Marina El-Alamein: nuove scoperte ne evidenziano l’importanza storica

Il 4 luglio, il Ministero del Turismo e delle Antichità ha annunciato che la missione archeologica egiziana operante nel sito di Marina El-Alamein ha effettuato una nuova scoperta. Diciotto tombe (che portano a quarantaquattro il numero totale delle sepolture scoperte) nonché numerosi reperti contribuiscono a rafforzare l’importanza del sito come una delle città costiere antiche più importanti del Mar Mediterraneo

Scoperte diciotto tombe nel sito archeologico di Marina El-Alamein

La missione archeologica egiziana che opera nel sito di Marina El-Alamein ha portato alla luce ben diciotto tombe, alcune sotterranee e altre superficiali, nonché numerosi reperti.

Il sito archeologico della scoperta

L’antica città di Marina El Alamein si trova sulla costa nord-occidentale dell’Egitto, a circa 100 chilometri a ovest di Alessandria e, probabilmente, rappresenta la città di Leukaspis, menzionata dal geografo greco Strabone.

La città prosperò dal periodo ellenistico fino al periodo bizantino, raggiungendo l’apice della sua attività urbana ed economica durante i primi tre secoli d.C.

Fonte: Pagina Facebook del Ministero

Il sito è stato scoperto nel 1986 durante dei lavori di costruzione e, da allora, sono iniziati studi archeologici, che hanno rivelato una delle antiche città costiere meglio conservate dell’Egitto.

Sono venute alla luce una rete di strade, case, strutture pubbliche, un porto e aree commerciali, oltre a ampi cimiteri che riflettono la diversità culturale che caratterizzava le città della costa egiziana durante le epoche ellenistica e romana.

4 luglio 2026 – la scoperta

Mohamed Abdel Badie, responsabile del Settore Antichità Egiziane presso il Consiglio Supremo delle Antichità, ha sottolineato che delle diciotto tombe scoperte, undici erano completamente scolpite nella roccia (ipogeo) con una profondità media di otto metri, e sette superficiali costruite in calcare.

Alcune tombe sono in uno stato eccezionale di conservazione, perché erano chiuse con lastre di pietra che non venivano aperte dai tempi antichi.

Gli scavi hanno inoltre rivelato diverse sepolture superficiali nei pressi dei cimiteri, riflettendo la diversità sociale degli abitanti della città, oltre a un pozzo d’acqua riutilizzato per scopi funerari in un periodo successivo.

Ciò rappresenta un chiaro esempio della continuazione delle influenze egizie antiche nell’architettura funeraria durante le epoche tolemaica e romana.

Gli scavi hanno inoltre portato alla luce vasi di ceramica integri o quasi, anfore, lucerne, altari e bacini di pietra calcarea, oltre a numerosi elementi architettonici associati alle tombe.

Il dottor Hisham Hussein, capo del Dipartimento Centrale delle Antichità del Basso Egitto, ha spiegato che una delle scoperte era un altare in calcare per offerte rituali, la cui facciata architettonica imita la falsa porta, elemento tipico dell’architettura funeraria dell’antico Egitto e indice della persistenza delle tradizioni locali anche in epoca ellenistica.

Tra le sculture gli archeologi hanno scoperto una statua incompleta in marmo che probabilmente rappresentava la dea Afrodite e una lapide in calcare con l’immagine di un uomo seduto che tiene un uccello.

In aggiunta a quanto sopra descritto, il dottor Iman Abdel Khaleq, capo della missione e direttore della regione, ha spiegato che hanno scoperto un sarcofago di granito lungo 2,5 metri, con il coperchio originale ancora in posizione con all’interno resti scheletrici attualmente in fase di studio.

Accanto, una sfinge in gesso testimonianza, ancora una volta, delle influenze religiose e artistiche egizie all’interno della città durante le epoche ellenistica e romana.

Ha aggiunto inoltre che, probabilmente, una delle scoperte più importanti è stata quella di ventiquattro pezzi d’oro posti all’interno delle bocche di alcuni dei defunti, le cosiddette lingue d’oro.

Tra questi, ce n’era uno a forma di Occhio di Horus, uno dei simboli protettivi più importanti dell’antica religione egizia.

Le lingue d’oro.
Fonte: Pagina Facebook del Ministero

L’importanza della scoperta effettuata

Il numero totale di tombe portate alla luce dalla scoperta del sito ad oggi ha raggiunto le quarantaquattro, rafforzando l’importanza del sito come una delle città costiere antiche più importanti del Mar Mediterraneo.

Il dott. Sherif Fathy, Ministro del Turismo e delle Antichità, ha infatti sottolineato come questa scoperta rappresenti un’importante aggiunta archeologica che contribuisce a comprendere l’identità culturale degli abitanti dell’antica Marina El Alamein e a rivalutarne il ruolo storico come centro culturale che collegava l’Egitto al mondo mediterraneo.

In vista della sua apertura ai visitatori, ha inoltre spiegato che il Ministero presta grande attenzione agli scavi scientifici sul sito, in quanto aggiungono un nuovo prodotto turistico culturale oltre a quello balneare per cui la regione della Costa Nord è famosa.

Da parte sua, il dottor Hisham Al-Laithi, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha spiegato che il progetto di sviluppo prevede l’istituzione di un centro visitatori, percorsi per auto elettriche e pedoni, una sede amministrativa e un teatro all’aperto.

I lavori dovrebbero essere completati nella prima metà del prossimo anno.

In modo da rendere Marina El Alamein una meta turistica e archeologica integrata.

Fonte

Elena Cappannella

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