Uno studio pubblicato nel 2026 da Hana Vymazalová analizza i frammenti di un’iscrizione rinvenuti nel 2019 nella tomba del nobile Khuwy, a Saqqara. Il testo, risalente alla V dinastia, offre nuovi elementi sulla sua posizione sociale, sui rapporti con il faraone Djedkare Isesi e la regina Setibhor e sulle disposizioni per la sua sepoltura e il culto funerario.

Fonte: Vymazalová, H. (2026).
Introduzione
Alcune storie archeologiche non si esauriscono con la scoperta di una tomba o con il recupero dei suoi reperti. A volte, sono proprio gli studi successivi a restituire nuovi dettagli sulla vita delle persone che vi furono sepolte. È il caso di Khuwy, un alto dignitario dell’Antico Regno la cui tomba, scoperta nel 2019 nella necropoli di Saqqara, continua a offrire nuove informazioni sulla società egizia della V dinastia.
A riportare l’attenzione sul personaggio è un nuovo studio di Hana Vymazalová, egittologa del Czech Institute of Egyptology dell’Università Carolina di Praga, pubblicato nel 2026 sul Journal of Egyptian Archaeology. La ricerca prende in esame alcuni frammenti di un’iscrizione autobiografica provenienti dalla cappella della tomba. Sebbene il testo sia sopravvissuto soltanto in forma molto lacunosa, le parti leggibili restituiscono elementi importanti sulla presentazione pubblica di Khuwy, sul suo rapporto con la monarchia e sulle disposizioni organizzate per garantirne il culto funerario.
Dalla scoperta della tomba alle nuove ricerche
La storia di Khuwy era iniziata nell’aprile 2019, quando una missione archeologica egiziana diretta da Mohamed Megahed aveva annunciato il ritrovamento della sua tomba nel settore meridionale di Saqqara, all’interno della necropoli reale del faraone Djedkare Isesi, sovrano della V dinastia.
La struttura aveva subito attirato l’attenzione degli archeologi per le sue caratteristiche architettoniche, considerate particolarmente insolite per una sepoltura privata. La parte superiore, probabilmente destinata alla cappella funeraria, era stata gravemente danneggiata e spogliata di gran parte del rivestimento in pietra calcarea. La sottostruttura, invece, conservava ambienti decorati e una camera funeraria nella quale erano stati individuati i resti di un sarcofago in calcare bianco.

Fonte: Vymazalová, H. (2026).
La scoperta aveva restituito anche i resti del proprietario della tomba, insieme a residui di oli e resine associati al processo di imbalsamazione. Proprio le condizioni della mummia avevano successivamente alimentato un nuovo interesse scientifico.
Nel 2021, infatti, erano state annunciate le analisi che avevano evidenziato una tecnica di mummificazione particolarmente elaborata, con l’impiego di resine e bende di lino di elevata qualità. Questi elementi avevano contribuito a mettere in discussione l’idea che le procedure più sofisticate di imbalsamazione fossero comparse soltanto molti secoli dopo l’Antico Regno.
Oggi, un ulteriore tassello si aggiunge a questa storia. Non riguarda più direttamente la conservazione del corpo, ma il modo in cui Khuwy volle presentare sé stesso e organizzare la propria esistenza nell’aldilà.
Un’iscrizione autobiografica sulla facciata della cappella
I frammenti esaminati da Hana Vymazalová furono individuati durante le attività archeologiche del 2019, nell’area antistante l’ingresso della cappella funeraria. Si tratta di blocchi di pregiato calcare bianco, probabilmente provenienti dal rivestimento esterno della mastaba, sui quali erano stati incisi geroglifici mediante la tecnica del rilievo incavato.
La loro posizione originaria non può essere ricostruita con assoluta certezza, ma la disposizione e lo stile dei segni suggeriscono che l’iscrizione si trovasse sulla facciata orientale della tomba, probabilmente accanto all’ingresso della cappella.
Il testo doveva occupare più blocchi e svilupparsi in diverse colonne verticali, precedute da alcune righe orizzontali. Oggi, tuttavia, ne rimangono soltanto otto frammenti, identificati dalla studiosa con le lettere dalla A alla H. Il più grande conserva una parte consistente dell’iscrizione, ma la superficie è fortemente deteriorata e molte sequenze geroglifiche risultano ormai illeggibili.

Nonostante queste difficoltà, l’analisi ha permesso di riconoscere alcune espressioni e formule caratteristiche delle cosiddette «autobiografie ideali» dell’Antico Regno. Non si tratta necessariamente di racconti cronologici della vita del defunto, ma di testi attraverso i quali un individuo presentava le proprie qualità morali, il comportamento corretto e il rapporto con la società e con il potere.
Una delle frasi parzialmente conservate è particolarmente significativa: «Non ho mai preso nulla da nessun uomo». L’espressione appartiene a una tipologia di formule con cui il defunto sottolineava la propria rettitudine e il rispetto dei principi etici e dell’ordine sociale, identificato nella cultura egizia con il concetto di Maat.
La presenza di questa formula suggerisce che Khuwy volesse essere ricordato non soltanto per la propria posizione sociale, ma anche per il comportamento corretto mantenuto durante la vita.
Djedkare Isesi e la regina Setibhor: il rapporto con la monarchia
Tra gli elementi più interessanti dell’iscrizione figurano i nomi del faraone Djedkare Isesi e della regina Setibhor, sua consorte.
I loro nomi sono conservati su due piccoli frammenti, ma il contesto nel quale venivano menzionati non è sopravvissuto. Di conseguenza, non è possibile stabilire con certezza quale episodio della vita di Khuwy fosse descritto nel testo.

