A Saqqara è stata scoperta la tomba di Weni, un alto funzionario dell’Antico Regno i cui titoli documentano importanti incarichi amministrativi e religiosi al servizio della monarchia. La mastaba in mattoni crudi ha restituito una camera funeraria decorata e iscritta, due insolite figure lignee in posizione devozionale, strumenti di bronzo di possibile uso medico e una falsa porta appartenuta a una sacerdotessa di Hathor. Un insieme di reperti che offre nuove testimonianze sulla società dell’Antico Regno e solleva interrogativi sulla funzione di alcuni oggetti rinvenuti nel complesso funerario.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)
Introduzione
A Saqqara una sepoltura ha attirato l’attenzione degli archeologi per la combinazione di iscrizioni, oggetti funerari e reperti di interpretazione ancora incerta. Una missione archeologica egiziana ha individuato la tomba di un uomo chiamato Weni, che durante l’Antico Regno ricoprì importanti incarichi amministrativi e religiosi.
Tra i ritrovamenti figurano due piccole statue lignee in una rara posizione devozionale e un gruppo di strumenti di bronzo che potrebbero essere stati impiegati in ambito medico.

Fonte: Wikipedia
La scoperta è stata annunciata il 26 ottobre 2026 dal Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità e dal Consiglio Supremo delle Antichità. Il complesso funerario si trova a nord-ovest della piramide del re Merenre, nell’area meridionale della necropoli di Saqqara, non lontano dall’antica Menfi.
Una tomba di mattoni crudi e un funzionario di alto rango
Gli scavi hanno portato alla luce una mastaba costruita in mattoni crudi, al cui interno si sviluppa un sistema di pozzi funerari. Uno di questi conduce a una camera sepolcrale decorata e iscritta, appartenuta a Weni. Le iscrizioni restituiscono un quadro articolato delle responsabilità che l’uomo aveva ricoperto nella struttura amministrativa e religiosa dello Stato.
Tra i titoli attribuitigli figurano quelli di sindaco, sacerdote sem, responsabile delle spedizioni reali e tesoriere del re del Basso Egitto. Le iscrizioni lo definiscono inoltre “compagno unico” e “signore della città di Elkab”. Nel loro insieme, questi titoli testimoniano una posizione di rilievo e un rapporto diretto con le istituzioni della monarchia.

È importante, tuttavia, non confondere il proprietario della tomba con altri personaggi dell’antico Egitto che portavano un nome simile. Il Consiglio Supremo delle Antichità ha precisato che la grafia del nome consente di distinguere questo Weni dall’omonimo funzionario noto attraverso altre testimonianze storiche. L’identificazione definitiva del personaggio deve quindi basarsi sulle iscrizioni e sul contesto archeologico del nuovo complesso, senza sovrapporre automaticamente le biografie.
Due figure lignee in una camera sopra la sepoltura
Uno degli elementi più insoliti della scoperta è una camera con volta situata direttamente sopra quella funeraria. Al suo interno gli archeologi hanno rinvenuto diversi oggetti, tra cui due piccole figure di legno rappresentate in una posizione devozionale: entrambe sono sedute e tengono le mani sul petto.
La collocazione dei reperti è significativa. Le statue non sono state trovate nella camera sepolcrale vera e propria, ma in un ambiente architettonicamente distinto, posto al di sopra di essa. Questo dato offre agli studiosi l’opportunità di approfondire la funzione dei diversi spazi all’interno delle mastabe e il modo in cui venivano organizzati gli oggetti destinati al contesto funerario.
Al momento, tuttavia, non è possibile stabilire con certezza quale fosse la funzione delle due figure. È stata avanzata l’ipotesi che potessero essere statue votive, ma la loro interpretazione richiede ulteriori studi e un esame più approfondito del contesto di rinvenimento. La loro posizione, così come il rapporto con gli altri reperti, dovrà essere valutata prima di attribuire loro un significato preciso.
Gli strumenti di bronzo erano davvero strumenti medici?
Un secondo gruppo di reperti proviene dal pozzo funerario di Weni: si tratta di una serie di strumenti di bronzo che, secondo le prime valutazioni delle autorità archeologiche, potrebbero essere stati utilizzati per scopi medici.

