Una missione del Supreme Council of Antiquities ha riportato alla luce la prima cachette funeraria quasi completa mai rinvenuta nella necropoli di Eliopoli. Specchi, vasi cosmetici, scarabei, amuleti e gioielli raccontano la vita rituale di Panehsy, sacerdote del culto solare, e la complessità religiosa dell’antica città del Sole.

Fonte: english.ahram.org
Una scoperta eccezionale nel cuore dell’antica Eliopoli
Nel distretto di Matariya, l’antica Eliopoli, una missione egiziana ha individuato un deposito funerario sigillato sotto una sepoltura in mattoni crudi. Si tratta della prima cachette funeraria quasi completa mai scoperta nell’area, un risultato straordinario in un sito spesso compromesso da attività moderne.
Il ritrovamento è avvenuto durante la prosecuzione degli scavi nella tomba di Panehsy, sacerdote del culto solare, e offre una nuova finestra sulle pratiche funerarie e sulla vita quotidiana dell’antica città del Sole.

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Il defunto ricopriva un ruolo di rilievo nel complesso templare eliopolitano, uno dei centri religiosi più antichi e prestigiosi dell’Egitto. Eliopoli era il luogo in cui si elaboravano i concetti di creazione, rigenerazione e ordine cosmico: il cuore della teologia solare.
La presenza di una cachette così ricca e ben conservata conferma il prestigio di Panehsy e la cura riservata alla sua sepoltura, in linea con la tradizione religiosa del sito.
La cachette può essere datata con sicurezza al Nuovo Regno, molto probabilmente alla XIX dinastia, tra il XIII e il XII secolo a.C., in un momento di grande vitalità per la necropoli eliopolitana.
Uno specchio, vasi cosmetici e materiali preziosi: la vita quotidiana nel rituale funerario
Tra gli oggetti più significativi spicca uno specchio in rame, simbolo di luce e rinascita, perfettamente coerente con la teologia solare. Accanto ad esso sono stati rinvenuti due contenitori in alabastro per il kohl, ancora con tracce del cosmetico, e un terzo vaso in ossidiana nera, materiale raro e prezioso, difficilmente attestato in contesti simili.

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Questi oggetti, legati alla cura del corpo, testimoniano la centralità del rituale di trasformazione del defunto e il ruolo simbolico della bellezza nella rinascita ultraterrena.
Scarabei, amuleti e pietre dure: il linguaggio della protezione
La cachette ha restituito due piccoli vasi in faience azzurra, uno dei quali custodiva sei scarabei finemente incisi, tra cui due montati in cornici metalliche dorate. La qualità degli scarabei e la varietà degli amuleti — tra cui una piccola anatra e un amuleto con la corona Atef — confermano la funzione protettiva e rigenerativa attribuita a questi oggetti.

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Sono state rinvenute anche quattro pietre dure: due probabili corniola, una pietra rosso‑rosata incastonata in una montatura dorata e un’altra di colore verde‑blu, tutte selezionate per il loro valore simbolico.
Gioielli d’oro e memoria rituale
Tra i reperti più sorprendenti figurano cinque coppie di orecchini in metallo giallo, probabilmente oro, con diametri compresi tra 1,5 e 2,5 cm. La varietà delle forme suggerisce un uso personale ma anche una possibile stratificazione rituale, forse legata a deposizioni successive o a membri della famiglia del sacerdote.

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La presenza di gioielli in un deposito sigillato indica un livello di prestigio elevato e una cura particolare nella preparazione della sepoltura.
Un contesto funerario più ampio
La cachette si inserisce in una stagione di scavo particolarmente ricca: nelle settimane precedenti erano state individuate strutture funerarie in mattoni crudi e calcare, oltre a due bare rinvenute in condizioni frammentarie.

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Questi elementi confermano la lunga vita rituale della necropoli eliopolitana e la sua complessità sociale e religiosa, spesso sottovalutata rispetto a siti più celebri come Saqqara o Tebe.
Eliopoli continua a rivelare la sua storia
La scoperta della cachette di Panehsy rappresenta un contributo fondamentale alla comprensione della necropoli eliopolitana. Oggetti personali, amuleti, cosmetici e gioielli compongono un quadro vivido della cura riservata al defunto e della ricchezza simbolica che caratterizzava il culto solare.
È un ritrovamento che non solo arricchisce la conoscenza del sito, ma conferma il ruolo crescente delle missioni egiziane nel recupero e nella reinterpretazione del patrimonio archeologico nazionale.
Fonte
Claudio Lombardelli


