I giardini nell’antico Egitto erano presenti ovunque, nei templi, nelle abitazioni privati ed anche nel palazzo del Faraone. Persino nelle tombe. Molto più di semplici spazi estetici, erano una perfetta integrazione tra uso pratico e profondo simbolismo culturale e spirituale. Un luogo in cui cultura e natura si intrecciavano in un magico connubio.

Gli antichi Egizi sentivano una profonda esigenza di mantenere in perfetto equilibrio caos e armonia (Ma’at).
Ciò si rifletteva in ogni aspetto della loro quotidianità, anche nella costruzione dei giardini.
Questi erano oasi di pace e bellezza, un perfetto ristoro per il corpo e la mente.
Molte informazioni circa la struttura di questi ambienti provengono da pitture tombali e papiri, nonché veri e propri trattati circa la competenza egizia nella gestione e manutenzione delle piante. Sono stati rinvenuti persino modellini in legno: nella tomba di Meketre, ne è stato ritrovato uno che mostra un portico, circondato da una serie di alberi e, al centro, uno specchio d’acqua.
I giardini egizi sono i primi di cui abbiamo testimonianza e sembra siano antecedenti addirittura a quelli pensili di Babilonia.
Nel 2017, gli archeologi della missione spagnola del progetto Djehuty, che lavoravano a Dra Abu el-Naga, hanno portato alla luce i resti di un giardino funerario egizio di circa 4.000 anni. Erano i primi resti mai rinvenuti di un vero giardino egizio.

Fonte: ilfattostorico.com
Annesso ad una tomba nobiliare era composto da un rettangolo di nemmeno dieci metri quadri, con all’interno vari comparti quadrati che contenevano diversi tipi di piante. Studi archeobotanici successivi hanno rivelato la presenza di piante di coriandolo, alberi di tamerice ed una varietà (oggi rara) di melone verde.
L’intrinseco significato dei giardini egizi
Molto più di semplici spazi estetici, i giardini nell’antico Egitto erano simbolo di fertilità, rinascita e abbondanza.
Tutto doveva essere simmetrico e geometricamente strutturato. Ogni pianta, disposta regolarmente in singoli comparti, aveva sia un uso pratico (alimentare o medico), ma anche uno spirituale.
In un perfetto connubio tra religione e natura.
Fra fontane, statue e pergolati, i giardini egizi erano dei paradisi in terra, oasi verdi di pace e bellezza, dei luoghi di pura connessione spirituale.
Non è tutto.
I giardini delle residenze regali e private erano dei veri e propri status symbol.

