Tre tombe del Nuovo Regno emergono dal Bubasteion: Saqqara rivela nuovi protagonisti dell’élite memfita

Tre nuove tombe rupestri del Nuovo Regno sono riemerse dalla scarpata orientale del Bubasteion a Saqqara, rivelando figure di primo piano dell’élite memfita tra XVIII e XIX dinastia. Le iscrizioni, sorprendentemente ben conservate, restituiscono titoli altisonanti, genealogie complete e riferimenti a spedizioni militari nel Levante, confermando il ruolo politico, amministrativo e commerciale dei proprietari. La missione egiziana sottolinea che l’area, già ricca di scoperte, continua a celare tesori archeologici ancora da svelare, aprendo la strada a nuove rivelazioni sulla topografia del potere nel Nuovo Regno.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

La scarpata del Bubasteion e la nuova stagione di scoperte

La missione archeologica egiziana ha riportato alla luce tre tombe rupestri del Nuovo Regno, scolpite nella roccia sul versante orientale della scarpata del Bubasteion, a Saqqara. L’area, già nota per la sua densità di sepolture di alto rango, continua a rivelare contesti che permettono di ricostruire biografie, carriere e reti familiari dell’élite memfita tra XVIII e XIX dinastia. Secondo Hisham El‑Leithy, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities, il valore della scoperta risiede nella possibilità di delineare con precisione i profili dei defunti grazie a iscrizioni sorprendentemente ben conservate. Anche il ministro Sherif Fathy ha sottolineato che Saqqara, sito UNESCO, custodisce ancora “tesori archeologici da scoprire”, lasciando presagire ulteriori ritrovamenti nelle prossime stagioni di scavo.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

A rendere particolarmente significativo questo ritrovamento è la posizione delle tombe: il versante orientale del Bubasteion è un’area che, negli ultimi anni, ha restituito una sequenza di sepolture del Nuovo Regno che stanno ridefinendo la geografia funeraria di Saqqara. Tradizionalmente associata al culto della dea Bastet in epoca tarda, la zona si sta rivelando un archivio stratificato che conserva tracce di continuità d’uso molto più antiche. Le tombe rupestri, scavate direttamente nella scarpata calcarea, indicano una scelta deliberata: collocare i defunti in un punto dominante, visibile, simbolicamente connesso alla monumentalità del sito.

La tomba di Mentuhotep: un funzionario dai titoli altisonanti

La prima tomba appartiene a Mentuhotep, figura di altissimo rango che ricoprì titoli quali Principe Ereditario, Sindaco, Portatore del Sigillo Reale, Amministratore, Sovrintendente delle Terre Straniere e Comandante dell’Esercito di Khabeshet. Le pareti settentrionali conservano scene di portatori di offerte e di caccia, insieme a una grande rappresentazione del defunto seduto accanto alla madre Eihotep (Iah‑hetepi), dettaglio che conferma il prestigio della famiglia. Un pozzo funerario ancora inesplorato potrebbe rivelare ulteriori elementi della carriera militare o della genealogia del proprietario.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

L’insieme dei titoli di Mentuhotep è particolarmente rilevante: la combinazione di funzioni civili, militari e amministrative suggerisce un personaggio che operava ai vertici della burocrazia memfita. Il titolo di Sovrintendente delle Terre Straniere indica un coinvolgimento diretto nella gestione dei territori sotto influenza egiziana, mentre quello di Comandante dell’Esercito di Khabeshet rimanda a un ruolo operativo nelle campagne militari. La presenza della madre accanto al defunto, rappresentata in posizione di rilievo, è un elemento iconografico che sottolinea l’importanza della linea familiare e della legittimazione dinastica. Le scene di caccia, tipiche del Nuovo Regno, non sono semplici rappresentazioni di vita quotidiana: alludono alla capacità del defunto di dominare il caos, un tema simbolico ricorrente nelle tombe di alto rango.

