Diecimila anni di storia sul Plateau di Umm ‘Irak (Sinai meridionale): un “museo naturale a cielo aperto”

Il plateau di Umm ‘Irak emerge come uno dei siti più importanti del Sinai per comprendere l’evoluzione dell’arte rupestre, la mobilità umana nel deserto e le interazioni culturali tra Egitto, Levante e Arabia. La sua scoperta non solo arricchisce il quadro archeologico della regione, ma apre nuove linee di ricerca interdisciplinare che coinvolgono preistoria, epigrafia, paleoambiente e antropologia storica. La lunga durata delle testimonianze, unite alla varietà delle pratiche artistiche e materiali, fanno di Umm ‘Irak un laboratorio privilegiato per lo studio delle società del deserto nel corso di diecimila anni.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Introduzione: un sito di lunga durata nel cuore del Sinai

La recente identificazione del plateau di Umm ‘Irak nel Sinai meridionale, annunciata dal gruppo di ricerca del Supreme Council of Antiquities (SCA) impegnato nel survey sistematico dell’area, rappresenta una delle scoperte più rilevanti degli ultimi anni per la comprensione delle dinamiche culturali del deserto orientale. Il sito, localizzato circa cinque chilometri a nord-est del celebre complesso minerario e templare di Serabit el-Khadim, conserva una sequenza di frequentazioni che si estende per oltre diecimila anni, dalla piena Preistoria fino ai periodi islamici. La notizia, resa pubblica nel febbraio 2026, ha immediatamente attirato l’attenzione degli studiosi per la straordinaria continuità d’uso del luogo e per la ricchezza delle sue testimonianze artistiche e materiali.

Il contesto geomorfologico e la funzione del plateau

Il plateau di Umm ‘Irak si presenta come un vasto riparo naturale in arenaria, esteso per più di cento metri, che domina un’ampia apertura verso nord, in direzione del Tih Plateau. La conformazione geomorfologica suggerisce che il sito abbia svolto funzioni molteplici nel corso dei millenni.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

La posizione elevata e la visibilità sul paesaggio circostante lo rendono un punto ideale per l’osservazione dei movimenti umani e animali, mentre la presenza di superfici riparate e di un’ampia area antistante indica che potesse servire come luogo di sosta per gruppi nomadici, carovane e comunità pastorali. La densità dell’arte rupestre, distribuita lungo le pareti del riparo, suggerisce inoltre un uso rituale o simbolico dello spazio, che si è sovrapposto e intrecciato con le funzioni abitative e pastorali.

Arte rupestre preistorica (ca. 10.000–5.500 a.C.)

La componente più antica del sito è costituita da un nucleo di pitture realizzate in pigmento rosso, attribuite preliminarmente a un arco cronologico compreso tra il 10.000 e il 5.500 a.C., dunque tra il tardo Epipaleolitico e il Neolitico antico del Sinai. Queste raffigurazioni includono animali selvatici, forme astratte e possibili scene di vita quotidiana, e si inseriscono nel più ampio repertorio dell’arte rupestre del deserto orientale, con affinità stilistiche che richiamano i complessi di Wadi Hammamat, Gilf Kebir e Jebel Uweinat.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Un elemento di particolare interesse, segnalato per la prima volta dal team del SCA, è la presenza di pitture in pigmento grigio, una tradizione iconografica finora poco documentata nella regione. La loro tecnica, la loro cronologia e il loro rapporto con le pitture rosse sono oggetto di studio, ma la loro presenza suggerisce una fase culturale distinta o un’evoluzione interna delle pratiche pittoriche.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Accanto alle pitture, il riparo conserva incisioni poco profonde che raffigurano scene di caccia con arcieri, stambecchi e cani, elementi iconografici che rimandano a un’economia venatoria e a un paesaggio faunistico oggi profondamente mutato. La qualità delle incisioni e la loro distribuzione indicano un uso prolungato e ripetuto delle superfici rocciose, con sovrapposizioni che testimoniano una lunga durata delle pratiche grafiche.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Evidenze di abitazione e uso dello spazio

