Tolomeo III: ritrovata la stele del Decreto di Canopo

La scoperta di una stele completa del Decreto di Canopo nel sito egiziano di Tell Fara’un rappresenta un evento di rilievo per l’archeologia e gli studi sull’Egitto tolemaico. Redatto nel 238 a.C. e noto per il suo ruolo nella decifrazione della lingua egizia, il decreto torna oggi alla luce in una versione integra, grazie al lavoro della missione diretta dal Dr. Mohamed Ismail Khaled. L’articolo che segue ne ricostruisce il contesto, analizza il reperto e ne evidenzia le implicazioni scientifiche e culturali

La stele di Canopo, immagine della scoperta.
Fonte: Luxor Times

Introduzione

Nel governatorato egiziano di Al Sharqia, nel sito archeologico di Tell Fara’un (Tell el-Farain), è stata rinvenuta una stele in pietra arenaria contenente una copia completa e inedita del Decreto di Canopo, emanato nel 238 a.C. dal re Tolomeo III Evergete. La scoperta, di portata eccezionale, è stata effettuata dalla missione archeologica egiziana guidata dal Consiglio Supremo delle Antichità, sotto la direzione del Dr. Mohamed Ismail Khaled, attuale Segretario Generale del Consiglio. Si tratta della prima versione integra del decreto ritrovata da oltre 150 anni, un evento che ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica internazionale.

Contesto storico

Il Decreto di Canopo fu promulgato da un concilio di sacerdoti nella città omonima, oggi identificata con Abu Qir, nei pressi di Alessandria. Il testo celebrava la figura del sovrano Tolomeo III, sua moglie Berenice II e la figlia, elevandoli a status divino. Ma il documento non si limitava alla celebrazione dinastica. Introduceva, infatti, riforme religiose e civili di grande rilievo. L’adozione del calendario bisestile e l’istituzione di nuove festività legate all’apparizione della stella Sirio ne sono degli esempi. Ma anche la concessione di donazioni ai templi e la riduzione delle tasse in caso di bassa piena del Nilo. Redatto originariamente in tre lingue — geroglifico, demotico e greco — il decreto è considerato una delle chiavi fondamentali per la decifrazione della lingua egizia antica. Come la celeberrima Stele di Rosetta.

Descrizione del reperto

La stele appena scoperta si distingue per la sua redazione esclusivamente geroglifica, un dettaglio che la rende particolarmente preziosa dal punto di vista linguistico. Realizzata in pietra arenaria, misura 127,5 centimetri in altezza, 83 in larghezza e 48 in spessore. Nella parte superiore è scolpito il disco solare alato, affiancato da due cobra regali che indossano le corone dell’Alto e del Basso Egitto.

La stele di Canopo, immagine della scoperta.
Fonte: Luxor Times

Il testo centrale è composto da trenta righe incise con una qualità di intaglio definita media dagli archeologi, ma sufficientemente leggibile da consentire un’analisi filologica dettagliata. Il contenuto celebra Tolomeo III e Berenice II come “gli dèi benefici”, e conferma l’introduzione di nuove pratiche cultuali, l’istituzione di titoli sacerdotali e l’elevazione della figlia a figura divina.

Attribuzione e contesto della scoperta

La scoperta è stata effettuata dalla missione archeologica egiziana operante nel sito di Tell Fara’un, sotto la supervisione del Dr. Mohamed Ismail Khaled. È stato lui a confermare l’autenticità e l’importanza del reperto, sottolineando come si tratti della settima versione conosciuta del Decreto di Canopo, e della prima stele completa rinvenuta da oltre un secolo e mezzo. Khaled ha evidenziato il valore scientifico della stele, che si aggiunge alle versioni precedenti rinvenute in siti come Kom el-Hisn, Sa el-Hagar, Tell Basta, Tanis e Tell el-Moqdam, nessuna delle quali presenta una redazione geroglifica integra come quella di Tell Fara’un.

Valore scientifico e interpretativo

La stele offre agli studiosi una fonte diretta per lo studio della lingua geroglifica in epoca ellenistica, permettendo confronti con le versioni demotiche e greche già note. Dal punto di vista religioso, il testo conferma la centralità del culto dinastico e l’uso della religione come strumento di legittimazione politica. Dal punto di vista astronomico, rafforza la documentazione sull’introduzione del sistema bisestile, anticipando di secoli la riforma giuliana. E dal punto di vista archeologico, valorizza ulteriormente il sito di Tell Fara’un, che si conferma come centro cultuale e amministrativo di rilievo nel Delta del Nilo, già noto per la presenza di templi e residenze monumentali dell’epoca tolemaica.

Riflessioni conclusive

Il Ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha commentato la scoperta sottolineando come essa “aggiunga nuove pagine alla storia della nostra civiltà”, riaffermando il ruolo dell’Egitto contemporaneo come custode attivo del proprio patrimonio millenario. In un’epoca in cui la riscoperta delle radici culturali è più che mai urgente, la stele si impone come simbolo di continuità storica e di rinascita scientifica. Il ritrovamento non rappresenta soltanto un arricchimento del corpus delle fonti tolemaiche, ma offre agli studiosi una testimonianza diretta e integra delle pratiche religiose, linguistiche e politiche dell’Egitto ellenistico. È una scoperta che non riguarda solo il passato, ma che parla anche al presente, ricordando quanto la conoscenza storica sia fondamentale per comprendere le dinamiche culturali e identitarie di ogni civiltà.

Fonti

Claudio Lombardelli

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