Un nuovo studio pubblicato su Nature (npj Heritage Science) propone un modello costruttivo verificato digitalmente, capace di spiegare come gli Egizi avrebbero potuto completare la Piramide di Cheope in un arco di tempo compatibile con il regno del sovrano. La ricerca introduce un sistema di rampe integrate negli spigoli, testato attraverso simulazioni ingegneristiche avanzate.

Fonte: www.ancient-origins.net
Introduzione
La costruzione della Grande Piramide rimane uno dei problemi più complessi dell’archeologia egizia. Le teorie formulate negli ultimi due secoli hanno cercato di conciliare logistica, geometria e tempi di cantiere, ma nessuna ha mai fornito un modello quantitativo completo.
Il nuovo studio di Rosell Roig Vicente Luis “A computational framework for evaluating an edge-integrated, multi-ramp construction model of the Great Pyramid of Giza.” affronta la questione con un approccio radicalmente diverso: non una semplice ipotesi, ma un framework computazionale che mette alla prova la fattibilità del cantiere minuto per minuto, valutando trasporto, sollevamento, stabilità strutturale e compatibilità con le evidenze archeologiche.
Un modello che unisce ingegneria, logistica e archeologia
Il cuore dello studio è il modello Integrated Edge‑Ramp (IER), un percorso elicoidale ricavato omettendo e poi riempiendo corsi perimetrali lungo gli spigoli della piramide. Le simulazioni mostrano che questo sistema può sostenere un ritmo di lavoro estremamente elevato, con un dispaccio di blocchi ogni quattro‑sei minuti, un valore coerente con la necessità di posare circa un blocco ogni tre minuti per completare l’opera entro il regno di Cheope.

Fonte: Rosell Roig, V. L. (2026)
Il modello integra geometria parametrica, logistica a eventi discreti e analisi agli elementi finiti, permettendo di verificare la stabilità del calcare dell’Antico Regno sotto carico e la compatibilità del sistema con la crescita progressiva del monumento.
Oltre i limiti delle ipotesi tradizionali
Le teorie precedenti presentavano difficoltà difficili da superare: rampe frontali troppo ingombranti, rampe a spirale incompatibili con la posa dei blocchi, corridoi interni mai documentati. Il modello IER propone invece un sistema che non lascia tracce esterne permanenti e che permette un controllo geometrico costante durante l’innalzamento.

Fonte: Rosell Roig, V. L. (2026)
La simulazione mostra come gli spigoli potessero funzionare da corridoi di sollevamento progressivo, mantenendo una pendenza sostenibile e riducendo drasticamente il volume di materiale necessario rispetto alle rampe monumentali ipotizzate in passato.
Un cantiere che prende forma nel mondo virtuale
La ricostruzione digitale consente di osservare la piramide crescere strato dopo strato, valutando la distribuzione della forza lavoro, i tempi di trasporto e la sequenza operativa. Il modello produce anche previsioni verificabili sul campo, come possibili firme di riempimento agli spigoli o usura agli angoli, offrendo così un ponte diretto tra simulazione e archeologia.

Fonte: Rosell Roig, V. L. (2026)
La coerenza geometrica con alcune cavità interne rilevate dalla muografia (tecnica di imaging non invasiva che utilizza i muoni — particelle elementari prodotte dai raggi cosmici nell’atmosfera — per “radiografare” grandi strutture come piramidi e infrastrutture) non viene presentata come prova, ma come un risultato generativo che merita ulteriori verifiche.
Un contributo che rilancia la discussione
L’ autore non propone una soluzione definitiva, ma un modello testabile, aperto e replicabile, che integra dati storici, evidenze archeologiche e simulazioni ingegneristiche. La durata stimata del cantiere, compresa tra 20 e 27 anni includendo cava, trasporto e pause stagionali, risulta compatibile con le informazioni dei papiri di Wadi al‑Jarf e con le ricostruzioni del ramo Ahramat del Nilo.

Fonte: Rosell Roig, V. L. (2026)
Il risultato è un quadro più coerente e quantitativamente fondato rispetto alle ipotesi precedenti.
Conclusioni
Il nuovo modello digitale IER non chiude il dibattito sulla costruzione della Piramide di Cheope, ma lo riorienta con strumenti più solidi e verificabili. La possibilità di simulare l’intero processo consente di confrontare ipotesi diverse su basi quantitative, superando le limitazioni delle ricostruzioni puramente teoriche. La piramide rimane un enigma affascinante, ma studi come questo mostrano che la sua storia non è affatto conclusa: è entrata in una nuova fase, in cui la tecnologia permette di esplorare possibilità prima irraggiungibili.
Se volete altre informazioni su questo e su altri aspetti legati alla costruzione delle piramidi, potete visitare la sezione “I Misteri di Giza” della nostra Raccolta Bibliografica.
Fonte
- Rosell Roig, V. L. (2026). A computational framework for evaluating an edge-integrated, multi-ramp construction model of the Great Pyramid of Giza. npj Heritage Science, 14(1), 142.
- www.ancient-origins.net
Claudio Lombardelli