Paremwia (Samut): il Grande Mercante del Dominio di Ptah

La seconda tomba è dedicata a Paremwia, noto anche come Samut, che ricoprì il ruolo di Grande Mercante del Dominio di Ptah. Le iscrizioni menzionano la moglie Tuwi, la madre Atibyu, cantante di Amon, e quattro figli. La ricchezza dei dettagli familiari rende questa sepoltura un documento prezioso per comprendere la struttura sociale e domestica del Nuovo Regno, offrendo uno dei rari casi in cui una genealogia completa è conservata direttamente sulle pareti della tomba.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Il titolo di Grande Mercante del Dominio di Ptah è particolarmente interessante: Ptah era il dio creatore e patrono degli artigiani, e il suo tempio a Menfi era uno dei centri economici più attivi dell’Egitto. Essere responsabile delle attività commerciali del Dominio di Ptah significava gestire flussi di beni, materiali e risorse che circolavano tra botteghe, magazzini e laboratori. La presenza della madre Atibyu, cantante di Amon, aggiunge un ulteriore livello di prestigio: il ruolo di musicista sacra era riservato a donne di alto rango, spesso legate ai templi più influenti. La genealogia completa, con la menzione dei quattro figli, è un elemento raro che permette di ricostruire la struttura familiare e le dinamiche di eredità.

Nehesy: un supervisore della Casa tra Egitto e Levante

La terza tomba, più danneggiata, appartiene a Nehesy, identificato come Supervisore della Casa. Le iscrizioni superstiti citano la moglie Neferptah, “Signora della Casa”, e un frammento di colonna che menziona la ritornata spedizione di un comandante militare dalla terra di Naharin, l’odierna Siria settentrionale. Secondo Mohamed Abdel Badie, capo del Settore delle Antichità Egiziane, questo riferimento è particolarmente significativo perché conferma la datazione al Nuovo Regno e testimonia le relazioni militari e diplomatiche tra l’Egitto e il Levante.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Il titolo di Supervisore della Casa indica un ruolo amministrativo di alto livello, probabilmente legato alla gestione di una grande proprietà o di un complesso templare. La menzione della spedizione militare in Naharin è un dettaglio storico di grande importanza: durante il Nuovo Regno, l’Egitto intratteneva rapporti complessi con le regioni del Levante, alternando alleanze, scambi diplomatici e campagne militari. Il frammento di colonna che cita il ritorno di un comandante militare suggerisce che Nehesy fosse coinvolto, direttamente o indirettamente, nella gestione delle risorse o delle comunicazioni legate a queste spedizioni. La moglie Neferptah, titolata “Signora della Casa”, conferma il prestigio della famiglia e il ruolo delle donne nella gestione domestica e rituale.

Un mosaico sociale inciso nella roccia

Le tre tombe, pur diverse per stato di conservazione, compongono un quadro coerente: il Bubasteion non era soltanto un luogo di sepoltura, ma un palinsesto sociale in cui si intrecciavano carriere amministrative, ruoli militari, attività commerciali e reti familiari. Le prossime campagne di scavo, che esploreranno i pozzi funerari ancora chiusi e le aree limitrofe, potrebbero rivelare nuove tombe e ulteriori testimonianze della vita memfita nel Nuovo Regno, confermando Saqqara come uno dei siti più dinamici dell’archeologia egiziana contemporanea.

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Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

L’insieme delle informazioni ricavate da queste tre sepolture permette di delineare un quadro più ampio: la necropoli del Bubasteion era un luogo scelto da individui che ricoprivano ruoli chiave nella gestione del potere, dell’economia e delle relazioni internazionali dell’Egitto. Le iscrizioni, le scene decorative e la struttura delle tombe testimoniano una società complessa, in cui la posizione sociale era definita da una combinazione di titoli, funzioni e legami familiari. Ogni nuova scoperta contribuisce a ricostruire la topografia del potere nel Nuovo Regno, mostrando come Saqqara fosse non solo un centro funerario, ma un luogo simbolico in cui si rifletteva l’identità politica e culturale dell’élite memfita.

Fonte

Claudio Lombardelli

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