A Pompei, nell’area conosciuta come lo “street food” dell’antichità, gli archeologi hanno ritrovato un vaso egizio in faïence. Un “soffio di Egitto”, lo ha definito la Direzione del Parco Archeologico, che dimostra gli inediti scambi culturali e commerciali tra le due civiltà.

Fonte: napoli.corriere.it
Nel Parco Archeologico di Pompei, al centro della cucina del Thermopolium, il bancone decorato dove servivano bevande e cibi caldi che i pompeiani consumavano poi all’aperto, gli studiosi hanno effettuato una scoperta eccezionale.
Una situla (vaso) in faïence, con scene di caccia in stile egizio, prodotta ad Alessandria d’Egitto.
Il Thermopolium
Il Thermopolium è riemerso durante gli scavi del 2020.
Qui hanno portato alla luce i resti di tracce alimentari, anfore e fiasche per il trasporto di cibo, mentre le mura rimaste mostrano rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale.

Fonte: www.finestresullarte.info
Nel 2023 sono stati poi avviati nuovi scavi per migliorare le condizioni di conservazione degli ambienti adiacenti al Thermopolium.
In questa occasione, gli archeologi hanno scoperto gli ambienti di servizio, con un piano cottura al piano terra e un piccolo appartamento al piano superiore dove abitavano i gestori dell’attività.
Nell’ambiente al piano terra hanno rinvenuto, ancora al proprio posto, gli strumenti utilizzati per la preparazione dei cibi (mortai, tegami, ecc.) e numerose anfore vinarie di provenienza mediterranea.

Fonte: www.finestresullarte.info
Gli spazi erano organizzati in modo funzionale. C’era un bagno accanto all’ingresso che dava sul vicolo dei Balconi e una zona destinata allo stoccaggio di anfore e contenitori per la conservazione di liquidi. La restante area ospitava oggetti utilizzati per la lavorazione, la cottura e la conservazione dei cibi.
La scoperta della situla in faïence
È proprio in questa zona che gli studiosi hanno recuperato la citata situla, riccamente decorata, testimonianza degli scambi commerciali e culturali che caratterizzavano Pompei.
Il contenitore invetriato, solitamente presente in area vesuviana come elemento pregiato di decorazione di giardini e ambienti rappresentativi, qui era stato riutilizzato evidentemente come contenitore da cucina.
Un “soffio d’Egitto” l’ha definita la Direzione del Parco Archeologico che, nella persona del Direttore Gabriel Zuchtriegel, sottolinea come sia eccezionale ritrovare questo reperto non in una villa d’élite, ma in un retrobottega di uno street food di Pompei.
“A un livello medio-basso della società locale”, spiega, “che si rivela però essenziale nella promozione di forme culturali e religiose orientali, tra cui i culti egiziani, ma più tardi anche il cristianesimo”.
Al momento, sono in corso il restauro e le analisi per rivelarne il contenuto.
Fonte
Scopri altri casi d’Egitto al di fuori dell’Egitto
- Tutu, la sfinge egizia tra le rovine romane di Sagalassos
- Un sovrano scolpito nella pietra: nuove prospettive sulla formazione dello Stato egizio attraverso l’arte rupestre di Assuan
- Il Papiro di Senemnetjer al Castello del Buonconsiglio!!
- L’Egitto al di fuori dell’Egitto
Elena Cappannella