Fonte: www.liverpoolmuseums.org.uk
Vi si accoglievano gli ospiti e quindi, mostrare tante piante coltivate, specialmente se non autoctone, era un segno di agiatezza e benessere.
Inoltre, come dimostrato grazie alla scoperta effettuata a Dra Abu el-Naga, gli Egizi costruivano anche giardini funerari, annessi alle tombe.
Come ben spiegato dall’egittologa del Museo Egizio di Torino, Divina Centore, autrice del libro Faraoni e fiori. La meraviglia dei giardini dell’antico Egitto, quelli funerari erano “un inno alla vita. Venivano collocati all’esterno delle tombe. […] Come il verde si rinnova continuamente, così il defunto sperava di rinascere. Allo stesso tempo, al defunto bisognava portare del cibo per permettere di sopravvivere anche nell’aldilà e il giardino consente di produrre ciò che il defunto poteva sfruttare come nutrimento.”
Gli Egizi pensavano davvero ad ogni cosa.
Impossibile non menzionare, infine, come le aree verdi erano associate all’amore e all’erotismo. Giardini, frutteti e parchi erano in genere i luoghi dove gli amanti si incontravano.
Spesso erano citati nelle poesie d’amore. Un esempio? Il Papiro di Torino!
Dal libro di Pietro Testa, Innamorarsi nell’antico Egitto:
1.1- [Il melograno parla]…
1.2- “I miei chicchi
1.3- sono come i suoi denti
1.4- e i miei frutti sono come i suoi seni.
1.5-[Sono l’albero più bello] del giardino
1.6- e resto in ogni stagione.
1.7- Ciò che fa la sorella con il suo fratello,
1.8- [è nascosto fra] i miei [rami],
1.9- quando sono ebbri di vino e di shedeh,
1.10- unti d’olio e di resina profumata.
1.11- [Tutte le piante] periscono
1.12- eccetto me nel giardino, e trascorro 12
1.13- mesi [con il mio fogliame] e sono in piedi: quando cade questo fiore
1.14- la sua spoglia (?) è già nel mio interno.
1.15- Io sono il primo [albero del giardino],
1.16- ma vedi, sono trattato come un secondo:
1.17- se si ripeterà il suo agire di nuovo,
1.18- non tacerò più per loro!
1.19- [Cesserò di nasconder]li
1.20- e si scoprirà l’inganno.
1.21- Sarà punita l’amata
1.22- e [non offrirà più] il suo bastone
1.23- con fiori di loto, fiori,
1.24- boccioli, unguenti
1.25- [e profumi] costosi
1.26- di ogni genere (dicendo):
1.27- – Lei fa in modo di trascorrere un giorno felice,
1.28- una dimora di canne è un luogo custodito –
1.29- – Vedi, esso ha ragione!
1.30- Vieni, trattiamolo bene,
1.31- affinché ci faccia trascorrere tutto il giorno
1.32- sotto l’[albero] che (ci) nasconde-”.
La struttura dei giardini egizi
In una terra in cui l’ambiente predominante era (ed è) il deserto l’antico popolo del Nilo era riuscito a costruire dele vere oasi verdi di piante e fiori rigogliosi.
Come è stato possibile?
Grazie alla loro notevole capacità di gestione delle acque e all’abilità ingegneristica per la costruzione di riserve durante le inondazioni.
I giardini egizi, generalmente rettangolari, erano circondati da mura di mattoni di fango. Si passeggiava tra viali alberati, aiuole e tanti elementi decorativi come fontane, statue e pergolati.
Tutto era simmetrico e ben definito, con grande attenzione ai dettagli.
Era garantita, ovviamente, una regolare irrigazione. Infatti, gli antichi Egizi, sfruttavano una particolare tecnica di coltivazione a griglia quadrata, usata ancora oggi e conosciuta come Waffle Garden.
Il terreno, composto da limo prelevato dalle rive del Nilo, era suddiviso in piccoli contenitori all’interno delle quali si coltivavano piante con esigenze idriche diverse. In ogni caso, in genere, nei giardini si coltivavano principalmente specie vegetali (anche non autoctone), che tolleravano bene il clima arido del deserto.
Nel Nuovo Regno i giardini divennero ancora più sofisticati con interessanti sistemi di gestione delle acque come lo shaduf, usato ancora oggi. Era un dispositivo manuale per sollevare l’acqua dal Nilo e dai canali per irrigare i giardini.
Al centro di questa oasi verde c’era un laghetto artificiale, anch’esso rettangolare, dove si coltivavano papiri e ninfee, piante dal forte significato simbolico.
Infatti, se il papiro (Cyper papyrus) era legato al Basso Egitto e simboleggiava vita, scrittura e civiltà, la ninfea, in particolare la ninfea blu (Nynphaea caerulea) era associata alla rinascita e al sole.
Chiudeva i petali durante la notte e riemergeva al sole del mattino, proprio come si credeva facesse il dio sole Ra e l’anima del defunto.
Le specie coltivate
Passeggiando tra i viali dei giardini, era facile trovare erbe e piante dai molteplici usi: alimentari o medicinali, ma anche utili per la preparazione dei profumi o per la costruzione di oggetti di uso quotidiano.
Fra questi ultimi ricordiamo cesti, corde, stuoie, stoppini per candele nonché, dal papiro, il noto materiale per scrivere.
Tra le specie più conosciute, c’era la palma da dattero (Phoenix dactilyfera) e la palma dum (Hyphaene thebaica), quest’ultima usata per dolci e pasticcerie.

Fonte: www.liverpoolmuseums.org.uk
Nei giardini egizi si coltivava anche il melograno (Punica granatum), specie esotica, ma ben adattata al clima arido del deserto, i cui frutti venivano usati per preparare il succo di melograno e un vino medicinale.
I frutti del tamarisco (Tamarix nilotica-articulata), invece, non erano commestibili, ma erano utilizzati come rimedi medicinali per le malattie oculari.
Il sicomoro (Ficus sycomorus), l’albero della vita associato alla dea Hathor, era simbolo di immortalità. Ecco perché il suo legno era usato per la costruzione dei sarcofagi.
Non possiamo non citare la vite, generalmente coltivata in pergolati, usata per la produzione del vino.
Infine, i giardini potevano anche assumere la funzione di orti e quindi gli Egizi vi coltivavano cipolle, lenticchie, porri, lattuga, coriandolo e cumino.

Fonte: www.liverpoolmuseums.org.uk
Last, but not least c’erano tanti, tantissimi fiori con i quali l’antico popolo del Nilo otteneva bouquet e ghirlande che offrivano ai loro defunti.
Evidentemente, alcune tradizioni sono rimaste invariate nonostante il trascorrere degli anni.
Dalla civiltà egizia, tanti millenni sono passati.

Fonte: theflorajournal.international

Fonte: www.liverpoolmuseums.org.uk
Eppure, i giardini, anche se in maniera diversa, ci uniscono ancora oggi.
Anche noi facciamo attenzione alle piante da coltivare e alla loro irrigazione.
Certo forse noi, in un certo senso, ci siamo allontanati dalla natura. Anche le simmetrie non sono più un aspetto così predominante.
Abbiamo perso il lato religioso e spirituale.
Cosa che, forse, dovremo cercare di recuperare per ricreare veramente un paradiso in terra, un’oasi di pace e tranquillità come lo erano i giardini dell’antico Egitto.
Fonte
- ilbolive.unipd.it
- www.liverpoolmuseums.org.uk
- ilfattostorico.com
- ancientegyptalive.com
- medomed.org
- theflorajournal.international
Elena Cappannella