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È un’ipotesi interessante, ma ancora da verificare. Le iscrizioni della tomba elencano numerosi incarichi amministrativi e religiosi, senza indicare che Weni fosse un medico. La presenza degli strumenti, quindi, non dimostra di per sé che il proprietario della sepoltura esercitasse la medicina, né chiarisce se gli oggetti fossero suoi strumenti di lavoro o avessero un’altra funzione.
Per comprendere la natura dei reperti sarà necessario esaminarne la forma, le caratteristiche tecniche e il contesto archeologico, confrontandoli con oggetti analoghi già documentati. La loro possibile funzione medica resta una pista di ricerca, non una conclusione acquisita. È proprio questa incertezza a rendere il ritrovamento interessante: gli oggetti potrebbero contribuire a chiarire aspetti della cultura materiale dell’Antico Regno che non emergono direttamente dalle iscrizioni funerarie.
Una donna legata al culto di Hathor
Gli scavi hanno restituito anche una falsa porta appartenuta a una donna chiamata Sekhet Nebti, che portava tra i suoi titoli religiosi quello di sacerdotessa di Hathor.
Nell’architettura funeraria egizia, la falsa porta era un elemento simbolico attraverso il quale si immaginava il passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Associata alle pratiche di culto e alle offerte, costituiva un punto importante nel rapporto rituale tra i familiari, i sacerdoti e la persona scomparsa.
L’iscrizione di Sekhet Nebti aggiunge una testimonianza sul ruolo delle donne nelle istituzioni religiose dell’Antico Regno. Non è stato però chiarito se la donna avesse un legame familiare con Weni o quale rapporto intercorresse tra la sua falsa porta e il resto del complesso funerario.
Le ossa raccontano la vita di Weni
Un ulteriore contributo alla ricostruzione della storia del funzionario proviene dall’analisi preliminare dei suoi resti scheletrici. Secondo Amr el-Tibi, direttore generale dell’area archeologica di Saqqara e responsabile della missione, Weni morì dopo aver superato i cinquant’anni.

Fonte: arkeonews.net
Le prime osservazioni hanno inoltre evidenziato gravi problemi dentali, con alterazioni dei denti e dei tessuti che li sostengono, oltre a modificazioni ossee compatibili con episodi ripetuti di stress fisico.
Si tratta di risultati preliminari: questi segni possono fornire informazioni sulle condizioni di salute e sulle sollecitazioni subite nel corso della vita, ma non consentono, da soli, di ricostruire una specifica malattia o una determinata attività lavorativa.
Saqqara, un archivio ancora aperto dell’Antico Regno
La scoperta si inserisce nel più ampio contesto della necropoli di Saqqara, uno dei principali luoghi di sepoltura dell’antico Egitto e parte del paesaggio funerario dell’antica Menfi.
Nel caso della tomba di Weni, le prossime analisi dovranno chiarire la funzione dei diversi ambienti, il significato delle due figure lignee e la natura degli strumenti di bronzo. Saranno inoltre importanti lo studio delle iscrizioni e il confronto con altri complessi funerari dell’Antico Regno.
Per ora, il ritrovamento offre un nuovo tassello nella conoscenza dell’élite egizia e apre interrogativi che gli archeologi dovranno affrontare con ulteriori indagini. Le due figure lignee e gli strumenti di bronzo non forniscono ancora risposte definitive, ma ricordano come anche una tomba appartenuta a un uomo di alto rango possa conservare elementi capaci di mettere in discussione interpretazioni consolidate e di orientare nuove ricerche.
Fonte
A cura di Claudio Lombardelli


