro che arricchisce, che stimola la curiosità e che invita a guardare gli spazi verdi antichi non come semplici elementi paesaggistici, ma come specchi delle società che li hanno creati.
Il collegamento con Faraoni e fiori di Centore emerge con naturalezza: se quel volume privilegiava uno sguardo narrativo e sensoriale, Martinelli offre la controparte storica e archeologica. Due prospettive diverse, ma complementari, che insieme restituiscono la complessità del giardino antico.
Claudio Lombardelli