Fonte: Vymazalová, H. (2026).
La loro presenza assume comunque un significato importante se considerata insieme alle altre caratteristiche della tomba. La decorazione della cappella comprendeva infatti personificazioni di domini funerari che portavano i nomi del sovrano e della regina. Si tratta di un elemento che sottolinea il legame tra il complesso funerario di Khuwy e la coppia reale.
La studiosa considera possibile che l’iscrizione facesse riferimento a privilegi o concessioni ricevuti dal dignitario, forse legati alla costruzione della tomba, alla preparazione della sepoltura o all’organizzazione del culto funerario. In particolare, il testo potrebbe aver descritto disposizioni autorizzate dal sovrano per garantire al defunto una degna sepoltura e la continuità delle offerte dopo la morte.
È tuttavia necessario mantenere una certa cautela: i frammenti non permettono di ricostruire un racconto completo e non dimostrano in modo definitivo quali privilegi fossero stati concessi a Khuwy. La menzione dei due sovrani costituisce comunque un’indicazione significativa della sua vicinanza all’ambiente monarchico.
Il culto funerario e le persone incaricate di mantenerlo
Un altro tema ricorrente nei frammenti riguarda la sepoltura e le persone che avrebbero dovuto occuparsi dei rituali funerari.
Il termine relativo ai sacerdoti funerari compare più volte, insieme a riferimenti alla tomba, al seppellimento e a quello che potrebbe essere un sarcofago. Alcune sequenze sembrano inoltre riguardare i figli di Khuwy e le famiglie degli addetti al culto.
Questi passaggi suggeriscono che il dignitario non si fosse limitato a predisporre il proprio luogo di sepoltura, ma avesse organizzato anche le condizioni necessarie affinché il culto funerario potesse proseguire nel tempo.
Nell’antico Egitto, infatti, la sopravvivenza del defunto nell’aldilà dipendeva anche dalla continuità delle offerte, delle invocazioni e delle attività rituali svolte in suo favore. Per questo motivo, le tombe dei personaggi più facoltosi potevano essere associate a fondazioni funerarie, personale incaricato delle cerimonie e risorse destinate a sostenere tali attività.

Fonte: Vymazalová, H. (2026).
Un ulteriore passaggio dell’iscrizione sembra fare riferimento agli addetti delle cosiddette «Grandi Corti», un’espressione che potrebbe indicare i principali uffici amministrativi dello Stato. Anche in questo caso, la documentazione è troppo frammentaria per ricostruire con precisione il significato del riferimento, ma potrebbe alludere alle responsabilità professionali e alla posizione raggiunta da Khuwy all’interno dell’amministrazione.
Particolarmente interessante è anche una frase che sembra contenere una disposizione contro chiunque avesse compiuto azioni dannose nei confronti della tomba o delle persone coinvolte nel suo culto. Formule di questo tipo potevano avere una funzione di protezione, minacciando conseguenze contro eventuali violatori delle disposizioni funerarie.
Una nuova testimonianza delle élite della V dinastia
Nonostante le condizioni frammentarie, l’iscrizione di Khuwy rappresenta una testimonianza preziosa per lo studio delle forme di autorappresentazione dei funzionari dell’Antico Regno.
Secondo Vymazalová, il testo potrebbe costituire una delle più antiche attestazioni conosciute di una cosiddetta «biografia ideale». Le formule morali, i riferimenti alla carriera e i richiami alla monarchia mostrano come i dignitari egizi utilizzassero le iscrizioni monumentali per definire la propria identità pubblica e preservarla per l’eternità.
La tomba, inoltre, conferma il prestigio raggiunto da Khuwy durante il regno di Djedkare Isesi. La qualità dei materiali, la presenza di una camera funeraria decorata e il legame con il sovrano e la regina indicano una posizione sociale particolarmente elevata, vicina agli ambienti della corte.
La nuova ricerca non restituisce una biografia completa del personaggio e non permette di conoscere tutti gli incarichi che ricoprì. Offre però un ulteriore punto di osservazione sulla vita di un uomo che, oltre 4.000 anni fa, volle lasciare ai posteri un’immagine precisa di sé: quella di un individuo rispettato, legato alla monarchia e attento a garantire la continuità del proprio culto funerario.
Dalla scoperta della mastaba alle analisi dei resti umani, fino allo studio delle iscrizioni, Khuwy continua così a raccontare una parte della storia dell’élite egizia della V dinastia. Una storia che, grazie al lavoro degli archeologi e degli egittologi, si arricchisce oggi di nuove parole, restituendo un volto ancora più articolato a uno dei protagonisti della necropoli di Saqqara.
Fonte
- Vymazalová, H. (2026). The Biographical Inscription from the Tomb of Khuwy at Djedkare’s Royal Necropolis. The Journal of Egyptian Archaeology, 03075133261498063.
- archaeologymag.com
- www.labrujulaverde.com
A cura di Claudio Lombardelli