Le indagini condotte dal gruppo del SCA hanno rivelato che il riparo non fu soltanto un luogo di rappresentazione artistica, ma anche uno spazio abitato e strutturato. All’interno sono state identificate partizioni in pietra che delimitano aree funzionali, probabilmente destinate a diverse attività quotidiane.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

La presenza di focolari sovrapposti indica occupazioni ripetute nel tempo, mentre gli accumuli organici, interpretati come deiezioni animali, suggeriscono che in epoche più tarde il riparo sia stato utilizzato come ricovero per il bestiame. Questa stratificazione di usi conferma la capacità delle comunità pastorali di adattare gli spazi naturali alle proprie esigenze, trasformando un riparo naturale in un luogo multifunzionale.

Materiali mobili: industria litica, ceramica e oggetti

Il repertorio dei materiali mobili rinvenuti nel sito è altrettanto significativo. Gli strumenti in selce testimoniano attività di scheggiatura e manutenzione degli utensili, probabilmente legate alla caccia e alla lavorazione delle pelli. La ceramica, invece, copre un arco cronologico molto ampio: frammenti attribuibili al Medio Regno egiziano convivono con ceramiche di epoca romana, inclusi esemplari databili al III secolo d.C. Questa continuità di materiali conferma che il plateau si trovava lungo rotte di transito frequentate per millenni, in particolare quelle legate all’estrazione del rame e del turchese a Serabit el-Khadim.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

Epigrafia e iconografia storica

Le testimonianze epigrafiche e iconografiche di epoca storica aggiungono ulteriori livelli di complessità al sito. Le iscrizioni nabatee, databili tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., attestano la presenza di gruppi legati alle reti commerciali che collegavano Petra, il Sinai e l’Egitto. Le incisioni raffiguranti cammelli e cavalli montati da figure armate rimandano invece a epoche successive, probabilmente connesse alle rotte carovaniere e ai sistemi tribali del deserto. Le iscrizioni arabe, infine, documentano l’uso del sito durante i periodi islamici e post-islamici, confermando una frequentazione che si estende fino all’età moderna.

Il sito come “museo a cielo aperto”

Gli archeologi del Supreme Council of Antiquities hanno definito Umm ‘Irak un vero e proprio “museo naturale a cielo aperto”, poiché conserva una sequenza ininterrotta di espressioni artistiche e testimonianze materiali che attraversano dieci millenni. Questa continuità è rara nel panorama dell’arte rupestre del Vicino Oriente, dove i siti mostrano spesso fasi discontinue o specializzate. A Umm ‘Irak, invece, la sovrapposizione di pitture, incisioni, strutture abitative e iscrizioni storiche crea un palinsesto culturale di eccezionale complessità.

Immagini della scoperta.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

La scoperta del plateau di Umm ‘Irak ha implicazioni profonde per la ricerca archeologica nel Sinai. Essa conferma il ruolo della regione come crocevia di mobilità e scambi tra Levante meridionale, Penisola Arabica e Valle del Nilo. Le evidenze di pastoralismo e di adattamento ambientale mostrano come le comunità abbiano saputo sfruttare le risorse del deserto in modo flessibile e resiliente. La lunga durata delle pratiche grafiche e delle frequentazioni suggerisce inoltre una continuità culturale che attraversa Preistoria, Età dei Metalli, periodo faraonico, età romana e periodi islamici, offrendo un quadro unico per lo studio delle trasformazioni sociali e simboliche nel lungo periodo.

Conclusioni

Il gruppo di ricerca del Supreme Council of Antiquities ha annunciato l’avvio di analisi scientifiche avanzate per la datazione dei pigmenti, lo studio tecnico delle incisioni e la definizione di un piano di conservazione a lungo termine. È previsto anche il coinvolgimento delle comunità locali di Serabit el-Khadim nella tutela del sito, in un’ottica di valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale del Sinai.

Fonte

Ministry of Tourism and Antiquities (Pagina FB)

en.yenisafak.com

www.thestar.com

Claudio Lombardelli

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